di Alessandra Lezzi
Ci siamo. In anticipo sulla tabella di marcia, i 30 gradi estivi hanno caratterizzato i giorni di maggio. Eccola l’estate di Puglia, con gli stabilimenti balneari che tirano a lucido spiagge, bar e ristoranti. La spada di Damocle della Direttiva Bolkestein e delle gare che pende sulle loro teste da 10 anni fatti di promesse politiche (mancate), sentenze, disquisizioni di giuristi, e bandi tutti da scrivere non ha inciso sulla voglia, e forse anche sul senso del dovere, di offrire un servizio ai turisti. E maggio ha regalato ai capoluoghi e alle mete balneari del Tacco d’Italia americani, tantissimi, e poi tedeschi, spagnoli, cinesi, emiratensi. E loro, i turisti tutti – vale ricordarlo ai commentatori di casa nostra, che applaudivano quando le aziende di call center prendevano possesso di immobili un tempo cuore della nostra eccellente manifattura – restano al momento il vero core business di questa terra. E allora speriamo di riuscire a risparmiarci quest’anno le polemiche sul costo delle frise in spiaggia, che troppo spesso non hanno raccontato dettagli rilevanti come il condimento con gamberi freschi e burrata della nostra Murgia. Serviti direttamente sotto l’ombrellone da ragazzi che sono lì per lavorare. I turisti continuano miracolosamente a scegliere la Puglia nonostante spesso i pugliesi abbiano una capacità (di eccesso di critica) straordinaria di farsi del male da soli, sminuendo il valore, economico e non solo, del luogo che abitano. Eppure, basterebbe farsi un giro in inverno in una qualunque località sciistica d’Italia per accorgersi che una giornata in montagna, una sola, e senza includere il costo degli alberghi, costa anche tre volte il prezzo di una giornata in un lido delle nostre coste con paesaggi mozzafiato, mare cristallino e spiagge caraibiche.
Se ci volessimo più bene, pretenderemmo piuttosto un servizio di trasporti degno di questo nome. Provate ad atterrare all’aeroporto di Brindisi alle 11 di sera e a dover arrivare in un comune del leccese. Provate a fare i vacanzieri a queste latitudini senza un mezzo privato. Da un comune all’altro, una manciata di chilometri di distanza, vi toccherà andarci a piedi o in bici.
Vi stiamo raccontando la Puglia, in questo numero, partendo dal fuoco, e da tutte le tradizioni e le storie che lo circondano e che parlano di rinascita: dall’inverno, dalle brutte giornate, dalle pessime abitudini. Il fuoco che brucia restituisce vita. Questo è il vero miracolo. E sarà mica un caso che il simbolo delle Olimpiadi che ci hanno emozionato proprio in quei mesi è la fiamma che accende e arde. Perché si vive di pathos, ed è con le pulsioni che si realizzano i sogni. Ce lo raccontano le decine di testimonianze nella rubrica “La Puglia che ci manca”, o Francesco, ospite dei nostri “Piccoli talenti”. Il fuoco è l’energia che abbiamo trovato nei ragazzi di Ma Basta, e nella loro lotta al bullismo. Il calore dell’entusiasmo di chi è sceso sott’acqua e ha registrato il miracolo di un parto di un cavalluccio marino. La passione di chi ha scommesso nei musei, nella musica, nella medicina, di chi è capace di guardare oltre un vecchio fatiscente edificio per immaginarne la sagoma di uno scrigno del futuro.. Ed è davvero difficile immaginare quel gran genio di Carmelo Bene come un uomo senza fuoco nell’animo o Niccolò Dell’Arca che realizza il suo “Compianto sul Cristo morto” lamentandosi dei materiali che aveva a disposizione.
Abbiamo un patrimonio immenso. Basterebbe guardare ogni piccolo angolo con negli occhi quella fiammella sempre accesa che parla il linguaggio dell’amore.

