
Di Alessandra LEZZI
<<Sembrava vi fosse dietro le pupille un enorme pozzo, pieno di secoli di ricordi e di lunghe, lente, costanti meditazioni; ma in superficie sfavillava il presente, come sole scintillante sulle foglie esterne di un immenso albero, o sulle creste delle onde di un immenso lago>>. La descrizione che J.R.R. Tolkien nel suo iconico “Il Signore degli Anelli” fa degli Ent attraverso lo sguardo nei loro occhi degli Hobbit è quasi commovente.
E a rileggerlo con il cuore di chi osserva i cimiteri di alberi che oggi restano dove prima c’era una distesa di verde, fierezza, storia e storie di riscatto è ferita che si riapre tra le righe di Barbalbero che racconta di quando l’Eriador era un’unica immensa foresta, poi disboscata dai Numenoreani, infine distrutta durante la guerra tra Sauron e gli Elfi.
Perché gli Ent sono il primo pensiero di tenerezza quando ci si ritrova in età adulta a raccontare, con il proprio mestiere, un progetto, tutt’altro che fantascientifico, chiamato “Gli alberi parlanti”.
Il progetto in realtà si chiama Ofidia – Ofidia 1 e Ofidia 2 – ed è stato elaborato dalla Regione Puglia e dal Centro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici.

Ambizioso perché riguarda un centinaio di alberi distribuiti tra il Centro di Tutela della Biodiversità di Martina Franca, il parco regionale di Ugento e la riserva statale Le Cesine di Lecce con l’obiettivo di ricostruire in maniera scientifica la capacità degli alberi di interagire con il mondo esterno, assorbire acqua e gas, crescere, rispondere alle condizioni climatiche intorno. Ma non solo: anche di essere sentinelle per l’antincendio. Come? Con l’installazione di alcune centraline sul tronco principale: in particolare nella riserva delle Cesine ce ne sono trenta. Altrettante sono state installate sia a Martina Franca che a Ugento.
Nella prima idea progettuale i Tree Talker, come sono stati soprannominati, sono stati monitorati utilizzando sensori in grado di fornire indicazioni sui parametri vitali delle singole piante e, attraverso di essi, di tutto il bosco attorno. I sensori sono infatti in grado di rilevare in tempo reale – trasmettendo i dati al Centro Cambiamenti climatici – la temperatura, la capacità di assorbimento idrico e di sali minerali e in che quantità, la capacità di scambio gassoso con l’esterno, i cambiamenti di ampiezza e colorazione della chioma, con un confronto costante con le condizioni climatiche. Tutto questo ha, in un primo momento, permesso di capire e monitorare in modo scientifico lo stato di salute e la reazione degli alberi nel breve e lungo periodo. Il che consente di raccontare come vive un albero e come interagisce rispetto a ciò che gli accade intorno.
Idea che ha di per sé qualcosa di eccezionalmente romantico… E che probabilmente ci avvicina alle straordinarie ricerche della scienziata canadese Suzanne Simard, i cui libri sono un arricchimento di anima e testa come pochi altri. La Simard infatti – ecologa forestale della British Columbia University – con i suoi studi sulle reti sotterranee boschive, è arrivata ad ipotizzare una sorta di “comunicazione” tra gli alberi di uno stesso bosco che avviene tramite il fitto reticolo di ife dei funghi (quei filamenti cellulari che compongono il corpo vegetativo dei funghi). Da restare a bocca aperta come fossimo bambini.
Ofidia 2 ha fatto però negli ultimi tempi un passo in avanti. E così i Tree Talker si sono trasformati in Tree Talker Fire. In questo secondo progetto il sistema di monitoraggio si amplia grazie ad un ancora più sofisticato sistema tecnologico. Alla prima serie, si aggiungono sensori in grado di rilevare segnali di stress e condizioni anomale e quindi indicare il rischio di un incendio. E su questo entra in gioco la Protezione civile. Più nel dettaglio, si mettono insieme i dati che arrivano da sensori ottici, da sensori di rilevazione dei fumi, da sensori in grado di rilevare sbalzi di temperatura. Quando l’anomalia arriva dal solo sensore ottico, in sala controllo si accende la luce gialla. Se ad accendersi è anche il sensore di rilevazione dei fumi, una squadra si avvia per accertarsi di cosa stia accadendo. L’allarme rosso, evidentemente, arriva quando, insieme agli altri due, si accende anche il sensore dello sbalzo di temperatura.
L’esperimento è allo stato embrionale, se si considera l’enormità dei boschi di questa terra e si guardano i dati degli incendi delle estati degli ultimi anni. E quella appena passata non è stata meno spaventosa delle altre, su questo fronte.
L’augurio è che, dimenticata nei film che vedevamo da bambini la capacità di indiani, cavalli ed eroi del West di ascoltare il terreno orecchio a terra, si possa almeno usare la tecnologia per proteggere questo patrimonio immenso di cui ci prendiamo poca cura. Perché vorremo un giorno poter raccontare ai nostri bimbi che Tolkien aveva torto quando faceva dire a Barbalbero: <<Parte? Dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia parte, piccolo orco. A nessuno importa più degli alberi, ormai>>.


