
Di Sandro Notarangelo
Un vivido giallo, un incanto celato tra le fitte alghe brune che ricoprono il fondale, è un’attrazione davvero irresistibile per la mano di un bambino. Rapido l’afferro, ma la sua presa sul fondale è tenace; uno strattone deciso, e quella “cosa” viene su con me, insieme al ciuffo d’alghe cui si era legata. Ma adesso il mio sguardo è rivolto in alto, verso la superficie verso cui pinneggio affannato. La fame d’aria si fa sentire, eccome.
Emergo. Prendo un veloce respiro, e rituffo la testa sott’acqua, curioso. Devo sapere cosa ho trovato.
E… spalanco gli occhi per lo stupore: con la coda serrata sul lungo fusto dell’alga strappata, nella mia mano reggo un cavalluccio marino.

Sono “esperto” di vita marina, è da quando avevo cinque anni che non faccio altro che immergermi, in qualunque mare mamma e papà decidano di portarci; ma una meraviglia così, davvero, non l’avevo mai vista. La gioia e lo stupore per questo inatteso regalo del mare traboccano, devono essere condivisi. Mi affretto a convocare in acqua mamma e fratellino; è vero, spesso li ho costretti a tuffarsi per cose che forse non erano poi così interessanti; ma, questa volta è diverso. E mi accorgo che il loro
stupore è almeno pari al mio. Tutto ciò mi entusiasma, ho davvero tra le mani qualcosa di unico. Lo osserviamo insieme, rapiti dalla sua bellezza; si vede subito che non è un gran nuotatore, non fa che rimanere immobile sul palmo della mia mano, aprendo ritmicamente la bocca per respirare.
È così bello: non voglio, non posso lasciarlo!
– «Mamma, posso tenerlo?».
– «Non è possibile, lontano dal mare morirebbe! È questo che vuoi?».

Questo mai!
Esito, ma l’ora del ritorno è prossima: rapido mi immergo ancora una volta, portando questo tesoro con me laggiù, dove lo avevo trovato. Non senza un rimpianto la mia mano si apre, e osservo rapito il piccolo gioiello del mare tornato nel suo regno. Grazie Mamma: oggi so che è per le tue parole che non provo il rimorso per una fragile vita preziosa strappata inutilmente al mare.
Quanti anni sono passati? Quaranta, forse più. Da allora tutto è cambiato: quelle lussureggianti foreste in miniatura che crescevano lungo tutte le nostre coste rocciose non esistono più, divorate dalla nostra ingordigia. “Pesca del dattero”, questo è il nome del crimine che ha devastato le nostre coste. Per sempre? Non lo so, per me è come se lo fosse; so solo che da allora non si sono più riprese.
Fortunatamente il mio personale rapporto con i cavallucci di mare non si è interrotto, e ho avuto la fortuna di incontrarli più e più volte, nei nostri mari e non solo. E ogni incontro mi ha donato stupore e gioia proprio come in quel giorno, così lontano nel tempo. Anche oggi cerco di condividere queste emozioni, aiutandomi con le immagini, perchè le parole da sole a volte non bastano.
E così molti anni dopo quel primo incontro, in una tranquilla sera d’estate, mi immergo ancora nello stesso posto; e lì, ad attendermi sul fondo, in pochi metri d’acqua, ecco un altro cavalluccio, vestito della stessa livrea gialla. Uno sguardo più attento rivela un rigonfiamento dell’addome: questo cavalluccio è “incinto”. Non riuscivo quasi a credere a quello a cui assistevo; il comportamento del cavalluccio era inusuale, contraeva il corpo ritmicamente, come in una danza aggraziata alla quale solo io avevo il privilegio di assistere; e questa volta con me avevo una videocamera. I minuti scorrevano rapidi sul computer, ma non mi sarei spostato da quella posizione fino all’ultimo momento utile. E il premio per questa attesa supera ogni mia speranza: il cavalluccio si volge verso di me con
un movimento aggraziato; poi, con rapide contrazioni, affida al mare il suo prezioso carico: una
fitta nuvola di minuscoli cavallucci.
Io ho avuto il privilegio di assistere al parto di un cavalluccio marino nel suo ambiente naturale. Altri anni trascorrono: ancora un’immersione, ed ecco ancora un cavalluccio, in pochi metri; però non sono solo, e questa volta stupore e meraviglia si amplificano, riflessi negli occhi di due bambini che incontrano il cavalluccio per la prima volta: Dario ed Elena, i miei figli.
N.B. A questo link e per gentile concessione dell’autore, il video del parto del cavalluccio marino nei mari del Salento https://www.youtube.com/watch?v=qca9YOw1Rlo


