MERAVIGLIA DAL MONDO SOMMERSO

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SOTT’ACQUA IL GRANDE MOLO DELL’ALTO IMPERO

Al largo de Le Cesine un complesso portuale a L del I secolo a. C.

Di Alessandra Lezzi

C’è un mondo nel mondo sommerso che racconta storie antiche e favole vere, e lascia incantati dalla sua bellezza e dai segreti che ha nascosto per millenni. Il progetto “Andar per mare”, curato dalla professoressa Rita Auriemma, archeologa subacquea di Unisalento, e realizzato grazie alla Regione Puglia e alle Università di Bari, Foggia e Lecce punta proprio alla valorizzazione di questi beni culturali sommersi e alla loro accessibilità. Siti archeologici che diventano «cammini di esperienza e risorse di accoglienza».

L’ultima scoperta presentata al pubblico è il complesso portuale a L di Posto San Giovanni al largo della riserva statale delle Cesine di Lecce. A circa 140 metri dalla costa e a poco più di quattro metri sott’acqua, i lavori di scavi archeologici subacquei hanno permesso di ritrovare «una struttura imponente e articolata che si estende per circa 150 metri verso Est». In realtà, gli studi delle maree permettono di ipotizzare che il porto potesse trovarsi a non più di 50 metri dalla linea di costa antica. «Tutto il lavoro – ha spiegato la Auriemma durante la conferenza stampa che si è tenuta nella sala dedicata alla biblioteca di Carmelo Bene, all’interno del Convitto Palmieri di Lecce – si è concentrato in località San Giovanni. Qui nell’arco di pochi metri sono stati individuati una densità di testimonianze impressionanti». Partendo dal pontile che protegge il canale dell’idrovora utilizzata per le opere di bonifica tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, sono state individuate le prime tracce 65 metri più a sud del pontile che protegge la struttura. «Si tratta delle fondazioni di un grande molo che si staglia perpendicolarmente alla costa ed è lungo complessivamente una novantina di metri. Se si considera anche la sua “testa” siamo a circa 130 metri».

La tecnica utilizzata per questa struttura è quella “a cassone”, comune sia nell’Adriatico che nell’Egeo: sono opere realizzate con grandi blocchi di pietra squadrati e altri lavorati con canalette. Il porto risale al periodo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quindi tra la tarda Repubblica e l’alto Impero, e alcuni autori antichi suggeriscono che proprio qui possa essere sbarcato Ottaviano, erede di Cesare. «Un porto molto simile – le parole della professoressa Auriemma – è quello di Cipro». Più al largo è stata poi rinvenuta una piattaforma di 24 metri per 33, che di certo è la «terminazione del molo portuale, che ha un braccio perpendicolare alla costa. Ora provate a immaginare l’enorme impiego di risorse economiche e umane per realizzare tutto questo». Non solo. Sono ancora ben conservati sul lato meridionale alcuni filari di cemento e cinque blocchi parallelepipedi con appendice cilindrica che fanno pensare agli attracchi per le imbarcazioni.

Ma non è tutto qui. «La Puglia, con i suoi 900 chilometri di coste dal Mare Adriatico al Mare Jonio, rappresenta una delle regioni geograficamente più affascinanti e offre luoghi di cultura che custodiscono patrimoni archeologici subacquei e ricostruzioni di contesti marini, dalle torri costiere ai fari di Puglia» che permeano questa terra di una ricchezza straordinaria. Da Nord a Sud, da Est a Ovest del tacco dello Stivale, abbiamo il porto romano di Egnazia, tra i più importanti del Mediterraneo; l’approdo di Torre Santa Sabina, a Carovigno, con le sue centinaia di buche di palo per capanne e palizzate di uno dei più vasti insediamenti della Tarda Età del Bronzo; il Porto Adriano di San Cataldo, a Lecce, risalente al 117-138 d.C., con il molo fatto costruire nel XV secolo da Maria D’Enghein per sostenere la colonia veneziana che si era insediata a Lecce. Dall’Adriatico allo Jonio, sempre nel sud della Puglia, è a Porto Cesare che troviamo tracce dell’insediamento romano sull’isola dei conigli, e ancora la necropoli romana di Torre Chianca, resti di muri e manufatti antichi che mostrano la presenza di una comunità già nel II millennio a.C..

A Taranto, c’è l’isolotto di Torre Ovo, con i blocchi squadrati oggi semisommersi su cui sono presenti alcuni marchi incisi in lettere greche. È invece un grande molo frangiflutti, nella baia di Saturo, a Leporano, a raccontarci la funzione di approdo e le grandi attività portuali svolte in questo luogo nell’età romana tardo repubblicana. E poi ci sono i relitti sui fondali delle Isole Tremiti: uno su tutti a San Domino, il Lombardo, l’imbarcazione che trasportò l’esercito garibaldino dei Mille a Marsala e che si inabissò nel 1864. O quello al largo di Santa Caterina di Nardò, dove giace la Neuralia, con i suoi 33 metri: costruita nel 1912, inizialmente utilizzata per il trasporto delle truppe indiane in Francia, venne anche usata come nave ospedale nel Mar Mediterraneo. C’è poi la nave romana affondata al largo di Torre Chianca, a Porto Cesareo, che trasportava cinque colonne monolitiche, ciascuna di un metro di diametro e nove di lunghezza, in marmo di Caristos. C’è il relitto dei sarcofagi a San Pietro in Bevagna, e poi le grotte, molte delle quali erano antichi santuari e luoghi di culto.

Un mondo meraviglioso che vi racconteremo, un pezzetto alla volta.

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