GIUSEPPE CASCIARO, DA ORTELLE A CASA SAVOIA

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L’eredità della luce. La pittura di Giuseppe Casciaro, maestro del pastello capace di trasformare la luce in emozione, nasce nel cuore luminoso del Salento. Le sue opere non raccontano solo paesaggi, ma restituiscono atmosfere, silenzi, respiri lenti di una terra che diventa poesia visiva. Oggi, a raccontarci la sua eredità è Antonio Chiarello, artista legato allo stesso territorio e sensibile interprete della luce e dell’anima salentina. Con lui proviamo a esplorare questo legame profondo tra due epoche e una stessa terra, Ortelle, per comprendere cosa rende ancora viva e necessaria la sua arte.

 Antonio Chiarello, pittore e fotografo, è custode dell’identità di questo borgo. Spesso ha reso omaggio a Casciaro, il “Principe del Pastello”, definendolo un’anima che ha saputo portare il soffio del Sud nei salotti internazionali.

  • Maestro Chiarello, chi era Giuseppe Casciaro?

«Nato ad Ortelle il 9 marzo 1861, rimasto presto orfano, Casciaro fu cresciuto da uno zio prete che lo mandò a studiare a Spongano, da Paolo Emilio Stasi, illustre personalità del tempo. Accortosi che il ragazzo aveva spiccate doti per il disegno si trasferì a Napoli. Lo zio voleva che studiasse Medicina, ma lui si iscrisse al Regio Istituto delle Belle Arti, frequentando il conterraneo Gioacchino Toma, gli studi di Filippo Palizzi, Stanislao Lista, Domenico Morelli fino a conoscere Francesco Paolo Michetti che lo avvia al pastello. Fu la sua fortuna: sviluppò e rivoluzionò la tecnica fino a diventarne l’assoluto Maestro. Si affermò così in tutta Europa e non solo, meritandosi le amicizie di artisti, poeti e musicisti fino ad entrare nelle grazie di Casa Savoia e dei regnanti. Insegnò disegno alla Regina Elena e alle principesse di Montenegro e Serbia. Ricca la sua produzione di paesaggi ritraenti Napoli e dintorni e, ancora, di scorci del paese natìo, Ortelle, ma soprattutto di Castro e della costa, giacché faceva spesso ritorno nella sua terra.

  • Cosa prova un artista contemporaneo a camminare per le stesse strade che hanno ispirato uno dei più grandi pastellisti d’Europa?

«Da qualche tempo si sono riaccese le attenzioni sulla sua figura e sulla sua opera, grazie principalmente a Giovanni Marino e Vito Carbonara, dell’Associazione “Casa di Giuseppe Casciaro” attiva a Nusco, in provincia di Avellino, altra Patria elettiva di Casciaro. Seguo con piacere tutto questo. A tal fine ho proposto e ottenuto dal Comune di Ortelle l’istituzione della “Giornata dell’Arte” che si tiene annualmente il 9 marzo, anniversario della nascita. È un lavoro in collaborazione con gli Istituti Scolastici del territorio e con l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Un’esperienza per educare alla bellezza le nuove generazioni onorando così la memoria del Maestro»

  • Quando ha incontrato per la prima volta l’opera di Giuseppe Casciaro?

       «Ho “incontrato” la figura e l’opera di Casciaro nell’adolescenza preso dalla mia analoga passione per la      pittura e incuriosito dalla sua storia di natìo ortellese trapiantato a Napoli. Mi impressionò da subito il fascino che emanavano le sue opere ritraenti i nostri angoli. Per questo ho voluto emularlo».

  • Casciaro è celebre per aver rivoluzionato la tecnica del pastello. Dal suo punto di vista di pittore, qual è il segreto della sua modernità?

«Non penso ci sia un segreto per la sua “modernità” ma un gran lavoro per affinare la tecnica in funzione della velocità d’esecuzione che servirà alla sua straordinaria produzione per la grande richiesta sul mercato. Oggi, ad osservarle da vicino, stupiscono il tratto e le cromie che nonostante siano realizzate dal vivo, si allontanano dalla riproduzione figurativa per diventare opere liriche e moderne».

  • Quanto ha inciso la luce e il paesaggio del Salento nella pittura di Casciaro?

        «Certamente nella luce e nei paesaggi salentini Casciaro trovò diversa ispirazione rispetto alle altre aree geografiche, tanto da ritornarci spesso per ritrarle»

  • Il pastello è una tecnica ancora “viva” oggi o rischia di essere considerata minore?

«Il pastello oggi è più vivo che mai. Molti artisti si cimentano con sorprendenti risultati servendosi di materiali e strumenti nuovi producendo opere al passo con la contemporaneità».

  • C’è un’opera di Casciaro che sente particolarmente vicina? Perché?

«La prima che mi colpì fu il ritratto del pergolato della sua casa di Ortelle, perché oltre l’affezione per il luogo emana una sensazione di pace»

  • Nei “Bozzetti di viaggio”, Cosimo De Giorgi descrive Ortelle come “un paesino di nessuna importanza artistica, in cui non è restato alcun vestigio delle sue antichità più o meno remote”. Maestro Chiarello, alla luce delle sue ricerche sul territorio, quanto ritiene ancora valida questa affermazione? E quali elementi concreti oggi permettono di rileggere o smentire questo giudizio?

«Perdono il buon De Giorgi che visitò velocemente e superficialmente Ortelle. In parte aveva ragione sulla scarsa attenzione dei locali per il patrimonio artistico, ma gli sfuggirono alcune preziosità. Posso citare, oltre alla Chiesa Madre, la Confraternita dell’Immacolata tutta ancora da scoprire, il prospicente Calvario, architettura unica in provincia da recuperare e valorizzare. E poi c’è la Cappella dei Santi Vito e Marina con tesori da scoprire. Infine la Cripta della Madonna della Grotta, per anni trascurata, oggi vive di nuova luce attraverso un ottimo lavoro di recupero e valorizzazione, grazie allo studio del compianto Sergio Ortese».