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sabato, Luglio 13, 2024

Tra i potenti d’Europa, con l’Afghanistan nel cuore

MARILÙ LUCREZIO TRA I POTENTI D’EUROPA, CON L’AFGHANISTAN NEL CUOREUNA VITA NEL GIORNALISMO: “ESSERE INVIATI È UNA MISSIONE”


Dismessi gli abiti da inviata di guerra Marilù Lucrezio ora racconta la vita politica europea dal cuore delle istituzioni. Senza però dimenticare il suo percorso e l’amore per la sua terra.

“La passione per il giornalismo è innata, nello scegliere l’università non ho mai avuto dubbi su cosa fare, mio padre era scettico, ma ha capito che non aveva altre opzioni e che il mio sogno era più forte di tutto – inizia a raccontare -. Sono andata a studiare lingue a Urbino, lì dove c’era una delle prime scuole di giornalismo. Sono sempre stata convinta della mia scelta, mai avuto dubbi. Sono andata avanti sempre senza esitazioni, affrontando tutte le difficoltà”.

La crisi dell’editoria soffiava già da allora, ciò non ha affievolito le speranze di puntare verso l’obiettivo.

“Non si riusciva a diventare giornalisti all’interno di un giornale, perché nessuna redazione permetteva un contratto di 18 mesi, versandoti i contributi e credendo in te. Le condizioni di lavoro nelle redazioni erano pessime, molti lavoravano in nero. Poi, per fortuna, sono arrivate le scuole di giornalismo e sono riuscita ad entrare in quella di Urbino, con un corso post laurea a numero chiuso – continua Lucrezio-. Lì mi sono formata ed è lì che è aumentato il mio amore per il giornalismo televisivo: da sempre sono innamorata dell’immagine, della capacità di mostrare agli altri quello che vedono i miei occhi. Negli anni di studio ho avuto grandi maestri, molti erano giornalisti della Rai, ora non ci sono più. Alla fine sono diventata professionista superando l’esame di Stato senza problemi”.

Per lei una lunga gavetta.

“Ricordo la difficoltà a entrare in Rai, in quegli anni non c’erano i concorsi e il bacino di precari da cui attingevano, e che si doveva smaltire, era molto ampio. Io ci sono entrata da stagista, grazie alla scuola di giornalismo, poi ho provato e insistito tanto per rimanere e ci stavo quasi rinunciando, cedendo a chi mi diceva che non c’era posto per me. Nel frattempo ho iniziato a lavorare per Radio Dimensione Suono, come cronista parlamentare, corrispondente dalla Camera e dal Senato. Era estate quando ho ricevuto una telefonata in cui mi si diceva che c’era un contratto di sostituzione per me in Rai. Non ci ho creduto, pensavo che fosse uno scherzo dei miei amici, che erano soliti farne. Ho messo giù dicendo che era uno scherzo di pessimo gusto – il ricordo la diverte ancora-. Poi ho fatto un giro di telefonate per capire chi avesse avuto l’idea, ma nessuno sapeva niente e mi è venuto il dubbio che quella telefonata fosse vera. Ho richiamato in Rai e ho ricevuto conferma: stavano iniziando a chiamare altre persone della lista perché avevo rinunciato. Ho chiesto scusa dicendo che pensavo fosse uno scherzo. Ero felicissima. Da quel momento ho iniziato a lavorare e mi sono sposata con la Rai, la mia vita è stata dedicata al lavoro”.

Al direttore del Gr, Paolo Ruffini, ringraziandolo, ha raccontato l’episodio.

“Mi ha scelta per il mio cv, gli era piaciuto molto, per il taglio internazionale: avevo svolto corsi all’estero e vinto delle borse di studio di giornalismo negli Stati Uniti e a Londra. Ricordo perfettamente che mi disse di non deluderlo, se avesse scoperto che avevo scritto bugie sulle mie competenze, mi avrebbe annullato il contratto – ricorda con affetto -. Non l’ho deluso e da lì ho lavorato per la radio, i tg parlamentari, il tg1 per circa otto anni, con contratti a termine. Poi, finalmente sono stata assunta. Avendo una grande passione per gli esteri, appena c’è stata occasione ho chiesto di cambiare settore e dopo aver frequentato il corso di guerra per inviati a Pavia, ho iniziato a seguire da inviata tutte le zone in conflitto: Iraq, Siria, Afghanistan. Per ogni nazione ho un ricordo molto forte, ma sono legata di più all’Afghanistan, raccontandolo per 20 anni. In guerra bisogna stare molto attenti e lì in particolar modo tutto era controllato, ricordo le trincee dalle montagne e i talebani pronti a colpire alla minima avvisaglia, anche il flash di una macchina fotografica poteva scatenarli. Si accorgevano di tutto e controllavano minuziosamente anche i social. C’erano mine dappertutto, ma quando imparavi a muoverti era più semplice, eppure sono morti tanti soldati italiani, alcuni li avevo intervistati. In Afghanistan è forte la questione femminile: in alcuni villaggi i talebani non sono mai andati via, hanno solo tagliato la barba. E le donne mi dicevano che quando gli occidentali sarebbero andati via si sarebbero vendicati, inasprendo le loro leggi”.

E guardando quello che è successo dopo, le preoccupazioni erano fondate.

“Ho seguito anche le Primavere arabe, e non dimenticherò mai il fronte in Libia con tanti ragazzi universitari, disperati. Il rischio lì era incappare in posti di blocco di soldati travestiti da ribelli che impedivano a noi giornalisti di raccontare la repressione verso i giovani. Molti colleghi sono spariti così, dai posti di blocco. Non mi sono lasciata intimidire e ho continuato a spostarmi ovunque, riuscendo anche a scoprire un traffico di esseri umani e di organi – afferma senza nascondere la forte emozione-. Per tre giorni sono rimasta nei luoghi dove gli uomini venivano radunati, come in un pollaio, prima delle partenze e ho raccontato tutto. Ho visto ragazzi pieni di speranza e le misere barche inadatte per affrontare il mare e il lungo viaggio. Ma una volta a bordo, ai trafficanti non interessa nulla della loro vita, ormai il compenso è stato incassato. Quel servizio è stato di apertura del Tg1. Esclusiva del Tg1. Quello che non avevo considerato è che lì guardano la Rai e subito i trafficanti sono venuti a cercarmi in albergo, io sono riuscita a scappare ma hanno picchiato l’autista. Questa è una cosa che mi porto dietro per la quale ho sofferto tanto. Sempre riguardo ai migranti, ho seguito anche la rotta balcanica”.

Con il Covid, i viaggi si sono interrotti e decide di fare un concorso interno per occuparsi di altro. È stata selezionata grazie anche al suo curriculum di cui è orgogliosa, e adesso è corrispondente da Bruxelles, in un contesto completamente diverso.

“La volontà di risolvere il problema della migrazione in Europa è forte, ma non è facile, non è un argomento che si scioglie facilmente. Da fuori sembra che tutto sia facile e lo pensavo anche io – spiega la giornalista -. La strada da intraprendere è lavorare insieme, così come è stato fatto per arginare la pandemia. È stato fatto un lavoro enorme e ho avuto l’onore di seguirlo, raccontando i lavori della Commissione”.

Cosa le è mancato in tutto questo girovagare?

“La mia famiglia e gli affetti sicuramente e il cibo, i sapori italiani, la parmigiana, la mozzarella pugliese, la burrata mi è mancato tutto! In tutti questi anni ho mangiato male: nelle zone di guerra il cibo scarseggia, poi sono vegetariana mentre nei luoghi arabi si mangia molta carne, andavo avanti a merendine e crackers. A Bruxelles, il mio ristorante preferito è quello della cucina pugliese, nessun paese al mondo e nessuna regione è così ricca di sapori”.

Afferma di aver ereditato dal Salento la determinazione la costanza; è sostenitrice delle donne salentine definendole toste e caparbie, quando vogliono fare qualcosa l’ottengono.

“Venivo da un paesino del sud dal Salento, sconosciuto, tutti si chiedevano dove fosse Ugento e invece adesso è sulla bocca di tutti – continua -. Da donna del sud al nord non mi sono mai sentita inferiore a nessuno. Ho avuto una buona educazione e ho studiato tano nella mia vita, quello che ho fatto e ottenuto è solo per meriti”.

Ogni tanto qualche bilancio lo fa, ma ne esce sempre contenta delle scelte fatte.

“Ho perso qualcosa, non ho una famiglia, marito e figli, ma quello che ho guadagnato è la soddisfazione professionale, volevo fare la giornalista. Per chi fa l’inviata avere un fidanzato è un secondo lavoro, molto difficile per chi vive sempre con il trolley in mano. Una volta a Roma, a cena con il compagno d’allora e con degli ospiti, mi sono alzata dal tavolo per partire a Parigi, per raccontare dell’attentato dell’Isis al Bataclan. E non è stato un caso isolato. Ho interrotto vacanze e anche le feste per i miei compleanni. Io sono sempre partita, non mi sono mai fermata. La vita da inviato è piena di sacrifici ma io la vivo come una missione: do voce alle persone che non ne hanno”. E questo ripaga tutto.

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