
C’è qualcosa di raro, nel panorama dei festival musicali italiani, in ciò che Beatrice Rana ha costruito a Lecce in un decennio. Classiche Forme non è semplicemente una rassegna di musica da camera: è un ecosistema culturale che ha saputo radicarsi nel territorio, portandosi dietro tutta la sua vocazione internazionale, trasformando il Salento in un punto di riferimento per la musica cameristica europea. La decima edizione, in programma dal 19 al 26 luglio 2026, celebra questo traguardo con un programma ambizioso, nuovi progetti sociali e un tema — “Lessico familiare” — che racconta l’anima più profonda del festival.
Il titolo è un omaggio dichiarato al romanzo di Natalia Ginzburg, in cui le parole ricorrenti e i modi di dire diventano il codice identitario di una comunità. In musica, quel lessico è fatto di gesti, respiri, fraseggi condivisi: si tramanda tra generazioni, tra maestri e allievi, tra famiglie artistiche che nel tempo costruiscono un linguaggio comune. È esattamente ciò che Classiche Forme ha fatto in questi anni, riunendo attorno a sé interpreti di primissimo piano e giovani talenti in formazioni cameristiche create appositamente per l’occasione, in un dialogo che è insieme artistico e umano.
«In un battito di ciglia siamo arrivati alla decima edizione», dice Beatrice Rana. «Dieci edizioni che raccontano un percorso fatto di musicisti straordinari, pagine indimenticabili, incontri preziosi con il pubblico. È per me un’autentica festa: la celebrazione di un’energia condivisa che ha reso sempre più forte e appassionata la nostra comunità intorno alla musica». Un’edizione che per la direttrice artistica coincide anche con un passaggio personale importante — l’attesa del suo primo figlio — suggellando il dialogo tra vita e arte che il festival ha sempre incarnato.

Il programma 2026 è denso e variegato, con un cast di interpreti che attraversa generazioni e provenienze. Sarah Willis, primo corno dei Berliner Philharmoniker da venticinque anni, aprirà il festival il 19 luglio nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti con la sua formazione The Sarahbanda, mescolando Mozart ai ritmi latinoamericani in un incontro che dice molto dello spirito del festival: apertura, contaminazione, gioia della musica condivisa. Seguiranno il violoncellista Pablo Ferrández con la sorella violista Sara, il violinista Andrea Obiso — primo di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia — e il clarinettista Calogero Palermo, primo clarinetto della Tonhalle-Orchester Zürich.
Il percussionista Simone Rubino presenterà il 23 luglio “Oblivion soave”, un programma che spazia da Bach a Piazzolla passando per tre brani di Lamberto Curtoni su testi della poetessa Mariangela Gualtieri: un concerto che mostra come la musica da camera possa spingersi ben oltre i confini del repertorio tradizionale.
I luoghi sono parte integrante dell’esperienza: Palazzo Tamborino Cezzi, la masseria Le Stanzìe di Supersano, il seicentesco Palazzo Maresgallo a due passi dalla cattedrale barocca di Lecce, la Fondazione Le Costantine di Casamassella — che custodisce l’arte della tessitura artigianale — e Palazzo Bacile di Castiglione a Spongano, con il suo antico frantoio ipogeo che ha accolto le primissime edizioni del festival. Architetture stratificate, paesaggi profondi, lontani dal clamore del turismo di massa: una scelta che racconta un Salento autentico, lo stesso che Beatrice Rana ha sempre voluto mettere in dialogo con la grande musica internazionale.
La decima edizione avrà la sua anteprima il 18 luglio con il tradizionale Concerto per la città al Parco di Belloluogo, dove sorgeva la residenza medievale della contessa Maria D’Enghien: ingresso gratuito e un’originale biciclettata collettiva ad anticiparlo, guidata dalla stessa Rana attraverso le vie di Lecce, fino al parco. Quest’anno l’anteprima include la prima esecuzione assoluta della nuova Commissione d’opera Classiche Forme 2026, affidata al compositore e violoncellista Alessio Pianelli. Il brano vedrà lo stesso Pianelli in scena con il violinista Andrea Cicalese e l’Avos Ensemble, in quello che si annuncia come un omaggio alle tradizioni popolari del Sud attraverso melodie, ritmi e danze che esplodono nell’energia degli archi.

La grande maratona conclusiva del 26 luglio riunirà molti degli artisti dell’edizione attorno a Beatrice Rana, Massimo Spada e al Novo Quartet, con un programma che è quasi un manifesto: l’Adagio di Samuel Barber nella versione originale per quartetto d’archi, il Quartetto op. 36 di Benjamin Britten nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore, Arvo Pärt, e la Suite da West Side Story di Leonard Bernstein per due pianoforti e percussioni — tributo ai 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Un finale che raccoglie i fili tematici dell’intera edizione e li stringe in un unico, grande abbraccio musicale. L’abbraccio di un appuntamento estivo che non si esaurisce nell’estate. Le note si disperdono tra i vicoli barocchi di Lecce e la campagna della provincia. E qualcosa resta, si sedimenta, torna l’anno dopo sotto forma di pubblico fedele, di musicisti che aspettano di esibirsi ancora qui, di volontari che da tutta Italia si prenotano per tornare. Dieci anni di musica condivisa non si misurano solo in programmi di sala e prime esecuzioni: si misurano nel modo in cui una comunità impara, lentamente, a riconoscersi in un suono.
La presentazione a Roma
Classiche Forme al Ministero della Cultura: Roma abbraccia il festival salentino

La decima edizione di Classiche Forme è stata presentata lo scorso 10 marzo a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della cultura. Davanti a istituzioni, stampa e sponsor, Beatrice Rana ha raccontato il traguardo di un decennio e svelato i contenuti di un’edizione densa di ricordi, emozioni e significati. Tra gli interventi quelli del Prof. Antonio Marcellino, che ha portato un saluto istituzionale da parte del Sottosegretario di Stato alla cultura Gianmarco Mazzi, impegnato in una cabina di regia a Palazzo Chigi, di Silvia Miglietta, assessora alla Cultura e alla Conoscenza della Regione Puglia, di Alessio Pianelli, compositore, autore della Commissione d’opera di Classiche Forme 2026, e di Natalie Gabrielli, Coordinatrice artistica della Fondazione Nicola Bulgari.
«Quando ero amministratrice del Comune di Lecce, decidemmo di dare al festival una sede stabile in città. Lo facemmo non solo per il valore internazionale di Beatrice Rana, ma soprattutto per il progetto culturale che lo anima: offrire spazio e visibilità ai giovani musicisti di musica da camera provenienti da tutto il mondo. Dopo dieci anni, Classiche Forme si conferma una scommessa pienamente riuscita» ha detto Miglietta.
Il compositore e violoncellista Alessio Pianelli ha anticipato la sua nuova commissione d’opera: «Sarà un’esplosione di energia condivisa da violino e violoncello solisti, supportati da un ensemble d’archi, un omaggio al Salento attraverso melodie e ritmi ispirati alle tradizioni popolari di questa terra».

«Dieci anni fa ho fondato questo festival con la convinzione che il Salento meritasse di dialogare con il meglio della musica internazionale», ha detto Beatrice Rana. «Oggi quella convinzione è diventata una comunità». A chiudere la conferenza stampa, un momento musicale affidato al Novo Quartet — giovane e già affermato ensemble danese, reduce da tournée in tutta Europa — che ha offerto al pubblico romano un assaggio raffinato e convincente dello spirito di Classiche Forme 2026.
Classiche Forme è organizzato dall’Associazione Musicale Opera Prima con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Puglia e di SIAE. Il festival ha ottenuto l’EFFE Label 2026-2027, marchio di qualità europeo assegnato ai festival di rilievo internazionale. Media partner è Rai Radio 3. Biglietti e abbonamenti disponibili dal 1° aprile su www.classicheforme.com.
Opere Prime, l’album
“Opere Prime”: nove commissioni per raccontare dieci anni di musica che guarda avanti
Commissionare nuove opere è sempre stata la cifra identitaria di Classiche Forme, la scelta che più di ogni altra lo distingue nel panorama cameristico internazionale. Non una concessione alla contemporaneità, ma una dichiarazione di metodo: ogni edizione ha portato in prima esecuzione assoluta un brano scritto appositamente per il festival, arricchendo il repertorio e offrendo ai compositori — affermati o emergenti — uno spazio di creazione autentica. Per celebrare il decennale, il festival raccoglie questo patrimonio nell’album Opere Prime, adesso disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Nove brani, nove voci diverse della composizione italiana e internazionale: da Morphing di Francesco Antonioni, scherzo per quartetto d’archi che aprì la prima edizione nel 2017, a Lamento di Silvia Colasanti per viola e violoncello, da Reperti di Giovanni Sollima per cello ensemble e pianoforte alla Romanza dell’Ulivo di Nicola Piovani — vera sorpresa di un festival che non teme di mescolare mondi — fino al Terzo Quartetto per archi di Riccardo Panfili, commissione 2025. Un catalogo che testimonia la vitalità della composizione contemporanea e il coraggio di un festival che non si è mai accontentato di guardare solo al passato. «Commissionare nuove opere evita la cristallizzazione del paesaggio sonoro su brani del passato e introduce nuove prospettive», spiega Beatrice Rana. «Rafforza il legame diretto e vivo con il pubblico contemporaneo, offrendo nuove esperienze sonore e tematiche attuali».
Opere Prime è una delle novità di questa speciale edizione del decennale, che si arricchisce anche del progetto La cura del talento — programma integrato di formazione e sostegno ai giovani musicisti, nato dall’esperienza del Sistema Musica Arnesano che dal 2017 ha coinvolto oltre 400 bambini nelle scuole del Salento — e della nuova sezione Note a margine, laboratorio sulla comunicazione musicale guidato dal musicologo Massimo Raffa con la partecipazione di Harvey Sachs, Carla Moreni e Luca Baccolini.
