Viaggio di Unisalento nell’oasi del Dio-coccodrillo

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Le ricerche e il Soknopaiou Nesos Project

di Alberto Buonfino, responsabile scientifico del Museo Papirologico

Immaginate di camminare nel deserto della pseudo-oasi egiziana del Fayyum, tra dune silenziose che custodiscono ancora le tracce di una città sacra dedicata a un dio dal corpo di coccodrillo e la testa di falco: Soknopaios, il signore dell’isola. È qui, a Dimeh es-Seba, che nel 2001 gli archeologi dell’Università del Salento danno vita al Soknopaiou Nesos Project, un’impresa nata come semplice ricognizione del sito e divenuta negli anni un’avventura interdisciplinare capace di far dialogare archeologia, papirologia e tecnologie digitali.

I primi passi furono quasi esplorativi: due campagne di survey topografico, nel 2001 e 2002, per mappare con strumenti moderni ciò che restava della città. Gli studiosi iniziarono a schedare gli edifici visibili e a raccogliere bibliografie e antiche fotografie, grazie anche all’aiuto del Kelsey Museum di Ann Arbor, che mise a disposizione preziose immagini d’epoca. Una sorta di “album di famiglia” della città perduta, utile a ricostruirne l’evoluzione.

La svolta arrivò nel 2003, quando il team ottenne una concessione esclusiva dal Supreme Council of Antiquities egiziano, aprendo così la strada agli scavi veri e propri, iniziati l’anno successivo. Da allora, dalla sabbia sono riemerse strutture monumentali e frammenti di vita quotidiana: case, cortili, ceramiche, iscrizioni. Il cuore del sito è il grande temenos, l’area sacra dove sorgeva il tempio di Soknopaios, affiancato da santuari dedicati a divinità come Isis Nepherses. Un luogo che, ancora oggi, impressiona per l’altezza delle mura in mattoni crudi sopravvissute a secoli di tempeste di sabbia.

Il progetto si distingue anche per l’uso di tecniche avanzate: rilievi effettuati con stazioni totali elettroniche, ricostruzioni digitali dell’urbanistica antica e confronti con le mappe della storica spedizione dell’Università del Michigan degli anni ’30. È un po’ come se archeologi di epoche diverse dialogassero attraverso il tempo.

Curiosità affascinante: Soknopaiou Nesos è considerata una miniera di informazioni perché, oltre a edifici ben conservati, ha restituito nel corso dei secoli una quantità eccezionale di papiri. Questi documenti raccontano la vita di una comunità fatta di sacerdoti, mercanti, agricoltori e funzionari, offrendo uno spaccato rarissimo dell’Egitto tolemaico e romano.

Il Soknopaiou Nesos Project non è solo uno scavo: è un ponte tra passato e presente, un modo per restituire voce a una città scomparsa che, nel silenzio del deserto, continua a raccontare le sue storie.