Il linguaggio universale della musica che parte dalla Puglia in cerca di umanità
di Maria Cristina Romano
Vorrei partire da alcuni concetti espressi da Don Tonino Bello, vescovo della Chiesa Cattolica e grande uomo di pace, del quale posso definirmi allieva nei miei anni di formazione adolescenziale in quel di Ugento, in cui Don Tonino Bello era direttore del Seminario. Egli definiva la pace “non un semplice vocabolo, ma un vocabolario”, dunque un universo nel quale trovare il senso della vita e dell’armonia. E nel suo cammino verso la pace dei popoli egli includeva spesso riferimenti all’arte e alla musica. “La vita è una festa, una danza, una gioia, per cui vorrei esortarvi a non sprecarla”, e ancora “La musica è il mediatore tra lo spirituale e la vita”, in questo modo indicava ai suoi fratelli e sorelle la strada verso la comunione anche attraverso la trascendenza della musica, considerandola linguaggio universale di fratellanza assolutamente non divisivo. Un altro grande italiano, il maestro Riccardo Muti, definisce l’orchestra come “lo specchio della società”, la sua celebre frase sottolinea che nella collaborazione non c’è posto per un prevaricatore, ma solo per la concorrenza armoniosa di tutti al bene comune, senza che nessuno ostacoli il funzionamento del risultato finale. Tante note dunque, volte però a costruire un’unicità, una realizzazione armonica perfetta così come dovrebbe essere l’ideale nel vivere civile, nella condivisione del mondo. Non esiste la “nota perfetta” ma un insieme di note, ognuno di noi spesso ha una parte diversa, così come ogni professore d’orchestra, ma dobbiamo concorrere tutti, pur avendo frasi diverse, a un unico bene, che è quello dell’armonia generale. Pensieri e discorsi celebri sulla pace sono stati espressi da leader spirituali, attivisti e pensatori come Martin Luther King, Nelson Mandela e Gandhi, che nelle loro parole hanno sottolineato la necessità di sognare e lottare per la pace attraverso l’accoglienza e l’amore. Quanto ancora sono attuali questi concetti se pensiamo alla tragica situazione in Medioriente o alla guerra in Ucraina! Altri fondamentali interventi includono quelli di Papa Francesco, che lega la pace alla libertà di pensiero e al rispetto della diversità, e di Madre Teresa di Calcutta, che parla di pace radicata nell’amore per la propria famiglia e nel rispetto dell’umile, del povero, del reietto. A latere di queste fondamentali parole è innegabile che la musica abbia veicolato più volte, e in maniera importante, il vessillo della pace. La musica come linguaggio universale, non necessitando di parole per essere compresa, diventa un tramite efficace per la comunicazione e l’espressione di emozioni generali, universalmente condivise, facilitando la comprensione reciproca e il messaggio immediato. Molte canzoni sono nate contro le ingiustizie sociali e le guerre, diventando dei veri e propri inni. “We are the world”, brano musicale del 1985 e creato a quattro mani da Michael Jackson e Lionel Richie, che ha visto la collaborazione di numerosissime stelle della musica pop e rock in fase di realizzazione e come non citare “Imagine” di John Lennon e il suo testo tanto poetico quanto speranzoso nell’ottica di pace: “Si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma io non sono l’unico, spero che un giorno vi unirete a noi e il mondo sarà come un’unica entità”. Simbolico e antesignano rispetto a qualsiasi altro esempio di “poesia in musica inneggiante alla pace” resta però il testo “An die Freude” (“Inno alla Gioia”) di Friedrich Schiller, musicato da Ludwig van Beethoven nella sua Nona Sinfonia (1824), parole che esaltano i valori di fratellanza, amore e pace, invitando le moltitudini a unirsi in un abbraccio che superi le barriere e si rivolga al mondo intero. Ultimamente subiamo eventi disastrosi in cui ogni forma di etica, di umanità, di altruismo lasciano posto a soprusi, brutalità e sopraffazione. Dovremmo ricordarci più spesso dei “sani” valori, considerando noi stessi come tante piccole note che, unendosi, sono in grado di abbellire il mondo attraverso la solidarietà e l’accoglienza, nel raggiungimento dell’armonia comune e della pace universale. La musica in Puglia ha da sempre un ruolo ben delineato, incontro tra Oriente e Occidente, un fronte volto all’accoglienza, alla solidarietà e alla fratellanza. La nostra bellissima regione vanta grandi talenti nel teatro d’Opera, primo fra tutti Tito Schipa, tenore di grazia, “usignolo leccese”, che ha portato il canto lirico oltreoceano e tutt’ora ineguagliabile. Tra i grandi interpreti annoveriamo anche Cloe Elmo, Franco Perulli e Anna Caterina Antonacci, per non parlare dei grandi compositori pugliesi come Piccinni, Paisiello, Traetta, Giordano, Mercadante. Terra di grandi eccellenze sulla scena internazionale: Massimo e Alessandro Quarta, Beatrice e Ludovica Rana, Corrado D’Elia, creatore di una grande scuola oboistica italiana e membro fondatore dell’orchestra sinfonica di Lecce e i suoi figli Michele D’Elia, pianista accompagnatore di fama internazionale, nonché docente dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e Francesco D’Elia, eclettico musicista, sassofonista-flautista jazz. Una regione piena di artisti, l’elenco sarebbe molto lungo, personalità che hanno esaltato l’amore e la passione verso la musica facendone una vera e propria missione. Anche la musica leggera ha dato il suo contributo con Domenico Modugno, Albano Carrisi, Franco Simone, Negroamaro, Serena Brancale, Dolcenera, Alessandra Amoroso, Emma Marrone, per non dimenticare la musica popolare con il palcoscenico della “Notte della Taranta”, evento simbolico e vetrina di molti artisti, tra i quali è impossibile non citare il brillante Antonio Castrignanò. La musica popolare quasi ipnotizza l’animo umano, a partire dalla pizzica salentina, assume un carattere liberatorio ed esalta la figura della donna, crea un tam tam catartico, rivelandosi terapeutico ed aggregante. Non possiamo dimenticare certamente la tradizione folk in dialetto leccese del cantautore Bruno Petrachi, scuola portata avanti dal figlio Enzo e infine la sperimentazione della musica raggae in vernacolo dei Sud Sound System. La capacità comunicativa musicale della nostra terra resterà sempre una fonte inesauribile di grandi valori, un’oasi serena dove l’essere umano in un unico abbraccio ritrova sé stesso e la sua vera identità.

