LA LEGGENDA DI FALANTO ED ETHRA E LA CITTÀ DI TARANTO

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Falanto era un valoroso guerriero che aveva condotto gli Spartani alla vittoria contro i Messeni. Durante la guerra le donne spartane si lamentavano perché non potevano procreare essendo i loro uomini impegnati al fronte. Alcuni dei soldati, gli Spartiati, furono allora richiamati in patria allo scopo di incrementare le nascite. I giovani nati da Spartiati e donne spartane non sposate venivano chiamati “Parteni” (che significa “figli di vergini”) e non avevano diritti politici perché ritenuti figli illegittimi. I Parteni, a cui Falanto apparteneva, reclamavano il riconoscimento dei diritti civili, ma venivano osteggiati e sentivano che non avevano molte speranze di essere considerati al pari di altri cittadini Spartani, perciò preferirono trasferirsi altrove. A capo di questo gruppo di fuoriusciti vi era proprio Falanto, pronto a cominciare una nuova vita con i suoi compagni. Prima dell’allontanamento dalla Madre Grecia, Falanto volle consultare l’Oracolo di Delfi che era la fonte più autorevole del mondo greco, per sapere cosa lo attendesse in futuro. Il vaticinio veniva pronunciato dalla sacerdotessa Pizia, le cui parole erano diretta emanazione del sapere del dio Apollo. Quando qualcuno interrogava l’oracolo per ricevere consigli, Pizia cadeva in una specie di trance e pronunciava parole confuse che un sacerdote addetto decifrava e spiegava. Alla richiesta di Falanto il responso dell’oracolo fu che quando Falanto avesse visto piovere a ciel sereno, in quel momento, avrebbe conquistato una città e un grande territorio. Il vaticinio era incredibile e difficile da credere ma Falanto si fece coraggio e si preparò a intraprendere il viaggio insieme agli altri Parteni. La traversata in mare fu piena di avversità. Venti contrari li spinsero verso il mare Egeo dove la nave fece naufragio. Ma ecco un delfino giungere in soccorso di Falanto portandolo sano e salvo a riva. Da qui il capo dei Parteni coordinò i soccorsi in favore dei suoi compagni. La nave fu riparata alla meglio e pronta a ripartire. Per molto tempo i Parteni navigarono senza meta tanto che Falanto era tormentato dal dubbio che il vaticinio non potesse mai avverarsi. Finché un giorno, stremato, si addormentò sulle ginocchia della moglie Ethra, il cui nome significava “cielo sereno”. La donna, pensando alle tante sventure vissute dal marito, cominciò a piangere. Le sue lacrime destarono Falanto. Fu un’illuminazione.

Le parole oscure dell’oracolo furono finalmente interpretate: aveva piovuto dal cielo sereno. Falanto e i suoi compagni si trovavano in quel momento nel golfo di Saturo, alla foce del fiume Tara, ed è qui che nel 706 a.C. fondarono una nuova città sottraendo le terre agli Japigi a cui diedero il nome di Saturo. Soltanto in seguito, i coloni spartani si trasferirono nel territorio di Taras, per necessità di espansione e alla ricerca di migliori opportunità commerciali in una città che chiamarono Taranto in onore di Taras, l’eroe che vantava genitori importanti: era nientemeno figlio del dio del mare Poseidone e della ninfa Satyria e che, secoli prima era giunto in quegli stessi luoghi. A Taranto, Falanto stabilì un governo aristocratico, ma le sue leggi crearono malcontento fra la popolazione e una violenta sommossa lo costrinse ad allontanarsi dalla città e a rifugiarsi a Brindisi dove morì, ma prima di morire, Falanto rammento il consiglio dell’oracolo che gli aveva predetto che Taranto sarebbe rimasta inviolata se le sue ceneri fossero state sparse entro le mura della città. Falanto, dunque, si raccomandò che le sue reliquie venissero polverizzate e distribuite di nascosto nel foro di Taranto per assicurare, in eterno, il possesso della città ai Parteni.
La lastra in ceramica che affaccia sul mare su Corso Vittorio Emanuele II, dipinta da Silvana Galeone ha una valenza fortemente simbolica: è il simbolo dell’amore di Ethra e Falanto ma è anche l’amore per la propria cultura d’appartenenza, per le proprie origini e la voglia di riscatto di una città martoriata.
La fine di Falanto fu tragicamente distante dalla città che aveva fondato, ma dopo l’avvento degli ellenici certamente Taranto cominciò a rifiorire e a riscattarsi non solo in campo economico e culturale, ma anche e soprattutto nel campo sportivo dove si affermò in varie discipline olimpioniche grazie alle imprese dei suoi fortissimi atleti.



Su Ricerche di Giuliana Lubello