LA PUGLIA DEI CONGRESSI. A GALLIPOLI L’ECCELLENZA DELLA CARDIOLOGIA

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Puglia, terra di congressi, terra di eccellenze mediche. A Gallipoli, la “Città bella”, non solo turismo ma anche momento di incontro per discutere del futuro della sanità, delle nuove tecnologie, di ricerca scientifica, di cure sempre più efficaci e meno invasive. Si parla di sanità e al contempo si realizza quella tanto decantata destagionalizzazione dell’offerta turistica del Salento.

Il 7 e 8 marzo scorsi, abbiamo raggiunto, a Gallipoli, il dr Giancarlo Piccinni, direttore UOC Cardiologia della città e responsabile scientifico del convegno “Novità in terapia cardiovascolare”.

  • Professore, partiamo da questa terra meravigliosa che è la Puglia e che sta diventando anche attrattiva come location per i congressi. Come nasce la scelta di organizzare questo evento qui?

«Gallipoli ha una tradizione in questo senso che mi ha preceduto. Proprio l’ospedale ha organizzato sempre degli eventi scientifici. Io ho solo continuato questa tradizione focalizzando in questo momento l’attenzione su argomenti di tipo specialistico ma anche su argomenti che in qualche modo necessitano di un nuovo approccio al paziente, cioè un approccio che coinvolge più specializzazioni. L’obiettivo è quello di avere sempre una dimensione olistica della salute del paziente, mettere cioè al centro la cura stessa e il paziente stesso: è una nuova dimensione, un nuovo modo di fare medicina che per forza di cose bisogna oggi sposare»

  • Salute e turismo in questa terra possono andare di pari passo?

«La vostra è una rivista che parla di salute e turismo. Bene, io penso che in questa città sia fondamentale offrire un servizio di alta qualità: quando i turisti scelgono una meta per le loro vacanze sentono sempre la necessità di capire quali sono i servizi offerti, e il primo servizio è proprio la sanità. Ritengo fondamentale, per Gallipoli così come per tutta la Puglia, fornire ai turisti la consapevolezza di poter visitare queste terre sapendo che esiste una salute con la S maiuscola. Questo significa incrementare anche l’economia del territorio e dare una mano importante a chi si occupa di promozione.

  • Torniamo al tema specifico di questo congresso: i dati dicono che si è abbassata l’età dei soggetti colpiti da problematiche cardiologiche. Che cosa sta accadendo? ci dobbiamo preoccupare?

«Sta accadendo che lo stile di vita, purtroppo specie nelle nuove generazioni, è uno stile di vita che che è pessimo, che non ha quelle buone abitudini che risultano salvifiche: lo sport e la sana alimentazione sono quasi del tutto abbandonate, e le nuove generazioni sono vittime di abuso di sostanze e di alcool. Anche il fumo sta ritornando prepotentemente ad essere un fattore di rischio del quale non si ha consapevolezza, ci si ammala senza saperlo in età giovanile e poi le manifestazioni della malattia si hanno in un momento successivo. Ricordo che negli anni 2000 il ministero della Salute (allora ministero della Sanità) insieme con il Ministero dell’Università favorirono un progetto che puntava a sfidare la statistica: evitare che l’infarto acuto del miocardio potesse colpire prima dei 60 anni. Pensi che noi oggi abbiamo persino abbassato questa soglia di età, perché le nuove generazioni non sono consapevoli che il fumo e l’alcool, così come l’uso di sostanze, sono pericolosissimi. Noi andiamo spesso nelle scuole ad affrontare problematiche di questo tipo che incidono sulla salute dei ragazzi. È importante portare avanti un progetto culturale che li aiuti a prendere coscienza di tutto questo. Noi abbiamo superato molti ostacoli e siamo riusciti a ridurre la mortalità intraospedaliera per l’infarto acuto del miocardio, e va rimarcato che le patologie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di morte nel mondo occidentale e in tutti i Paesi via di sviluppo. Il punto è che la mortalità troppo frequentemente arriva a distanza di tempo per le motivazioni più diverse: non si ha più la stessa attenzione verso la terapia, la gente smette di prendere le compresse, non ha uno stile di vita corretto. Il che comporta che, nonostante gli sforzi dei medici e, va sottolineato, nonostante anche l’impegno economico dei fondi pubblici per salvare le vite delle vite nella fase acuta, successivamente, talvolta a distanza di un circa un anno, questi sforzi vengono vanificati da atteggiamenti scorretti». 


  • La Puglia ha delle eccellenze nel mondo della Medicina che altrove ci invidiano. Accade persino che si verifichi il paradosso che alcuni pazienti pugliesi scelgano i cosiddetti “viaggi della speranza” verso il nord Italia per farsi curare da medici originari di questa terra che però hanno fatto carriera lontano da qui. Perché accade? Che cosa si è rotto e non si è mai aggiustato?

«Devo dirle che, almeno per quanto attiene alla mia specializzazione, i viaggi della salute si sono notevolmente ridotti. Abbiamo oggi una Cardiologia che offre prestazioni assistenziali di livello altissimo, abbiamo una cardiochirurgia d’eccellenza, abbiamo una chirurgia vascolare che permette di curare i pazienti anche con patologie dell’aorta.  Fino a poco tempo fa (ed è un’analisi emersa durante il convegno) eravamo in difficoltà su questi fronti, se non per pochi centri specializzati come quello di Tricase. Oggi invece a Lecce c’è una chirurgia vascolare che offre assistenza di alta qualità, ragion per cui si sono notevolmente ridotti i viaggi della salute. Ora conta il passo successivo: attrarre in Salento e in Puglia i pazienti che arrivano dalle altre regioni. Attrarli non solo perché il Salento è bello, ma magari perché nel Salento ci si cura meglio. Questa è la vera sfida».