La Puglia che ci manca. Laura. “Il mio accento identitario”

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Mi chiamo Laura Colagiorgio, e 14 anni fa ho lasciato la mia Maglie per intraprendere il percorso universitario: prima in Umbria, a Perugia, poi in Toscana, a Pisa. Oggi mi trovo ad Amsterdam per una collaborazione nell’ambito della ricerca biomedica, il settore in cui mi sto specializzando. Durante i primi anni di università mi capitava spesso di essere riconosciuta come salentina per il mio accento, per quella cadenza che ognuno di noi si porta dietro nel modo di parlare. All’inizio quasi mi infastidiva. Col tempo, però, le persone hanno iniziato a riconoscermi come meridionale non solo per il modo in cui parlavo, ma per il modo in cui stavo con gli altri. E, paradossalmente, proprio mentre il mio accento si attenuava, il non sentirmi più riconoscere da quella cadenza ha iniziato a mancarmi. Nelle tante case in cui ho vissuto ho avuto coinquilini sempre diversi, provenienti da varie regioni d’Italia, ed è stato proprio nella quotidianità condivisa che ho compreso quanto la mia natura pugliese portasse equilibrio, calore e armonia nei rapporti umani.

Forse il punto è proprio questo: siamo figli di popoli migranti, arrivati dal mare, da terre e culture diverse. Forse è anche per questo che siamo naturalmente aperti verso l’altro. Noi pugliesi siamo un po’ come le friselle: possiamo essere accostati a qualsiasi ingrediente e riuscire comunque ad andare d’accordo con tutti. E forse siamo anche come le sagne torte al sugo, semplici ma preziosi nella nostra essenzialità. Non sono sicura di voler tornare in Puglia. Sogno una regione giusta, con strade e trasporti che permettano alle persone di spostarsi tra province diverse senza affrontare ogni volta un viaggio della speranza. Una Puglia in cui i rapporti di lavoro siano limpidi come il colore del mare e solidi come la scogliera che disegna le nostre coste. Una Puglia che rappresenti davvero l’animo accogliente, sincero e umano dei suoi abitanti.