Scoperto per caso dopo la rottura di un tubo fognario, ecco il gioiello promosso dal National Geographic
Di Sergio Costa
C’è uno scrigno segreto nel cuore della Lecce antica che racconta di storia, di leggende, di scoperte che emozionano. È il Museo Faggiano, edificio storico-archeologico privato, in via Ascanio Grandi, a poche decine di metri da Porta San Biagio e poco distante da piazza Sant’Oronzo. La sua straordinaria scoperta avvenne nel 2001, quasi per caso, quando il proprietario, Luciano Faggiano, fu costretto a rompere i pavimenti di quella che era un’abitazione a pian terreno con accanto una caratteristica corte, come le tante che si trovano nel borgo antico cittadino, per sostituire i vecchi tubi della fognatura, causa di infiltrazioni d’umidità nei muri.


Durante quei lavori emersero inaspettatamente numerose testimonianze storico-archeologiche di grande interesse, che documentano la presenza e il passaggio di diverse civiltà nel corso dei secoli.
Da quel momento ebbe inizio un lungo intervento di restauro e scavo, portato avanti interamente dalla famiglia Faggiano, sotto la supervisione della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Taranto e con la direzione degli architetti Franco e Maria Antonietta De Paolis. I lavori, conclusi nel dicembre del 2007, permisero di mettere a vista il banco roccioso e di svuotare le antiche cavità scavate nella pietra, trasformando di fatto la casa in un vero e proprio sito archeologico visitabile, che custodisce oltre 2000 anni di storia.
Le ricerche hanno rivelato che l’edificio fu, in passato, anche un convento di suore, chiuso intorno al XVI-XVII secolo.
All’interno del museo è possibile ammirare diversi ambienti e strutture di epoche differenti: vani cantina e un pavimento, probabilmente di epoca messapica (V sec. a.C.), con fori circolari scavati nella roccia utilizzati per la costruzione di capanne, una cisterna campaniforme a pianta ovale risalente al XV-XVI secolo e un’altra cisterna a pianta rettangolare. E ancora un ampio silos circolare medievale destinato alla conservazione del grano e delle derrate alimentari.


Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce resti di murature antiche, vasche di varie forme e dimensioni, un pozzo profondo oltre 10 metri da cui è possibile scorgere l’acqua del fiume Idume, nonché numerosi anfratti scavati nella roccia.
Tra le strutture più suggestive, si trovano una piccola tomba di bambino, una tomba comune, un essiccatoio in roccia usato per la decomposizione dei corpi e un tratto di strada sotterranea che collegava l’edificio ad altri siti.
Il percorso museale è arricchito da reperti ceramici, murature e testimonianze materiali che raccontano storie, usi e sentimenti delle epoche passate, un affascinante viaggio nel tempo nascosto sotto le fondamenta di una semplice casa diventata museo.
Inoltre, in una delle sale situate al piano superiore, che porta anche ad una torretta di avvistamento, uno spazio interamente dedicato alla magnifica Grotta dei Cervi, definita dal National Geographic la “Cappella Sistina del Neolitico” con la riproduzione di tutti i graffiti scoperti al suo interno e notizie storiche sulla scoperta fatta dagli speleologi salentini.


Il Museo Faggiano è conosciuto ormai in tutto il mondo, con un passa parola divenuto virale grazie alle migliaia di visitatori arrivati sino a Lecce appositamente per ammirare questo scrigno di storia e che gli è valso anche un titolo in prima pagina sul prestigioso “New York Times”.
Questo, e tanto altro ancora da scoprire, è il Museo Faggiano. Questa è la storia che racconta della voglia di scoprire il passato e di saper leggere le pietre di Luciano Faggiano. Perché come dice Luciano, «le pietre parlano, raccontano, basta saperle ascoltare».

