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La qualità dell’ambiente è anche qualità della vita

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La qualità dell’ambiente è anche qualità della vita

Ecologia del paesaggio

Quando si pensa a un paesaggio, a tutti viene in mente un’immagine bella o brutta o che ci ha fatto emozionare. Storicamente, i paesaggi sono stati studiati più da un punto di vista estetico che funzionale. A partire dagli anni 70 si è sviluppata l’Ecologia del paesaggio, una nuova disciplina focalizzata sul suo funzionamento e sulla interazione tra i diversi componenti del paesaggio stesso. Studiarlo ecologicamente significa analizzarne le sue caratteristiche: cosa c’è, quanto ce n’è, e come è distribuito nello spazio, per definire le relazioni spaziali tra i diversi componenti che lo costituiscono: il mosaico delle tessere (patch) del paesaggio.

Nella nuova disciplina le foto aeree e le immagini satellitari sono uno strumento essenziale per approfondire le analisi territoriali. Da tali indagini è possibile quantificare i fenomeni erosivi lungo la costa, cambi di uso del suolo, fenomeni di urbanizzazione o rinaturalizzazione di alcune aree, ma anche quanto le tessere della stessa copertura del suolo siano tra loro interconnesse. La connettività del paesaggio è anche una misura della sua stabilità, in quanto le connessioni garantiscono la continuità di scambi genici tra le specie e quindi sostengono la biodiversità.

foto di José De Giorgio

I paesaggi che caratterizzano la nostra Regione sono il frutto delle relazioni millenarie tra l’uomo e il suo ambiente: l’uomo ha plasmato il territorio facendo sì che anche opere di natura antropica siano, oggi, parte integrante del paesaggio con un valore non solo culturale ma anche ecologico. Pensiamo ad esempio ai muretti a secco, costruiti per parcellizzare i campi agricoli e che sono oggi parte integrante della rete ecologica regionale permettendo a una serie di organismi animali di spostarsi da un’area ad un’altra senza essere minacciati da eventuali predatori.

 Il riconoscimento della stretta relazione tra uomo e ambiente ha assegnato ai paesaggi pugliesi la connotazione della multifunzionalità. Un paesaggio, infatti, non può essere solo ecologico o solo culturale, ma può svolgere numerose funzioni. Quelle erogate dai paesaggi pugliesi possono coesistere e possono, quindi, favorire contemporaneamente obiettivi di sviluppo economico e di conservazione delle risorse ambientali e sociali, attraverso l’integrazione spaziale di diversi usi del suolo e un utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse del nostro territorio.

Foto di L. Catamo

Tradizionalmente, i pianificatori del paesaggio hanno concentrato la loro attenzione sulla protezione di specifiche aree connotate da un’alta qualità estetica o da un’alta qualità ambientale, trascurando la matrice più ampia in cui tali aree erano immerse, poiché non ritenuta degna di seria attenzione. Gli ecologi che si occupano di studiare la multifunzionalità del paesaggio preferiscono quello che mostra eterogeneità piuttosto che omogeneità, espressa in termini di complessità visiva, opportunità ecologica e diversità fisica. In un approccio multifunzionale, dunque, si enfatizza l’eterogeneità per migliorare anche il contesto in cui aree di notevole pregio sono immerse, attraverso l’aggiunta di elementi paesaggistici semi-naturali (rimboschimenti, aree a verde, ecc.) volti a fornire molteplici benefici (qualità dell’aria, regolazione della temperatura, disponibilità di acqua, impollinazione, biodiversità, valori culturali e ricreativi).

Uno studio condotto nell’ambito del Millennium Ecosystem Assessment da un gruppo numeroso di ricercatori ha evidenziato che esiste una stretta relazione tra la qualità dell’ambiente in uno specifico sito e la qualità della vita della popolazione che vive in quella determinata area, in quanto un’area caratterizzata da una qualità ecologica elevata sarà in grado di fornire tutta una serie di benefici alla popolazione residente. Il problema è che solo alcuni di questi benefici sono evidenti e contemplati nelle decisioni pubbliche, altri richiedono studi approfonditi per poter essere quantificati. Basti pensare ai benefici erogati dagli ulivi secolari. Essi sicuramente sono alla base della produzione di olio, ma allo stesso tempo erogano una serie di benefici di cui spesso non siamo consapevoli, ad esempio:

– mantengono il verde durante tutto l’anno grazie al fatto che non perdono mai completamente le foglie. Le stesse foglie sono coperte da una peluria microscopica che consente di catturare e mantenere l’umidità e hanno una grande capacità nella cattura della CO2;

– il sistema radicale è robusto e caratterizzato da un importante sviluppo che è in grado di fissare il suolo, combatterne l’erosione e permettere il mantenimento dell’acqua in profondità, risultando vincente nella lotta alla desertificazione;

– l’uliveto rappresenta un paesaggio che supporta la biodiversità locale: sino a 200 diverse specie di piante, 90 specie di vertebrati e circa 150 specie di invertebrati per ettaro, grazie anche a pratiche gestionali che mantengono la copertura erbacea;

– l’uliveto ha un valore culturale riconosciuto dalla legislazione regionale, che tutela gli ulivi monumentali per il loro valore storico essendo parte integrante del paesaggio pugliese.

Diventa, dunque, chiaro il ruolo catastrofico che Xylella fastidiosa ha giocato nel paesaggio salentino, andando a distruggere non solo una produzione agricola di rilievo nel panorama nazionale ed internazionale, ma anche il ruolo ecologico-culturale degli uliveti.

I paesaggi sono sistemi complessi, studiarli ecologicamente è una sfida complessa ma ci fa comprendere che per leggere un paesaggio è necessario andare oltre le apparenze.

di Irene Petrosillo

Pubblicato il 30 settembre 2022 alle ore 17:21