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sabato, Luglio 13, 2024

Le trivelle minacciano il mare pugliese

Il Governo ritorna su una proposta di ricerca di idrocarburi, ma anche stavolta si è pronti a difendere il territorio

Si è ripresentato il rischio trivellazioni nei mari della Puglia, e anche stavolta la politica regionale e locale affiancata dai cittadini ha reagito per scongiurare una ricerca di carburante inutile e dannosa.

È stata l’assessora regionale all’Ambiente Anna Grazia Maraschio a chiamare a raccolta i sindaci pugliesi in due incontri, a Lecce e a Bari, per sottoscrivere con loro “Un patto per difendere il nostro mare dall’attività estrattive delle trivelle”, allo stesso tempo è riuscita a mettere insieme un team tecnico/scientifico, composto da Ferdinando Boero, Vito Felice Uricchio, direttore dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Angelo Tursi, professore ordinario di Ecologia applicata presso l’Università di Bari per analizzare i rischi che producono le trivellazioni. Attualmente la task force sta lavorando per realizzare un dossier che illustra bene quali sono i danni che le attività estrattive produrranno agli ecosistemi marini. Il lavoro verrà sottoposto ai Ministeri competenti.

Anna Grazia Maraschio, Assessora Regionale all’Ambiente Regione Puglia @ www.regione.puglia.it/

“Partiamo dai territori per creare consapevolezza – ha dichiarato l’assessora durante il primo incontro a Lecce, presso la sede della Regione – noi abbiamo abbracciato con il Pnrr la necessità di una transizione energetica che riguarda l’abbandono dei combustibili fossili per passare a fonti energetiche più sostenibili, soprattutto le rinnovabili, su cui la Puglia ha una posizione di preminenza in Italia. Le trivelle vanno contro le prescrizioni dell’Unione Europea. È una scelta che non ha senso. Una scelta dannosa.”

Nel primo incontro, nel quale “è stato messo un primo tassello per far comprendere l’inutilità, in termini energetici, e il danno, in termini ambientali, che le trivelle provocheranno alle nostre comunità pugliesi” come ha sottolineato Maraschio, hanno partecipato le associazioni del territorio e i rappresentanti degli enti locali della provincia di Brindisi e Lecce, tra cui il sindaco di Lecce Carlo Salvemini, il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi, il presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva e la presidente del Consiglio Regionale Loredana Capone.

“Per cercare gli idrocarburi in mare si faranno delle prospezioni con gli argani, che sono una fonte di rumore fortissimo, secondi solo alle esplosioni atomiche sott’acqua e c’è un’amplissima letteratura che dice che influenzano il funzionamento degli ecosistemi. Questo per quanto riguarda le prospezioni – ha continuato durante l’incontro l’assessora -. Per quanto invece riguarda le perforazioni si esporrà a uno stress enorme le comunità che vivono sui fondali. Poi c’è il rischio di fuoriuscite di idrocarburi o altro. È altissimo il rischio di danneggiare gli ecosistemi marini e di conseguenza le comunità pugliesi che vivono e traggono la loro economia dal mare”.

Partecipato anche l’incontro tenuto a Bari, nel quale erano presenti gli amministratori delle comunità pugliesi della provincia di Bari, Foggia, Bat e Taranto, tra cui l’ex presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, il sindaco di Massafra, il sindaco di Bitetto, il sindaco di Apricena, il sindaco di Monopoli, il vicesindaco di Manfredonia, gli assessori all’ambiente di Taranto, Ginosa, Carosino, Conversano, Mola di Bari, Margherita di Savoia, l’assessore all’urbanistica del Comune di Andria e molti altri.

Intanto, anche in Consiglio regionale è stata approvata all’unanimità una mozione anti trivelle.

“Chiederò un appuntamento al ministro Gilberto Pichetto Fratin e da questi tavoli di consultazione sul territorio emergerà una linea che dovrà essere condivisa con i consiglieri regionali, partendo da una mozione anti trivelle che è già stata approvata – ha concluso l’assessora – e dai parlamentari che hanno a cuore il tema. Il territorio sia compatto, così orienteremo le scelte del Governo verso la tutela dell’ambiente e del mare”

Le dichiarazioni di Ferdinando Boero

È abbastanza peculiare che il mondo della ricerca scientifica si trovi a ripetere questioni già recepite dall’Unione Europea la transizione ecologica, che abbiamo deciso di abbracciare, prevede l’abbandono delle fonti fossili e il passaggio alle rinnovabili. Abbiamo ricevuto 209 miliardi per farlo, non certo per andare a cercare altro gas. Uno dei descrittori di buono stato ambientale della direttiva marina, che è stata recepita dal nostro Paese, riguarda l’immissione di energia, inclusa quella sonora, che non deve alterare il funzionamento degli ecosistemi. Per fare le prospezioni, necessarie all’individuazione dei giacimenti, bisogna usare gli air gun, che sono il secondo emettitore di energia sonora dopo le esplosioni atomiche. Questo va contro il descrittore numero 11 di buono stato ambientale. In più si prevede che non debbano essere alterati in modo significativo i fondali. Le trivellazioni, appunto, alterano in modo significativo i fondali. Una delle argomentazioni a favore delle trivellazioni è “tanto lo fanno già gli altri” ad esempio la Croazia. Non è un ragionamento corretto. Occorre fare le cose giuste. L’Italia è nel G7 e ha un dovere come Paese guida di dare il buon esempio. Non esistono argomentazioni per sostenere questo tipo di posizioni, né da un punto di vista normativo, né da un punto di vista ecologico, né economico. Icosti della distruzione del capitale naturale sono molto più alti dei benefici che ricaviamo trivellando ed estraendo un po’ di gas, alterando la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi.

Le dichiarazioni di Vito Felice Uricchio

Esistono svariate opzioni e alternative possibili rispetto allo sfruttamento di gas estratto con le trivellazioni, risorsa che tra l’altro sarebbe limitata, perché le stime parlano di 32,5 miliardi di metri cubi. Un valore molto basso. Basti pensare che soltanto con il biometano ne possiamo produrre 10 miliardi l’anno ed è possibile raggiungere questi parametri in tempi brevi. Abbiamo anche altre alternative, come ad esempio la geotermia. La Regione Puglia si è dotata di una serie di impianti geotermici a bassa entalpia, i palazzi della Regione utilizzano questa tecnologia, così come anche il Cnr Irsa, che non emette nulla in termini di Co2 ed è assolutamente autonomo in termini energetici. Al contrario, le trivellazioni produrrebbero un danno certo e inutile. Realizzare tante piattaforme di estrazione per ottenere soltanto 32,5 miliardi di metri cubi, che possiamo ottenere subito con altre tecnologie, è veramente qualcosa che non ha senso. Inoltre, è contrario a quelli che sono gli obiettivi della transizione ecologica e della neutralità climatica, che dobbiamo raggiungere entro il 2050.

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