Puglia quarta dopo le regioni del Nord e la Sicilia
Di Davide Stasi
data analyst e consulente energetico
L’economia pugliese potrà crescere solo se aumenta la sua capacità produttiva. Per farlo deve tornare ad essere più competitiva attraverso investimenti mirati e minori costi aziendali, a partire dal fattore più determinante: l’energia.
Se la limitata crescita dell’economia mondiale e la conseguente debolezza della domanda globale di petrolio avevano portato a una diminuzione del prezzo del barile, il recente conflitto in Medio Oriente ne ha invertito il trend. Le stime e le previsioni fatte fino alla fine di febbraio 2026 non tenevano conto delle crescenti e preoccupanti tensioni geopolitiche, che spesso si traducono nella difficoltà di approvvigionamento di petrolio per l’Unione europea. Ma non c’è Paese al mondo, con l’esclusione (forse) del continente americano, che non sia penalizzato dalla crisi mediorientale.
Da qui l’importanza di ricorrere a forme e strumenti alternativi per produrre energia, con l’obiettivo di aumentare la propria indipendenza dalle fonti fossili. Le comunità energetiche rinnovabili (Cer) rappresentano un nuovo modo di produrre, condividere e consumare energia, coinvolgendo cittadini, imprese ed enti locali. Il loro sviluppo è sostenuto da un quadro normativo in evoluzione e da una crescente consapevolezza sull’importanza della transizione energetica. In tutta Italia, sempre più realtà si stanno organizzando per creare modelli collaborativi che favoriscano l’autoconsumo collettivo e la sostenibilità ambientale.

Il modello, inizialmente limitato ai Comuni sotto i 5mila abitanti, è cambiato nel biennio 2024-2025. Il decreto Mase del 16 maggio 2025 ha esteso l’accesso agli incentivi ai Comuni fino a 50mila abitanti, ampliando così la platea dei beneficiari. A fine dicembre 2025, in Italia, si registrano 1.805 configurazioni di autoconsumo diffuso attive, per un totale di 174,5 megawatt installati e 18.263 utenze coinvolte (fonte Gse). In testa, il Piemonte con 288 comunità per 49 megawatt. Seguono la Lombardia con 261 per 17 megawatt, il Veneto con 199 per 18 megawatt, la Sicilia con 169 per 11 megawatt, la Toscana con 95 per 6 megawatt, il Trentino-Alto Adige con 88 per 7 megawatt, la Puglia con 85 per 4 megawatt. Si tratta di impianti, di piccole, medie o grandi dimensioni: si va da quelli di pochi chilowatt di picco (kwp) di potenza fino a quelli più grandi che arrivano fino a quasi un megawatt. Al momento, alcuni sono solo attivi e producono energia, ma non sono ancora collegati per l’immissione in rete.
In Puglia, la provincia di Lecce è quella che vanta più investimenti. Ma occorre raggiungere un giusto punto di equilibrio tra i benefici derivanti dalla produzione di energia rinnovabile e l’impatto che gli impianti hanno sul turismo, sulla produzione agricola e sull’identità del nostro paesaggio. La superficie necessaria per un impianto fotovoltaico si calcola in base alla potenza installata; mediamente servono circa 6-7 metri quadri per un solo chilowatt di picco (kWp) di potenza con pannelli standard. Un impianto domestico da 3 kWp richiede 15-20 metri quadri, mentre uno da 6 necessita di 35-40 metri quadri.

Va detto che i tetti piani richiedono più spazio (circa 9-10 metri quadri per ogni kW) a causa dei supporti inclinati utili per evitare ombreggiamenti tra le file. Oggi, in commercio ci sono pannelli più potenti che possono ridurre la superficie necessaria a parità di potenza; inoltre, i moduli monocristallini sono più efficienti e richiedono meno spazio rispetto a quelli policristallini. L’estensione per un impianto fotovoltaico da un megawatt di picco (MWp), pari a mille chilowatt di picco varia significativamente a seconda dell’installazione (a terra o su tetto), oltre che per l’efficienza dei moduli e la tecnologia di montaggio. Per un impianto a terra, sono necessari, in media, 4mila-6mila metri quadri (circa un campo da calcio) per un megawatt di picco. Alcune stime più ampie, che includono percorsi di manutenzione e sottostazioni, indicano fino a due ettari (pari a 20 metri quadri) per ottimizzare le file da possibili ombreggiamenti. L’impianto su capannone o tetto industriale necessita di un montaggio dei pannelli più denso che si aggira spesso attorno ai 450-600 metri quadri per un impianto da cento chilowatt di picco.

