Sergio Blasi racconta la storia dell’evento popolare da 100mila presenze:<<Radici che sono rincorsa per il futuro>>
Di Alessandra LEZZI
- La Notte della Taranta ha vissuto in oltre due decenni vicende alterne ma è indubbio che è ormai indiscussa calamita per il turismo e per aver portato il nome del Salento e di Melpignano alla ribalta internazionale. Dica la verità: se lo aspettava quando tutto è cominciato?
<<Nelle dimensioni che ha assunto naturalmente no. Ma l’idea che mi muoveva si è rivelata corretta. Potevamo reinventarci non considerando il nostro patrimonio immateriale come il retaggio di un cattivo passato di cui liberarsi. Ma farne non un fardello scomodo ma uno zaino da portarsi sulle spalle e con esso le chance di futuro di un territorio. Un distretto culturale e turistico basato sul folklore (sapere del popolo), la tradizione, la storia e la memoria>>.
- A proposito, com’è cominciata?… L’idea, la discussione, la parte embrionale di una – immagino – timida organizzazione. Com’è andata? Nomi, luoghi, entusiasmi e scetticismi. Racconti…
<<L’idea nasce nelle discussioni all’interno dell’ Istituto Diego Carpitella che avevo fondato nel 1997 insieme ai comuni di Alessano, Calimera, Cutrofiano e Sternatia e quindi i nomi sono quelli dei sindaci dell’ epoca di questi comuni. Non è stato facile far comprendere che la musica popolare, in quel momento materiale di nicchia per pochi studiosi e appassionati, poteva rappresentare uno straordinario volano economico per il nostro territorio. A tratti avevo la sensazione di essere trattato con sufficienza: “… lasciamolo giocare questo con la musica, noi ci occupiamo di cose più importanti”. La storia mi ha dato ragione>>.
- Ma perché Melpignano?
<<Perché Melpignano in quel momento era l’unico comune probabilmente dell’intera provincia, compreso il capoluogo, che aveva investito nell’organizzazione di grandi eventi musicali. Da anni mi occupavo di progettare tali eventi per il comune. Il mio primo concerto a pagamento lo avevo organizzato presso il campo sportivo di Melpignano, per conto del comune, il 31 luglio 1985. Era stato un concerto con i fiorentini Litfiba che avevano appena pubblicato il loro primo disco. Due anni dopo venne la rassegna Econcertologia: rassegna per gruppi rock emergenti dell’area meridionale. Mi inventai questo neologismo che univa le parole ecologia e concerto, “Econcertologia”, per affermare che la musica poteva essere strumento per veicolare messaggi in favore della tutela e salvaguardia dell’ambiente. Poi nel 1987 venne La Lunga Notte del Rock Italiano (vede da dove arriva la locuzione “La Notte”?). Nel 1988 il festival “Le Idi di Marzo” che portò per la prima volta “oltre Cortina” i gruppi rock dell’allora Unione Sovietica. Da quell’ esperienza, che ci vide ricambiare la visita nel Marzo del 1989 con concerti a Mosca e a Leningrado, di alcuni gruppi rock italiani tra cui i Litfiba e i CCCP- fedeli alla linea, due anni fa è stato girato un film documentario intitolato “Kissing Gorbaciov”, che è stato tra l’altro finalista lo scorso anno, nella sezione documentari, ai David di Donatello. Mi impegnai poi nel 1996, ideandolo ed organizzandolo, nel festival Melpignano Rock che ha visto su quel palco numerosi artisti italiani ed internazionali>>.
- Il canto popolare che le piace di più…
<<Sia Benedettu Ci Fice Lu Mundu…>>
- C’è qualcosa di sacro nei racconti in versi che parlano di dolore, di sconfitte, della storia di una terra che affonda le sue radici nella povertà, nel sacrificio, ma anche in una dignità fatta di pudore e bellezza, e dell’orgoglio del riscatto. Sarà per questo che straordinari artisti internazionali sono saliti su quel palco?
<<È probabile che sia così. Ma c’è da dire che molti grandi musicisti hanno da sempre subìto il fascino della “musica del mondo”. Peter Gabriel ci ha persino fondato un’etichetta discografica, la Real World. Fabrizio de Andrè e Mauro Pagani hanno fatto un capolavoro assoluto come Creuza de mä. Quindi bisognava avere solo la giusta convinzione per immaginare che quel patrimonio, come “Quistione Meridionale” di Rina Durante, non doveva e poteva essere bottino privato ma ricchezza esperibile collettivamente>>.
- Ci suggerisca un libro da leggere per capire meglio il battito del cuore della Taranta
<<Per ricordare un indiscutibile protagonista della ricerca e lo studio delle nostre tradizioni non posso che indicare Morso d’Amore di Luigi Chiriatti>>.
- Chi è stato il più bravo Maestro concertatore di questi anni?
<<Tutti>>.
- Qual è il segreto di questo evento, che raccoglie successi da oltre 100mila presenze nonostante alcune scelte che non tutti hanno condiviso?
<<È la forza della nostra musica, unica. La sua capacità di confrontarsi con dignità con i linguaggi più diversi della musica contemporanea senza snaturarsi. È l’orgoglio di un intero popolo, quello salentino, di riconoscersi in una manifestazione che celebra attraverso la musica, la storia, la tradizione, gli usi e i costumi di un intero territorio. Che comprende che quel palco e quel prato davanti alla facciata del Convento degli Agostiniani sono le radici irrorate da quelle note, da quegli incontri musicali, che non ripiegano nostalgicamente all’indietro ma sono la rincorsa per il futuro di una terra.
- Che futuro sogna per questa “creatura”?
<<Non lo so, non ho sogni per questa manifestazione, anche perché ho lasciato serenamente la fondazione nel 2015. E poi perché nella mia vita non mi è mai piaciuto rifare le stesse cose, preferisco farne di nuove>>.

