I MURI “PARALUPO”: LA SCELTA INGEGNOSA DEI NOSTRI ANTENATI

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Attorno ad alcune masserie salentine l’architettura rupestre a tutela dei greggi

Di Giuseppe TARANTINO

“Al lupo! Al lupo!”, questo il grido d’allarme che risuonava in passato in tutte le campagne d’Italia e anche nel Salento: il lupo era il devastatore delle campagne, il divoratore di greggi e allevamenti, incubo di pastori e allevatori, oltre che millenario protagonista di favole e storie terrificanti raccontate ai bambini per impaurirli così che imparassero a tenersi lontani dai pericoli.

Gli allevatori, i “massari” salentini, oltre a pregare, affidandosi a vari santi protettori (Sant’Andrea, Sant’Antonio Abate, San Francesco e, in particolare, Sant’Eligio) si davano però da fare per proteggere fisicamente “greggi e armenti” dagli attacchi dell’animale predatore. Lo facevano alzando grossi muri di protezione intorno agli ovili, alle stalle, alle masserie: i muri “paralupo” o “paretoni”, grossi muri “a secco”, con una base molto larga che si restringeva verso l’alto, alti anche oltre i quattro metri, spesso costruiti con una drastica pendenza verso l’esterno, e – elemento determinante per non far scavalcare il lupo – all’apice un cordolo (“cappieddhu”) che fuoriusciva per circa 10/20 centimetri e che poi proseguiva tal quale per il resto dell’altezza, o una bordatura, con una sola fila di lastre di pietra viva incastrate orizzontalmente nel muro sporgono all’esterno, creando una lunga mensola aggettante per circa 20/25 centimetri, con il muro a secco che poi riprendeva in altezza il suo spessore originario. Il muro costruito con questa tecnica, di fatto costringeva il lupo che tentava di arrampicarsi per superarlo, ad una curvatura verso l’esterno che gli faceva perdere l’equilibrio, riportandolo giù per terra. Una misura di sicurezza efficace contro i lupi e anche altri animali selvatici che un tempo erano molto diffusi nel Salento, che ne impediva l’intrusione, difendendo masserie, proprietà rurali ed evitando attacchi a bestiame, greggi di pecore e capre e il danneggiamento dei raccolti. Vere e proprie “trappole per lupi” erano poi, in Terra d’Arneo, le “lupare”, costituite da uno scavo a sezione circolare nella roccia tufacea del diametro di circa due metri con al centro un pilastro su cui veniva posta, a fare da esca, una capra o altro animale, che attirava il lupo che per raggiungerla precipitava nel profondo fosso.

Così si difendevano dai lupi i nostri antenati. Perché, se si esclude il periodo che va dalla fine dell’800 ai primi anni ’10 del 2000, nel Salento il lupo c’è sempre stato. Anticamente, abitava nel vastissimo bosco di querce che pare ricoprisse il territorio dell’antica Terra d’Otranto. E del resto, i sostenitori della romanità di Lupiae, l’antica Lecce, collegano il suo nome proprio al lupo il quale, nello stemma civico, è posto proprio sotto un albero di leccio.

A raccontare della presenza del lupo nel Salento sono proprio le “fortificazioni” tirate su a difesa delle strutture rurali più importanti e degli allevamenti di bestiame, oltre ai ritrovamenti di scheletri provenienti da diversi siti archeologici sul territorio e risalenti a migliaia di anni fa e alle testimonianze scritte dei secoli scorsi. Imponenti e antichissimi muri “para lupi” oggi resistono ancora nelle tantissime, antiche masserie, fortificate o meno, disseminate sul territorio salentino. Li troviamo nelle masserie della Terra d’Arneo (Masseria “Sarparea – De Pandi”, nei pressi di Sant’Isidoro, Masseria “Auletta”, Masseria “Sciogli”, Masseria “Nucci”, Masseria “Brusca” e Masseria dell’Alto, che oggi si trovano nel parco naturale di Porto Selvaggio, solo per fare qualche esempio), del Capo di Leuca (le masserie fortificate di “Celsorizzo” e “Baroni”, Masseria “Cozze”, a Castiglione d’Otranto, e a Salve, Acquarica del Capo, Tricase), così come in tutto il Salento. E non solo. In tutta la Puglia esistono ancora testimonianze “scolpite nella pietra”, come ad esempio, nelle Murge e nel Gargano dove troviamo lo “jazzo”, muri a secco con la medesima funzione ma con piccole differenze rispetto a quelli salentini. Oggi questi muri rimangono un esempio di un’architettura storica e funzionale legata alla necessità di convivenza, nei secoli, tra uomo e lupo, nel Salento, quanto meno fino all’inasprirsi della sua persecuzione (dagli inizi del ‘900 in poi) che ne causò gradualmente la scomparsa. Poi l’improvviso e inatteso ritorno intorno al 2010, periodo dei primi avvistamenti di lupo nella Terra d’Otranto del XXI secolo. Dopo un secolo di assenza il lupo ha fatto ritorno nel Salento. Oggi si contano non più di una cinquantina di esemplari disseminati su tutto il vastissimo territorio salentino, un numero davvero esiguo. Il nuovo scenario ambientale, fortemente antropizzato, non si è rivelato per nulla ostile al lupo, specie capace di adattarsi all’ambiente ed alle prede disponibili. Nel Salento volpi e animali randagi (cani e gatti) non mancano. E il lupo, si sa, è un animale estremamente adattabile dal punto di vista del “menù”.

Poco più di un secolo, però, è bastato ai salentini per dimenticare le buone regole di cautela e buon senso che per secoli avevano permesso loro di vivere e convivere con il lupo in un mondo dove allevamento e agricoltura erano la principale fonte di reddito sia dei ricchi che dei poveri. Gli allevatori salentini hanno perso l’abitudine di proteggere il bestiame dal rischio di predazione, non costruiscono più strutture murarie di difesa e così lasciano spesso gli animali incustoditi e facile preda, di lupi a caccia di cibo. Da qualche anno, ormai, i lupi scorrazzano nelle campagne salentine, facendo spesso stragi nelle masserie: cavalli, vacche, pecore, agnelli sono stati aggrediti e divorati, e ogni tentativo per catturare i predatori è stato vano. Di recente poi, in alcuni casi, i lupi sono arrivati ad aggredire e sbranare anche animali domestici nei giardini di villette e case di campagna. Ed è tornato a risuonare nelle campagne salentine il grido “Al lupo! Al lupo!”. Il ritorno di questo straordinario predatore nei nostri territori, anche se in numero esiguo, affascina e spaventa. Da una parte è tornata la paura e la preoccupazione tra cittadini e allevatori. E da un po’ di tempo si parla di nuovo anche della necessità di convivenza con i lupi. Tornare a costruire “muri paralupo” a protezione degli allevamenti potrebbe essere una soluzione. D’altra parte, queste strutture hanno svolto egregiamente la loro funzione per secoli e potrebbero tornare a svolgerla. Al momento, i costi per la costruzione di questi particolari muri a secco potrebbero risultare eccessivi, ma va ricordato che la Regione Puglia ogni anno finanzia “a sportello” dei contributi per la realizzazione di confini anti lupo. I “muri paralupo” costituiscono un sistema semplice ed efficace, e anche dal punto di vista paesaggistico risultano gradevoli. Dunque bene si inseriscono nei nostri paesaggi rurali.