Il Festival dell’Alta Murgia cresce e sorprende
Di Paolo Foresio
Nel cuore della Puglia, tra paesaggi rocciosi, antichi borghi e tradizioni secolari, prende vita il Festival dell’Alta Murgia, una rassegna musicale che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama culturale regionale. L’evento si svolge nello storico Teatro Mercadante di Altamura, uno dei luoghi simbolo della città e coinvolge artisti, musicisti e appassionati provenienti da diverse parti del mondo.
Dal 22 febbraio al 22 marzo, giunge così alla sua quinta edizione, spaziando dal rigore del repertorio sinfonico alla libertà espressiva del jazz. Quattro appuntamenti in un mese per consolidare uno dei poli d’attrazione culturale più significativi, sicuramente destinato a crescere ancora nei prossimi anni.

Il Festival valorizza così l’area dell’Alta Murgia, un territorio noto per i suoi paesaggi naturali e per la ricca eredità storica e culturale, propone una programmazione variegata che spazia dalla musica classica alle interpretazioni contemporanee, con la partecipazione di solisti, ensemble e giovani talenti. L’obiettivo è creare un dialogo tra tradizione e innovazione, avvicinando il pubblico a generi musicali diversi e promuovendo al tempo stesso la cultura musicale.
Oltre alla dimensione artistica rappresenta un’importante occasione di promozione turistica. I visitatori che partecipano agli eventi infatti hanno l’opportunità di scoprire le bellezze del territorio, tra cui il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, un’area naturale protetta caratterizzata da paesaggi suggestivi, masserie storiche e testimonianze archeologiche.
L’iniziativa contribuisce dunque a rafforzare il legame tra arte e territorio, favorendo la scoperta delle tradizioni locali, della gastronomia e del patrimonio storico della zona.
Nel corso delle diverse edizioni il Festival dell’Alta Murgia ha registrato una crescente partecipazione di pubblico puntando sempre di più alla qualità delle esibizioni e curando in maniera attenta e puntuale tutti gli aspetti dell’organizzazione.

Per entrare nel vivo del Festival ci facciamo guidare dal suo direttore artistico e ideatore Leonardo Colafelice, direttore d’orchestra, considerato uno dei talenti pianistici più luminosi della sua generazione, pluripremiato in competizioni di prestigio mondiale.
«Orizzonte. Il Festival cresce e si evolve anno dopo anno. I nostri ospiti sono musicisti davvero straordinari e noi siamo profondamente orgogliosi di ciò che stiamo costruendo e del programma che presentiamo al pubblico. Inoltre, nonostante il grande entusiasmo per gli attuali risultati, il nostro sguardo punta sempre al futuro. Guardiamo alla nostra terra come a un luogo in cui l’arte deve continuare a esistere, vivere e costruire».
- Che esperienza speri che il pubblico porti con sé dopo aver partecipato agli eventi del Festival?
«Il nostro pubblico cresce sempre di più e ne siamo felici. Quello che spero che ogni spettatore porti con sé è il senso della scoperta: uno stile artistico nuovo, una personalità differente, un’emozione, un brano che non conosceva. Il mio desidero è proprio questo: offrire una programmazione sempre differente, fresca e attuale, capace di sorprendere chi ascolta».
- C’è un messaggio che il Festival vuole lasciare al territorio e alle comunità che lo ospitano?
«La musica ci trasforma in una collettività migliore. Il festival non è solo una rassegna di concerti, ma un vero punto di incontro».


