IL LUPO È TORNATO… TRA GIOIE E “DOLORI”

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di Francesco Cozzoli e Francesco De Leo

biologi CNR-IRET e responsabili scientifici Hic Sunt Lupi.

Negli ultimi anni, il Salento ha assistito a un fenomeno ecologico straordinario: il ritorno del lupo (Canis lupus). Questo grande predatore, assente dal territorio per oltre un secolo, è ricomparso tra uliveti tristemente devastati dalla xylella fastidiosa, macchia mediterranea e zone rurali, ma anche in prossimità dei centri abitati, portando con sé dinamiche ecologiche complesse che l’uomo credeva ormai scomparse. La sua ricomparsa non è soltanto un fatto scientifico: è un invito a riflettere sul carattere dinamico della biodiversità e sulla capacità di adattamento degli ecosistemi.

La biodiversità non è una proprietà fissa e immutabile della natura, ma un processo in continua evoluzione. L’assenza del lupo aveva modificato profondamente l’equilibrio delle comunità animali locali: le prede principali, come roditori, volpi, lepri e (più a nord in Puglia) cinghiali avevano sviluppato comportamenti e distribuzioni spaziali che presupponevano l’assenza di predatori apicali. Il ritorno del lupo e la ripresa delle sue azioni di predazione su differenti specie target, come indicato dal monitoraggio Hic Sunt Lupi, sta generando nuove interazioni trofiche, influenzando non solo la distribuzione delle specie, ma anche la vegetazione e la struttura degli habitat. Questo fenomeno dimostra quanto gli ecosistemi siano dinamici, dove l’arrivo o la scomparsa di una specie chiave può avere effetti a cascata su tutta la rete ecologica.

Un esempio particolarmente calzante sul nostro territorio è legato al fatto che la Puglia centro-settentrionale da anni fa i conti con i danni causati dalla crescente popolazione di cinghiali e suidi inselvatichiti, criticità che potrebbe estendersi al Salento nel futuro prossimo. Questi animali, spesso ibridi tra cinghiali e maiali domestici o risultanti da ripopolamento con individui non autoctoni, causano danni significativi alle coltivazioni, alterano gli habitat e aumentano il rischio di diffusione della peste suina africana (PSA), una malattia virale altamente contagiosa e mortale per i maiali d’allevamento. In questo contesto, la presenza dei lupi offre un controllo biologico naturale: predando i cinghiali, essi contribuiscono a regolare le popolazioni, riducendo i danni all’agricoltura e limitando la diffusione della PSA. Le osservazioni sul campo, supportate da fototrappole e studi comportamentali, confermano come i lupi possano influenzare positivamente le dinamiche degli ecosistemi e fungere da regolatori naturali.

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