Di Fernando Fracasso
Un posto quasi magico che ha tante storie da raccontare!
La magia è nella luce, nella costruzione muraria e… nel suo potere evocativo. Custodisce infatti i segni di una strabiliante linea di continuità tra passato e presente nel settore dell’apicoltura.
Si tratta di un antico apiario, costruito probabilmente nella prima metà dell’ottocento, sito in un villaggio rupestre a Ugento (LE) in località Cupeḍḍe.

Superando l’ingresso e osservando attentamente quello che può sembrare un normale muro, gli occhi scoprono tante piccole arnie villiche, collocate ordinatamente e simmetricamente una accanto all’altra. Si tratta di celle scavate nella roccia che i nostri avi chiamavano ucche te l’api ovvero bocche delle api.
Al loro interno scopriamo dei fori attraverso cui le api bottinatrici entravano a depositare il nettare e il polline.
In fondo al passaggio roccioso, c’è una sorta di panchina scolpita nella pietra arenaria dove l’apicoltore si sedeva per concedersi un po’ di riposo dedicandosi contemporaneamente alle pratiche apistiche necessarie alla manutenzione dei favi (disopercolatura e smielatura).
Si trattava di operazioni delicate e impegnative poiché a quei tempi non si usavano gli attuali escludiregina, ovvero le reti in metallo e/o plastica che permettono il transito, dalle celle al melario, alle sole api operaie impedendolo all’ape regina per le sue maggiori dimensioni e garantendo così la produzione di miele puro, ovvero privo di larve.
Adesso gli apicoltori sono facilitati nel loro lavoro poiché possono utilizzare arnie di legno, costituite da una parte più grande che è il nido e da piccoli telai di legno attraversati da fili d’acciaio che agevolano anche il lavoro delle api operaie e delle api ceraiole.
È interessante sapere che in ciascun telaio viene inserito un foglio cereo, ossia una sottile lastra di cera d’api su cui sono impresse celle esagonali che aiutano le api a costruire, all’interno dell’arnia, i favi da nido e i favi da melario.

In questa seconda foto è visibile uno sciame appeso ad un ramo: l’immagine ci permette di andare alla fonte, ovvero alla fase in cui si avvia il processo di produzione del miele.
Occorre infatti guidare lo sciame verso un’arnia precedentemente preparata e controllare che fuori di esso ci sia traffico di api al fine di assicurarsi la presenza della regina.
Da qui inizia l’intero processo che condurrà alla produzione del miele e alla formazione di altri sciami, ossia di nuove famiglie e di nuove vite.
Sono percorsi affascinanti e ricchi di soprese che ci fanno capire che la sintonia delle api con la natura è perfetta.
Comprendiamo allora che là dove le colline abbracciano il mare le api sono felici.
Comprendiamo anche che là dove la macchia mediterranea con i suoi fiori e i suoi profumi si concede al salmastro, le api banchettano.
Ma non solo!
Troviamo api anche nell’entroterra, dove un fiore inaspettato emana il suo profumo e persino in spazi desolati e improbabili.
Piccoli esseri viventi che da sempre contribuiscono alla vita del nostro pianeta. E alla nostra.
Non si sa se anche loro siano comparse dopo il “Big bang”, ma è certo che da millenni popolano il nostro pianeta. Ne è la prova la scoperta, nelle piramidi d’Egitto, di recipienti in terracotta colmi di miele che ancora oggi, a distanza di millenni, risulta edibile!
Incredibile ma vero!

