Il disastro e le soluzioni. Al lavoro Ingegneria dell’Innovazione di Unisalento
Di Giuseppe Tomasicchio, Full Professor of Hydraulic Structures, Coastal Engineering and Hydrology
Le spiagge pugliesi costituiscono un patrimonio paesaggistico e ambientale di straordinario valore, caratterizzato da dune, falesie ed ecosistemi marini che contribuiscono in modo determinante all’identità del territorio regionale. Esse svolgono inoltre una funzione di protezione naturale nei confronti di aree boschive, infrastrutture viarie e beni storico-monumentali. Dal punto di vista economico, rappresentano un pilastro fondamentale per il turismo, settore strategico per lo sviluppo della Puglia.
Le attività di monitoraggio costiero presentano tuttavia un quadro fortemente critico: l’erosione interessa in modo significativo le coste pugliesi, con una perdita stimata di circa 100 km di litorale sabbioso, pari a circa il 38% del totale regionale. Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2020, la Puglia ha registrato una riduzione di decine di chilometri di costa, collocandosi tra le regioni italiane maggiormente colpite dal fenomeno.
L’erosione costiera è, in sé, un processo naturale e fisiologico: onde, correnti e mareggiate rimodellano costantemente la linea di riva. Le cause dell’erosione sono riconducibili a una combinazione di fattori naturali — quali venti, tempeste, correnti litoranee e innalzamento del livello del mare (Sea Level Rise, SLR) — e di fattori antropici, tra cui la realizzazione di opere rigide progettate in modo inadeguato, l’urbanizzazione costiera e la carenza di apporti sedimentari fluviali, aggravata in Puglia dall’assenza di grandi corsi d’acqua. Tuttavia, l’equilibrio dinamico tra apporto e perdita di sedimenti può essere ulteriormente e profondamente alterato da interventi antropici, generando condizioni di deficit sedimentario. In tali casi, il fenomeno erosivo si intensifica fino a compromettere la stabilità delle spiagge. In alcuni tratti costieri, il crollo delle falesie rappresenta l’unica fonte di alimentazione sedimentaria per le spiagge adiacenti; in tali contesti, è necessario valutare attentamente il bilanciamento tra la tutela della falesia e la conservazione della spiaggia. È pertanto fondamentale che questi aspetti siano pienamente compresi sia dai soggetti preposti alla pianificazione costiera sia da coloro che valutano e approvano i progetti, poiché interventi concepiti o realizzati senza adeguata competenza possono produrre effetti dannosi anziché risolutivi.

A questo quadro già complesso si aggiunge oggi l’evidente impatto del cambiamento climatico. La crescente frequenza dei MedCANEs (Mediterranean Hurricanes), cicloni mediterranei di elevata intensità, contribuisce ad amplificare i processi erosivi attraverso venti violenti e onde estreme, con effetti particolarmente distruttivi su dune e spiagge sabbiose pugliesi. In Puglia, tali eventi estremi accelerano l’avanzata del mare lungo le coste basse, come nel Gargano e nel Salento ionico, aggravando i danni ai litorali a forte vocazione turistica. Il cambiamento climatico si manifesta inoltre attraverso l’innalzamento progressivo del livello del mare (SLR), un processo lento ma continuo che, secondo le stime, entro il 2050 potrebbe interessare circa il 24% delle spiagge pugliesi. A livello nazionale, i rischi di inondazione sono valutati tra il 20% e il 30%, con impatti particolarmente rilevanti per regioni come la Puglia.
In questo scenario in rapida evoluzione, diventa imprescindibile adottare strategie di gestione costiera integrate e sostenibili. È necessario proteggere prioritariamente i tratti di costa a elevato valore socio-economico mediante opere di difesa morbide e/o rigide opportunamente progettate, prevedendo al contempo arretramenti strategici pianificati nei contesti in cui la difesa risulti antieconomica o potenzialmente dannosa per i litorali limitrofi.

In tale ambito si inserisce l’attività del Gruppo di Idraulica Marittima del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, impegnato nello sviluppo di modelli fisici e nello studio della morfodinamica costiera. Il gruppo coordina ricerche sulla difesa sostenibile delle coste, finalizzate alla mappatura della vulnerabilità e alla definizione di interventi efficaci. A supporto di tali attività opera il Laboratorio EUMER (European Maritime & Environmental Research) dell’Università del Salento, dotato di elevate competenze scientifiche e di infrastrutture di ricerca avanzate per la sperimentazione, mediante modelli fisici in scala ridotta, degli interventi di protezione costiera dall’erosione. Questo approccio consente di valutare preventivamente e ottimizzare gli effetti delle opere progettate, riducendo i rischi ambientali ed economici degli interventi

