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“La pace non ha niente a che fare con la forza”

“I governi, gli Stati, i continenti hanno bisogno di pace anche loro e non ne sono capaci. E camminano tutti su strade sbagliate. Essi pensano che la pace si possa ottenere con le armi, incutendo paura agli altri Stati e agli altri continenti. E intanto si armano, e studiano sistemi sempre più potenti e micidiali. Tutti vogliono essere forti: dicono: solo un forte può imporre il rispetto e la pace. Come se la pace fosse un fatto di imposizione e non d’amore.

Io non ho mai visto che ci sia pace per queste strade. Questo è uno squilibrio di terrore: un’altra maniera per essere schiavi: una maniera apparentemente civile. Invece è barbarie”.

Da: David Maria Turoldo, Pregare “forse il discorso più urgente” a cura di E. D’Agostini, pag 117

Il Pranzo di Pasqua nella Taranto di una volta: sciuscielle, cazzemarre, scarcedde

di Francesco Paolo Pizzileo


Forse non tutti sanno che il piatto principale della Pasqua tarantina di una volta era ‘u sciuscielle, minestra a base di uova sbattute con formaggio e prezzemolo versate a pioggia in brodo di gallina bollente e cotte per qualche minuto mescolando con una forchetta.  Un piatto povero, facile e veloce da preparare, ma molto gustoso, sostanzioso e leggero; peculiarità che lo hanno eletto piatto principe della tavola pasquale. In apparenza sembra troppo poco per un giorno di festa, ma ‘u sciuscielle era un ottimo piatto introduttivo, che non sforzava lo stomaco provato dalla lunga serie di digiuni imposti durante i quaranta giorni di Quaresima.


 


Il piatto era preceduto dalla degustazione di frutti di mare: òschere, javatùne, cozze, nùce, cuèccele e cozze pelòse; in questo modo ci si preparava degnamente al seguito: chiancaredde condite col ragù de braciòle (involtini di cavallo) e caserecòtte e gli immancabili cazzemarre de pèchere velàgne (involtini di interiora di agnello).

E per finire il dolce classico: a’ scarcèdde, un dolce fatto di pasta biscotto e uova sode a volontà! La scarcedda era un dolce molto semplice, come tutti i dolci di antica tradizione, preparata con farina, olio uova e zucchero.

Pubblicato il 7 aprile 2022 alle ore 10:30

 

Katerina Sakellaropoulou, Presidente della Repubblica Ellenica, in visita nella Grecìa salentina il 9 e il 10 aprile.

Sono passati 20 anni dalla nascita dell’Unione dei Comuni della Grecìa salentina, un anniversario che sarà celebrato con un evento eccezionale: la visita, il 9 e il 10 aprile,  della presidente della Repubblica Ellenica, Katerina Sakellaropoulou.  Sarà festa per i dodici comuni ellenofoni salentini (Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Sogliano Cavour, Soleto, Sternatia, Zollino): sindaci,  amministratori, docenti e ragazzi dei vari istituti, studiosi e cultori del griko  accoglieranno la Presidente Sakellaropoulou a cui sarà conferita la cittadinanza onoraria della Grecìa Salentina come attestazione di  amicizia, stima e collaborazione consolidata.

«Siamo veramente felici ed onorati di poter festeggiare i vent’anni della costituzione dell’Unione dei Comuni della Grecía Salentina con la visita della Presidente della Repubblica Ellenica», ha dichiarato Roberto Casaluci presidente dell’Unione e sindaco del Comune di Castrignano dei Greci, ospite ad Atene nello scorso dicembre.        «Noi griki ancora oggi sentiamo e viviamo intensamente il legame e l’amicizia con il popolo greco, per questo non potevamo sperare in una gratificazione maggiore della presenza di chi quel popolo lo rappresenta e lo guida dall’alto del suo prestigioso mandato di Capo di Stato».  Nei due giorni di permanenza nella Grecìa “faremo conoscere a S.E. la Presidente il nostro patrimonio materiale ed immateriale, –  tra cui i nostri suggestivi Canti di Passione, uno dei più importanti eventi legati alle tradizioni, ai riti religiosi e ai canti popolari sacri che caratterizzavano i rituali pasquali e della settimana santa che proprio in questi giorni si stanno svolgendo in ognuno dei Comuni della Grecía Salentina».

Redazione



 

NUOVE INIZIATIVE A FAVORE DELL’UCRAINA DAI CONSOLATI DI PUGLIA, BASILICATA E MOLISE

Il Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise, coordinato dal Segretario Generale Massimo Salomone, è al lavoro in questi giorni per portare avanti numerose iniziative a favore dalla popolazione ucraina. La città di Taranto sta facendo la sua parte grazie all’attività del Consolato della Repubblica di Lituania di Puglia e Basilicata, con sede in Viale Virgilio e rappresentata dal Console Giuseppe Saracino, che fin da subito ha messo in atto diverse iniziative di solidarietà e sostegno alla popolazione ucraina. Dopo l’incontro presso il Consolato con i rappresentanti della Comunità Ucraina e la raccolta di disponibilità di alloggi per i profughi, nuove iniziative si stanno intraprendendo in queste ore.

Giuseppe Saracino, Console della Repubblica di Lituania di Puglia e Basilicata

Nella giornata del 30 marzo sono giunti a Grottaglie 10 “visiting professors” ucraini che hanno partecipato a un bando promosso dal Politecnico di Bari così da continuare a svolgere la loro attività accademica nella nostra regione. Insieme a loro le famiglie che li accompagnano. A tal proposito i Consolati sono stati attivati per rintracciare imprenditori interessati a finanziare nuove posizioni per visiting professor, la permanenza per ulteriori 3 mesi dei professori già reclutati e qualsiasi altra iniziativa volta a sostenere le attività di integrazione. Chi volesse può inviare la propria manifestazione d’interesse all’indirizzo mail segreteriarettore@poliba.it.

I rapporti tra il Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise con sede a Bari e il Consolato Ucraino di Napoli sono molto intensi in queste settimane e si sta cercando di offrire sostegno anche alle autorità locali mediante il reperimento e messa a disposizione di interpreti che possano aiutare i cittadini ucraini che arrivano nei nostri paesi ad integrarsi. Al momento un primo elenco di interpreti volontari è stato consegnato alle Prefetture pugliesi e anche la Comunità Ucraina di Bari, presieduta da Olena Balan è al lavoro per incrementare questo elenco. Il Consolato della Repubblica di Lituania ha elaborato un elenco di ben 16 interpreti, cittadini madrelingua con studi e conoscenza della lingua italiana che sono già pronti a offrire volontariamente servizi di traduzioni e assistenza telefonica. Si invitano tutti i cittadini ucraini che vivono ormai in Italia e conoscono la nostra lingua a proporsi per tali attività alla sezione Cultura del Consolato che consegnerà i nominativi alle Prefetture di Puglia e Basilicata, Comuni e associazioni di Volontariato.

Prosegue, inoltre, l’attività di reperimento di posti letto da mettere a disposizione dei profughi. Chiunque abbia la possibilità e voglia ospitare queste persone è chiamato a intervenire semplicemente scrivendo una mail all’indirizzo consulate.lithuania.taranto.it@gmail.com  indicando il nominativo di chi offre ospitalità, numero di telefono, città in cui è presente l’immobile con caratteristiche generali (numero di vani e bagni), posti letto specificando se possibile ospitare persone appartenenti a nuclei familiari diversi. Questa operazione serve ad essere pronti non appena saranno date disposizioni governative o ce ne sarà bisogno.

A tal proposito preziosa la collaborazione del prof. Giuseppe Piccioli, docente dell’Università del Salento, esperto di sociale, sviluppo turistico e fotografo subacqueo. Ha raccolto le offerte di alloggio realizzando elenchi messi a disposizione delle strutture pubbliche. Già superati i 600 posti letto. Un numero così importante che ha deciso di mettere l’elenco a disposizione del Consolato che può farne un uso immediato e diretto. Tutto ciò agevola le operazioni e quindi le sofferenze dei profughi. La nostra guerra deve essere contro il tempo per essere il più efficace possibile.

Redazione



 

Intervista a Rocco Palese, assessore regionale alla Sanità. Il nostro impegno nella post pandemia

a cura di Gioia Catamo

Rocco Palese

Rocco  Palese, neo Assessore alla Salute della Regione Puglia.Medico, salentino di Acquarica del Capo, già Presidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale nel 1995. È stato segretario del CDU nel ’96 e Assessore al Bilancio e alla Programmazione per la giunta guidata da Raffaele Fitto. Eletto Deputato alle elezioni politiche del 2013, aderisce a Forza Italia e nel 2015 ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Nel 2017 torna a Forza Italia e nel 2018 è tornato a dirigere il Distretto Sanitario di Gagliano del Capo. Dal 3 febbraio scorso è stato nominato da Michele Emiliano Assessore alla Salute della Regione Puglia. Scelta “tecnica”. È un momento di emergenza nazionale. Ed è un governo di emergenza che coinvolge tutti (quasi) a sostenere questa fase.

 

 



 

–E anche la Puglia vive questa drammatica emergenza. Quindi la scelta di Emiliano è in linea?

«Sì, la scelta del Presidente Emiliano è in linea con quella operata in campo nazionale dal Governo Draghi. Emiliano l’ha annunciata, l’ha spiegata successivamente in tutti i modi. Non siamo ancora fuori dall’emergenza Covid, e l’emergenza si può superare solo se si è uniti, come è avvenuto in passato quando l’unità nazionale permise di abbattere il terrorismo. Oggi siamo in un contesto di guerra, per giunta con un avversario imprevisto, imprevedibile, ma soprattutto invisibile, che è il virus: ognuno di noi deve cercare di dare il meglio di sé perché questa battaglia, in un contesto di emergenza sanitaria, economica e sociale, o la vinciamo o la perdiamo tutti insieme».

–Ha avuto qualche perplessità prima di accettare questo incarico?

«Io vengo da un’esperienza degli ultimi quattro anni, al di là delle esperienze politiche, che mi ha visto in prima linea e in trincea nel dirigere un distretto socio sanitario, nell’impiantare, organizzare ex novo un hub vaccinale per somministrare vaccinazioni a tutte le fasce di età, un hub che ha superato le 1.500 somministrazioni al giorno. Quindi da questa trincea non mi è stato difficile accettare, non ho avuto problemi, anche perché sono oltre modo convinto e sostenitore della linea che è stata seguita a livello nazionale e anche dal Presidente Emiliano. Ho accettato la sfida e spero di non deludere. Non ho bacchette magiche, la situazione è molto impegnativa e spero di poter aggiungere la mia esperienza, la mia passione e il mio impegno per cercare di migliorare quanto possibile questa situazione».

-I problemi della sanità pugliese sono tanti. E in questa fase di pandemia si sono accentuati. Il tremendo terremoto Covid fa sentire ancora forti le sue scosse. Tanto ci sarà da fare. Da dove intende iniziare?

«Intanto il Sistema Sanitario pugliese, così come quelli delle altre Regioni e quelli degli altri Paesi, è fortemente provato e stremato dall’impegno che si è profuso per combattere la pandemia. Abbiamo avuto più di 100.000 morti e ancora continuiamo ad avere morti giornalmente, non ne siamo ancora fuori. Tanti sono anche i colleghi, medici, caduti durante l’emergenza. Io credo che qui bisogna che ci sia una forte coesione e un forte impegno, con la speranza che riusciremo ad uscire dalla situazione pandemica ed entrare in quella di endemia, di sorveglianza. Purtroppo questo virus ci ha ingannato più volte, pensavamo di esserne fuori dopo la prima ondata, poi abbiamo avuto la seconda, la terza e la quarta, adesso abbiamo anche Omicron2. Io penso che sostanzialmente c’è molto da fare, bisogna organizzarsi per la fase post-covid: finora siamo stati tutti impegnati a combattere la pandemia, a tenere i reparti covid, le rianimazioni, le terapie intensive, i ricoveri normali e le vaccinazioni, ma tutte le altre patologie non sono andate in vacanza. Abbiamo una serie di prestazioni sanitarie da affrontare, sia di natura chirurgica che medica, di prevenzione e di screening che non sono state purtroppo effettuate, sia per il lockdown, sia perché la gente ha paura di muoversi da casa e di andare negli ospedali. C’è un piano straordinario, il PNRR che è una grande opportunità e che ci darà una mano. Speriamo di fare le scelte più opportune e di uscire dalla pandemia quanto prima, di attuare un piano di rilancio e di realizzazione proposto dal PNRR che è il rafforzamento della medicina per assistenza territoriale. L’obiettivo è quello di realizzare in maniera funzionale la medicina di prossimità, la medicina territoriale e quella dell’alta specialità, quindi la medicina di precisione, personalizzata e preventiva. Questo è il programma».

 –La situazione generale richiede un immenso sforzo da parte di tutti. Come pensa di conciliare la sua posizione “diversa” politicamente con lo sforzo unitario per una sanità pugliese all’altezza del momento?

«Io non ho mai immaginato in qualsiasi contesto politico abbia operato, sia da studente sia durante la specializzazione all’Università, sia nel mio impegno politico, che la visione della Sanità possa essere di destra o di sinistra. La Sanità è tutelata dalla Costituzione, la fonte primaria è l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale che prevede una cosa straordinaria: l’accesso universalistico alle prestazioni. Queste sono le stelle polari che noi dobbiamo seguire, non quella delle appartenenze politiche. Quindi io non ho nessuna difficoltà ad affrontare il mio nuovo impegno in Regione».

-E guardando al futuro?

«Nella post-pandemia prevedo che occorrerà un grande sforzo, così come c’è stato per combattere il virus, siamo chiamati a ricostruire un nuovo modello di Sanità, così come previsto dalla missione 6 del PNRR: dobbiamo aumentare il contesto della cura negli ospedali degli acuti con la domotica, la digitalizzazione, l’innovazione delle grandi macchine, la risonanza magnetica, la tac in un sistema di emergenza urgenza ancora più efficiente, con la costruzione poi di tutta la medicina territoriale, con l’ istituzione degli ospedali di comunità, delle case di comunità, delle centrali operative territoriali, di una nuova medicina generale, di prossimità. Questo è il post-pandemia cui siamo chiamati e speriamo di fare bene e subito, facendo scelte qualificate in base ai vincoli e ai parametri, rispettando ciò che l’Europa ci ha dato».

-I medici “eroi” all’inizio della pandemia, con tanti caduti sul lavoro, ora vengono spesso additati e colpevolizzati per una gestione inadeguata. E tante sono le demotivazioni. Gli ospedali si svuotano. La medicina territoriale è insufficiente. Da medico, come vive questo scoramento? Quali le possibili forme di tutela?

«Qui bisogna stimolare la memoria e spostare le lancette. I medici sono stati in prima linea insieme a tutti gli operatori sanitari: infermieri e Oss. Noi abbiamo avuto 150.000 morti. Abbiamo avuto tanti colleghi che hanno preso il covid, tanti che sono morti a seguito di questa infezione e che non ce l’hanno fatta, quindi penso che, in linea con il Capo dello Stato, quando si tratta questo argomento si deve riconoscere la grande opera e il grande valore eroico che i medici hanno avuto in questa vera e propria guerra. Le forme di tutela sono quelle previste dalla legge, quelle assicurative, ma soprattutto le forme di rispetto dell’organizzazione. I vari sistemi sanitari devono prevedere forme di tutela e garanzia, norme di sicurezza generale, ma c’è una protezione di natura generale e culturale: i medici rimangono gli eroi, assieme ai tanti operatori, stremati, grazie ai quali abbiamo potuto fronteggiare quest’emergenza. Io ho vissuto in trincea, dalle 8 del mattino alle 11 di sera, per le somministrazioni di vaccino, anche a domicilio, nei reparti di rianimazione, assistendo a scene da un punto di vista umano anche atroci, alla sofferenza di persone che purtroppo non ce l’hanno fatta».

–Quale consiglio si sente di dare alle giovani generazioni che vogliono intraprendere questa attività a difesa della salute, medici e infermieri, una volta mitizzata e oggi bistrattata?

Il consiglio che do è questo: la professione del medico non è come tutte le altre professioni. Si deve sentire la passione. È una missione. Non è solo laurearsi e raggiungere degli obiettivi con degli sforzi. Ci si deve impegnare, si deve studiare tantissimo, ma ci deve essere una grande passione nell’assistere i pazienti, soprattutto con un tratto umano. Molte volte una parola, un sorriso in più, vicino al letto del malato, valgono più di qualsiasi medicina».

–Assessore, c’era tanto da fare. Oggi ancor di più. Tanto. Avrà poco tempo per riposare.

L’unica cosa che posso assicurare è mettere a disposizione tutta la mia esperienza amministrativa e di medico. Spero di fare del mio meglio, non ho bacchette magiche e non sono immune dagli errori. C’è bisogno del contributo di tutti, di un grande, enorme sforzo. Anche e soprattutto per l’attuazione del PNRR, che è una nuova sfida a cui siamo chiamati a dare il massimo impegno. Mai come in questa situazione occorre un grande senso di responsabilità e un grande sforzo, senza risparmiarsi. Serve dare il massimo per poter uscire da questa situazione e poter vincere questa guerra contro un avversario imprevisto, ma soprattutto invisibile.

Pubblicato il 4 aprile alle ore 10.30

 

Editoriale Salute e Turismo, marzo 2022

di Gioia Catamo 

La vita che diventa sempre più frenetica e la limitata disponibilità di tempo da dedi­care contemporaneamente a famiglia e lavoro, fanno sì che passi in secondo piano la salute. Continuiamo in questo numero di In Puglia Tutto l’Anno la rubrica dedicata alla salute, gestita da Medinforma, con l’ambizioso progetto di conciliare la cura del corpo con il nostro mare, gli itinerari del gusto, dell’arte e dello sport, soddisfacendo le esigenze di tutta la famiglia.

L’intento è quello di coniugare i molteplici momenti che contribuiscono al benessere, ma soprattutto alla cura di noi stessi, nell’unico momento possibile: le vacanze, valorizzando le ricchezze del nostro Salento. Una vacanza per esperienze culturali, sportive e gastronomiche offrendo al contempo un’assistenza medica specialistica e specifici trattamenti riabilitativi per le diverse patologie o al solo fine di recupero psico-fisico, mettendo a disposizione ambienti che concilino divertimento e riabilitazione, fornendo l’adeguata accessibilità alle persone con disabilità, dagli alloggi alla spiaggia: è questo il nostro ambizioso progetto.

 



 

Questo numero di marzo è dedicato alla Donna. E anche la nostra rubrica, dedicata alla Salute, riprende questo tema per la donna. È di qualche settimana fa una decisione coraggiosa e giusta della Regione Puglia: test gratis per la prevenzione dei tumori mammella-utero-ovaie per oltre un milione di donne pugliesi. Fino a ieri il Servizio Sanitario Regionale permetteva uno screening gratuito per la fascia di età dai 50 ai 69 anni. Oggi invece saranno coinvolte anche le donne dai 40 ai 49 e dai 70 ai 74 anni. Si passerà così da circa 600 mila a oltre un milione di donne che potranno fare gratuitamente lo screening, comprensivo dei test genetici per la valutazione del rischio ereditario. Le mutazioni genetiche aumentano infatti il rischio di sviluppare neoplasie della mammella e dell’ovaio. La prevenzione genetica permette di identificare i soggetti portatori della mutazione nei geni BRCA1 e BRCA2 che presentano un significativo aumento del rischio, permettendo così di intraprendere le procedure di prevenzione più efficaci e iter terapeutici personalizzati, aumentando la possibilità di sopravvivenza delle pazienti. Questo è il programma di prevenzione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi del programma (ovvero la convocazione del 100% delle donne interessate) comporterà la decadenza del direttore generale dell’ASL di competenza territoriale. La Puglia è all’avanguardia: prima Regione ad estendere lo screening al di sotto dei 45 anni e tra le poche a garantire le attività di consulenza genetica oncologica per il rischio di carcinoma mammario per cause ereditarie.

La Puglia è anche all’avanguardia per numero di “Ospedali Amici delle Donne”. Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, dal 2007 attribuisce i Bollini Rosa agli ospedali italiani “vicini alle donne” che offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle patologie femminili di maggior livello clinico ed epidemiologico. Con questa premiazione intende promuovere, anche all’interno degli ospedali, un approccio “di genere” nella definizione e nella programmazione strategica dei servizi socio-sanitari. L’obiettivo è di creare un network di ospedali a “misura di donna” sempre più all’avanguardia nella prevenzione, diagnosi e cura delle patologie femminili, contribuendo a una scelta consapevole da parte dell’utente attraverso un confronto diretto tra i servizi offerti dalle diverse strutture, dando voce alle pazienti sui servizi premiati. La Puglia vanta 15 ospedali e si posiziona al nono posto in Italia. E presenteremo il difficile e faticoso impegno della donna che oltre ad essere moglie e madre è anche medico, con ruoli dirigenziali che spesso lasciano poco spazio alle necessarie e doverose gestioni familiari. E torniamo a riproporre: Salute e Turismo nel Salento!

Pubblicato il 2 aprile 2022 alle ore 11:00

La frisella… e sei in Puglia

di Francesco Paolo Pizzileo


Alcune leggende popolari fanno risalire le origini della frisa ad Enea, quando l’eroe cantato da Virgilio nell’Eneide, sbarcò sulle nostre coste. Altre la farebbero risalire al X° secolo a.C. consumata dai navigatori Fenici come pane da viaggio, ammorbidito con acqua salata di mare e insaporito con olio d’oliva.

La frisella può essere conservata per un periodo lungo, questo la rendeva una valida alternativa al pane e così diventò un vettovagliamento delle truppe cristiane che si recavano in Terra Santa, perciò in Puglia è nota anche con il nome di “pane dei Crociati”.

A dettarne la caratteristica forma circolare con il foro centrale fu l’esigenza di trasportarle. Il foro centrale, infatti, permetteva di passare una cordicella e trasportarle comodamente in barca e durante i viaggi.

Successivamente, grazie al suo pratico utilizzo e alle sue proprietà gastronomiche, divenne il tipico alimento dei pescatori. Ecco perché, fino a qualche decennio fa, in Puglia, si usava bagnare la frisella direttamente in acqua di mare. Spesso veniva usata come fondo per zuppe di pesce o altri alimenti, addirittura era ottima per le zuppe di latte.

Prima del dopoguerra, la frisella di farina di grano era riservata solo alle classi benestanti, mentre i ceti meno ricchi consumavano friselle di farina di orzo o di miscele di orzo e grano. Infatti, questo alimento definito “povero”, ma “re” delle tavole, si diffuse soprattutto nel mondo contadino per la necessità dei lavoratori di avere un prodotto poco costoso e a lunga conservazione naturale.

Sul nome vi sono le tesi degli studiosi ma la più credibile riporta al termine latino “frendere” che significa “macinare, sminuzzare”: la frisella, infatti, una volta ammorbidita nell’acqua, la cosiddetta “sponzatura”, può essere mangiata in piccoli pezzi.

È un prodotto da forno sottoposto a doppia cottura, perciò biscottato.

Tra la prima e la seconda cottura l’impasto viene tagliato orizzontalmente con lo spago, per questo la frittella ha una faccia liscia e una ruvida.

Dopo la sponzatura le friselle possono essere condite con pomodoro, sale, origano e naturalmente con olio d’oliva.

Pubblicato il 2 aprile 2022 alle ore 10:30

La Regione Puglia a favore delle donne.

Loredana Capone

Negli ultimi anni c’è stata in Puglia  una accelerazione, anche a livello legislativo, degli interventi a favore delle donne. Passo dopo passo, anche per sollecitazione di associazioni sempre in trincea a rivendicare l’attuazione di principi che spesso rimangono solo buone  intenzioni, la politica a favore delle donne  ha guadagnato terreno.  Se ancora sono poche le presenze femminili nei posti che contano, se ancora bisogna parlare con forza di pari opportunità perché non vanno date per scontate, se insomma il tetto di cristallo è stato solo scalfito, tuttavia i segnali positivi ci sono e vanno messi in evidenza.

Iniziamo da quello più evidente e che è stato sottolineato da più parti: per la prima volta, dallo scorso novembre,  presidente del Consiglio regionale è una donna, Loredana Capone  (ultimamente è stata eletta anche all’interno del Comitato Europeo delle Regioni).  Anni di impegno sia a livello provinciale (vice presidente Provincia di Lecce), sia assessore regionale nel settore Cultura e Turismo, l’hanno vista impegnata a rivendicare il ruolo femminile nelle istituzioni, in prima linea promotrice di interventi che hanno ottenuto consensi unanimi al di là degli schieramenti di partito. Ne è esempio  la legge sulla parità retributiva di genere approvata all’unanimità dal Consiglio regionale (la Puglia  è stata la seconda regione in Italia dopo il Lazio). Nonostante l’art.37 della Costituzione  e gli articoli 8 e 157 del Trattato UE che riguardano la rimozione delle disuguaglianze e la  parità di retribuzione tra i sessi per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, la realtà è che  le donne sono svantaggiate e a parità di impegno lavorativo il loro  differenziale salariale  oscilla dal meno 20 al meno 31%. E non è un gap che interessa solo i livelli dirigenziali, ma tutti i settori (impiegate, apprendiste). Accanto a questo aspetto c’è da considerare anche un altro dato preoccupante: tra gli occupati  solo il 37,7%  sopra i 15 anni è donna. Se aggiungiamo poi i danni causati da due anni di pandemia in cui le donne per ragioni legate soprattutto  agli aspetti di cura  sono state penalizzate (spesso costrette a rinunciare al lavoro per seguire i figli in Dad), capiamo l’importanza della legge approvata dal Consiglio regionale. Si tratta di

19 articoli  che, affermando il principio della parità retributiva dei sessi, mirano a promuovere il lavoro femminile,  sia dipendente che autonomo, a potenziare i servizi (asili nido)  che permettono di favorire  i tempi di conciliazione vita lavoro. Previsti obblighi per i datori di lavoro e sanzioni per licenziamenti illegittimi o per la violazione delle norme a tutela della maternità e paternità,  premialità per le  aziende che assumono donne con contratti stabili. Fissata anche per il 9 febbraio di ogni anno la Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro. Non è da sottovalutare nemmeno il sostegno delle ragazze che decidono di specializzarsi in percorsi STEM, cioè  Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica, ritenute materie prevalentemente  di pertinenza maschile. Una legge, quindi, che dovrà permettere un gran passo avanti anche se nessuno si nasconde che l’attuazione non sarà semplice perché si tratta di realizzare una conversione culturale, a iniziare dalla concezione del lavoro di cura che continua ad essere considerato prettamente femminile. 

La parità retributiva compensa anche la presenza di un altro paradosso che riguarda il mondo femminile all’ingresso del mondo del lavoro.  Le donne, come risulta dal “primo rapporto tematico di genere” realizzato dal consorzio universitario AlmaLaurea, concludono più velocemente e con migliori risultati dei loro colleghi maschi il percorso di studi. Poi il vantaggio svanisce all’ingresso del mondo del lavoro: di solito le donne, potendo scelgono il posto fisso, i maschi la libera professione e, a cinque anni dal titolo conseguito, risultano guadagnare il 20% in più delle loro colleghe.

Di fronte a questi dati si comprende bene che bisogna ampliare il campo di azione, che bisogna, non solo a parole “fare squadra”, ma creare una rete di azioni solidali.  Ecco un altro segnale che è il caso di sottolineare e che coinvolge il mondo della politica: la legge   regionale, n.7 del 2007, art. 25, comma 1, lett. C prevedeva l’istituzione della “Rete regionale delle elette”  con l’obiettivo di scambiarsi informazioni, promuovere iniziative comuni per rafforzare la presenza femminile nei luoghi decisionali. Ora la Rete è attiva, le elette si incontrano, anche perché nei luoghi della politica la presenza delle donne rimane scarsa:  nei Comuni con più di 15mila abitanti abbiamo 62 sindaci uomini contro solo 5 donne e 785 consiglieri uomini contro 306 donne; in quelli più piccoli  160 sindaci uomini contro 17 donne, 1223 consiglieri uomini contro 695. I numeri parlano chiaro e proprio da qui bisogna partire per analisi, confronti, strategie comuni che devono coinvolgere  tutti, donne e uomini.

MRDL

OSPITALITÀ PROFUGHI UCRAINI, SI ATTIVA IL CONSOLATO LITUANO DI PUGLIA E BASILICATA

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La guerra in Ucraina sta costringendo milioni di persone a lasciare il proprio Paese e tutto quello che di più caro hanno. Una fuga verso l’Europa attraverso la Polonia, la Moldavia e la Romania. Soprattutto donne, bambini e anziani che fuggono alla ricerca di un posto sicuro, preoccupati per i propri mariti e figli che continuano a combattere.

Non si può restare indifferenti  di fronte alla drammaticità di questa situazione.

La COMUNITÀ UCRAINA DI PUGLIA E BASILICATA conta la presenza di quasi mille ucraini AIRE anche se si stima siano circa 2700 coloro che vivono stabilmente nelle nostre regioni ed è molto probabile che tanti profughi cercheranno di ricongiungersi ai propri cari.

Per questi motivi, considerati gli ottimi rapporti che esistono tra la Lituania e l’Ucraina e l’assenza del Consolato ucraino nel territorio, il Consolato della Repubblica di Lituania di Puglia e Basilicata, nella persona del Console dott. Giuseppe Saracino, sentito l’Ambasciatore di Lituania in Roma S.E. Ričardas Šlepavičius, ha avviato una campagna di sensibilizzazione volta a reperire disponibilità di posti letto da parte della comunità.

Chiunque abbia la possibilità e voglia ospitare queste persone è chiamato a intervenire semplicemente scrivendo una mail all’indirizzo consulate.lithuania.taranto.it@gmail.com e indicando il nominativo di chi offre ospitalità, numero di telefono, città in cui è presente l’immobile con caratteristiche generali (numero di vani e bagni), posti letto e se possibile ospitare persone appartenente a nuclei familiari diversi. Questa operazione serve ad essere pronti non appena saranno date disposizioni governative o ce ne sarà bisogno.

Il Consolato invita anche le agenzie turistiche che possiedono pullman e vogliono offrirsi per i transfer a mettersi in contatto attraverso l’indirizzo mail suindicato.

Prosegue parallelamente il sostegno alla raccolta fondi attivata dalla Croce Rossa Italiana Comitato di Taranto, presieduto da Anna Fiore che risponde ai seguenti numeri 0994526688, 0994525252, 3471726963 o all’indirizzo e-mail: cp.taranto@cri.it.

Ascolto, gioco di squadra, condivisione, iniziative di promozione

Gianfranco Lopane è nato il 6 maggio del 1980 a Gioia del Colle (BA) e risiede a Laterza (TA). 
ingegnere gestionale dal 2004 presso il Politecnico di Bari. 
Dal 2005 al 2011 è stato consulente aziendale per Accenture e Bmw Italia e, attualmente, è manager di una società di servizi.
Da maggio 2011 a Luglio 2020 è stato sindaco del Comune di Laterza. Nel settembre 2020 è stato eletto consigliere regionale nella circoscrizione di Taranto, nella lista “Con Emiliano”, avviando così la sua prima esperienza in Consiglio regionale. Ha ricoperto gli incarichi istituzionali di presidente del gruppo consiliare, di vicepresidente della Commissione I (Bilancio, finanze, programmazione) ed è stato componente della Commissione VII (Affari Istituzionali).
Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo culturale, ha fondato le associazioni “Società e Progresso” e “ArciPeucezia” a Laterza; come rappresentante studentesco di “Studenti Democratici” presso il Politecnico di Bari è stato componente del Consiglio di Facoltà. Il suo impegno politico inizia nei Democratici di Sinistra e prosegue nel Partito Democratico con diversi incarichi nelle segreterie provinciali e regionali.
È attualmente impegnato nella costituzione del movimento “Con” in Puglia. 


-Dopo due anni di pandemia e delle inevitabili conseguenze sul turismo, le attese sulla ripartenza sono altissime. Da dove inizia il suo percorso per dare una spinta alla ripresa?

«La pandemia ha messo in serie difficoltà gli equilibri economici e sociali del mondo intero. Equilibri che oggi, anche in aspetti geopolitici, vengono rimessi in discussione dallo scenario di crisi internazionale causato dalla terribile guerra in Ucraina che tutti ci auguriamo che possa cessare al più presto. Viviamo in tempi complessi e sappiamo bene quanto anche il turismo, centrale nell’economia della nostra regione, sia stato messo in ginocchio dalla diffusione del Covid-19: una perdita che in Puglia nel primo anno di pandemia si assestava a circa il 60 per cento ma che ha visto ottimi segnali di ripresa nel 2021 con un importante recupero di quasi 20 punti percentuali.

Di fronte a queste premesse, come Assessorato al Turismo, non possiamo che partire dall’ascolto per essere pronti al rilancio post-pandemia. Dall’ascolto di operatori, associazioni, sindaci e amministratori in tutti i territori della nostra regione: da chi compone e sostanzia col proprio lavoro, tutti i giorni dell’anno, l’attrattività della nostra bellissima terra. Il gioco di squadra in questa fase di ricognizione e condivisione sarà utile a toccare da vicino bisogni e criticità del settore per essere efficienti ed agganciare la ripresa».

-Quali iniziative per consolidare e aumentare la naturale forza attrattiva della Puglia?

«Ragioneremo su più fronti con soluzioni a medio-lungo periodo e soluzioni più immediate. Nell’orizzonte più lungo bisognerà aggiornare il Piano strategico Puglia365 con cui la nostra regione ha ottenuto ottimi risultati, ma che è stato concepito diversi anni prima della pandemia. Il virus ha modificato radicalmente i nostri modi di intendere e percepire la sicurezza. I turisti la considerano prioritaria per la scelta del luogo in cui trascorrere le vacanze. Una revisione ed un aggiornamento del Piano, dunque, a cui dovranno far seguito specifiche linee operative. A livello programmatico bisognerà investire al meglio le risorse del PNRR e avviare una seria riflessione sulle risorse della nuova programmazione comunitaria su cui stiamo già lavorando. Nell’immediato, oltre a finalizzare il calendario di iniziative di promozione, dalle fiere agli spot e ai grandi eventi, bisognerà ragionare in sinergia con gli altri settori per mettere a punto azioni che rendano il sistema dell’accoglienza all’altezza della prossima stagione. Mi riferisco, ad esempio, ad interventi sul decoro urbano, sulla pulizia delle periferie e sulle infrastrutture turistiche».

-Turismo esperienziale: la Puglia è pronta?

 «Bisogna rendere praticabile un percorso di sviluppo del turismo che sia circolare, sostenibile, e che veda il brand Puglia sempre alla ricerca di un posizionamento forte e in grado di soddisfare le elevate esigenze di qualità. È necessario investire in formazione e dar seguito alla richiesta di un’accoglienza turistica più qualificata che giunge da operatori, agenzie, strutture ricettive che ho già iniziato ad incontrare nei territori. Serve personale e personale qualificato. Al mutamento delle esigenze e dei bisogni esperienziali dei viaggiatori dovrà accompagnarsi l’innovazione dell’offerta. Gli indici di gradimento dei turisti dipendono molto, ad esempio, dalla sicurezza garantita, dal livello dei servizi, dalle capacità relazionali degli operatori e dalla promozione dell’esperienza attraverso i canali digitali. Nel percorso di miglioramento del turismo esperienziale pugliese sarà quindi fondamentale il rapporto della nostra Regione con gli Istituti Tecnici di Specializzazione, con le Università, con le Associazioni e le Fondazioni. Lavoreremo in questo senso».

– Ci sono nella nostra regione posti incantevoli che godono di enorme notorietà in tutto il mondo; altri più piccoli e magari in zone un po’ marginali che, pur presentando aspetti pregevoli dal punto di vista storico-naturalistico-paesaggistico risultano sconosciuti anche agli stessi pugliesi. Quali strategie il suo assessorato intende usare per colmare questo gap?

«Le esperienze che si possono vivere in Puglia che ampliano l’offerta del turismo balneare presentano un quadro molto ricco che va dall’enogastronomia al cicloturismo, dai cammini al turismo culturale. Insieme alla valorizzazione dei territori conosciuti come il Salento, il Gargano e la Valle d’Itria bisognerà affiancare un importante lavoro di aree meno esplorate come la Murgia, le Gravine, i borghi del Subappennino Dauno e l’entroterra brindisino. Permane l’obiettivo di destagionalizzare ed essere attrattivi per mercati diversi. Il cicloturismo e il trekking, ad esempio, portano nei nostri territori numerosi appassionati dal Nord Europa anche nella bassa stagione e in periodi più freddi. Dall’ultimo aggiornamento dell’indagine Ipsos, Future4Tourism, la Puglia è anche fra le 5 regioni preferite da oltre la metà degli italiani per le vacanze dell’inverno 2022. Inoltre, dai dati SWG del 2021, le mete preferite dagli italiani in vacanza in Puglia subito dopo mare e spiagge sono le località rurali e i borghi storici con una tendenza d’interesse in crescita per gli itinerari enogastronomici, l’artigianato e gli eventi sportivi.

Tra le attività di promozione per stimolare, in Italia e all’estero, la scoperta delle meraviglie della Puglia abbiamo da poco pubblicato l’Avviso per gli Educational Tour 2022 rivolto agli operatori del turismo; già annunciato lo spot del 2022 di Pugliapromozione con la regia prestigiosa di Sergio Rubini e a breve investiremo per animare la rete degli info-point, punto di riferimento per l’accoglienza dei turisti».

-Questo numero della rivista è dedicato alle donne. Ritiene che si possa aumentare l’importanza del loro ruolo all’interno del turismo?  Come?

«È un tema centrale ad ogni livello di governo, per tutte le amministrazioni pubbliche, per le aziende e per la nostra società. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo di Federalberghi fotografa la variabile di genere come quella più discriminante sui livelli retributivi. Le lavoratrici, pur con un numero maggiore di giornate retribuite nel 2020, hanno avuto una retribuzione media inferiore di circa 900 euro a quella dei colleghi di sesso maschile. Questo dipende molto dalla scarsa presenza di donne tra i quadri direttivi del turismo rispetto ad una presenza maggioritaria nelle mansioni operative. Inoltre, il lavoro dipendente femminile è stato quello ad aver subito più duramente gli effetti della pandemia.

In questo senso l’Agenda di Genere, documento strategico di indirizzo molto importante di cui si è dotata la Regione Puglia, si pone tra gli obiettivi operativi per ridurre i divari di genere nei percorsi di carriera, sia quello di diminuire il gender pay gap nel lavoro che quello di favorire l’accesso delle donne alle posizioni verticistiche di aziende e amministrazioni.

Ci sarà bisogno quindi di un efficace raccordo tra le pianificazioni degli assessorati: l’Assessorato al Turismo, nella considerazione anche della strategicità del settore sul tema di genere, lavorerà da subito a questa importante sfida di empowerment ed equità».

MRDL

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