CONFCOMMERCIO, PASTORE: «CON LE SPA IL 40 PER CENTO IN PIÙ DI INTROITI

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Al meeting di Confcommercio che si è svolto a giugno presso l’Hotel Tiziano di Lecce ci siamo confrontati con il presidente dell’associazione leccese, Federico Pastore, sull’idea di coniugare le eccellenze salentine con un turismo che dia spazio anche a chi sceglie la nostra terra per curarsi.

Ecco la nostra intervista

  • Partiamo dal territorio, partiamo dal turismo che, come abbiamo scritto nel numero di giugno della nostra rivista, è ad oggi il vero core business di questa terra, giacché ci siamo dimenticati negli ultimi decenni di altre eccellenze che pure producevano economia, a partire (banalmente) dalla manifattura. Molto è stato fatto, soprattutto dai privati e poco dalle istituzioni. È così?

«Si, il turismo è la nostra leva economica in questo momento, sta generando il valore aggiunto di questo territorio. Gli imprenditori sono stati bravi a svilupparlo questo e in maniera autonoma. Ma devo dire che in questi anni le istituzioni hanno osservato e adesso stanno sostenendo. Dico questo perché anche come Camera di Commercio stiamo lavorando sulle Dmo, abbiamo già costituito la fondazione della Dmo Salento proprio per dare ora una organizzazione strategica e manageriale al nostro turismo. Questo per evitare che il turismo salentino sia solo una moda che arriva e passa, e questo è un rischio, ma che sia invece una tendenza, e quindi un turismo che cresce e si struttura sempre meglio e a farlo sempre in maniera più professionale. Stiamo lavorando molto al fianco degli imprenditori con la formazione professionale per formare sia gli addetti sia gli imprenditori nella parte manageriale.

Per quanto riguarda le altre leve economiche di questo territorio, abbiamo parlato dell’agricoltura che ha avuto il problema noto a tutti della xylella ma non abbiamo perso quella tendenza a valorizzare il prodotto tipico locale: l’enogastronomia, i percorsi del vino e altre eccellenze che abbiamo su questo territorio. Il turismo non è un’entità a sé stante ma vive attraverso il coinvolgimento di tutti questi altri settori anche perché stiamo puntando su un turismo esperienziale, non solo su quello balneare come è stato finora. Stiamo provando a coinvolgere i borghi interni, l’entroterra, a sfruttare il turismo enogastronomico, il turismo religioso, il turismo dei cammini, quindi tutti i vari prodotti che può generare il turismo. L’insieme coordinato di tutti questi prodotti crediamo possa essere la strategia vincente per il futuro»

  • Possiamo dire che le parole chiave per un turismo di successo sono identità, formazione e magari anche trasporti. Su questo siamo molto carenti. In questo senso e concretamente le Dmo cosa sono e come possono aiutare l’attività turistica di questo territorio?

«Le Dmo sono degli organismi che hanno una struttura organizzata di altissimo livello, con una gestione manageriale fatta da esperti del settore. Esistono già da anni in altre regioni italiane di successo come il Trentino, il Veneto, l’Emilia Romagna. Noi ci stiamo arrivando adesso e lo vogliamo fare in maniera seria, concreta. La Puglia ha emanato una legge regionale a settembre dello scorso anno, e noi nel solco di questa legge vogliamo mettere in piedi questa fondazione. Cosa farà? La Dmo parte da un monitoraggio di quelle che sono le esigenze degli imprenditori e delle imprese da un lato, e quelle del territorio dall’altro. Uno dei fabbisogni primari che è emerso è proprio quello dei trasporti, soprattutto dei trasporti dell’ultimo miglio. Intanto stiamo cercando di potenziare il collegamento con l’aeroporto di Brindisi ma anche con le stazioni ferroviarie. Resta il grave problema di come raggiungere le varie località turistiche del nostro territorio (zona adriatica, zona jonica, il Capo di Leuca) partendo da porti, aeroporti, stazioni. La Dmo avrà anche questa funzione, quella cioè di coordinare anche i privati e mi riferisco anche agli ncc (attività di noleggio con conducente), a tutti coloro che svolgono attività di trasporto persone, e cercare di organizzarli al meglio, anche attraverso delle politiche di contenimento dei prezzi proprio perché il turista, una volta arrivato qui, non si senta abbandonato o sfruttato economicamente. In sostanza, quello che si otterrà è un coordinamento di tutte le politiche di sviluppo.

  • La rivista In Puglia Tutto L’Anno porta da sempre avanti un progetto che si chiama “Salute e Turismo”: ha l’obiettivo di coniugare le eccellenze di questo territorio, tutte, quelle della medicina, quelle paesaggistiche e la possibilità di fare dei percorsi salute, di curarsi e di creare turismo. E forse anche i presupposti per la tanto decantata destagionalizzazione. Secondo Lei è fattibile? Quali sono le criticità, quali le potenzialità?

«Questo è un bell’assist, perché nei giorni scorsi si è tenuto un convegno a Santa Cesarea Terme, che è la nostra località per eccellenza del turismo della salute. Abbiamo un sito unico al mondo per l’unicità delle caratteristiche delle acque termali. In quell’occasione si è parlato di turismo e salute, di turismo e benessere. Si è parlato dell’importanza di utilizzare le spa all’interno delle attività ricettive giacché questo riesce ad allungare il periodo delle strutture che quindi non sono più esclusivamente legate alla stagione balneare. Inoltre, ottimizzando la risorse delle terme, oltre a creare un prodotto che può identificare bene il Salento, si crea anche un aumento del fatturato aziendale: diversi studi hanno infatti dimostrato che la sola introduzione della spa all’interno di un albergo aumenta gli introiti fino al 40 per cento rispetto all’ordinario. Possiamo quindi dire che il Salento diventa una destinazione anche del benessere, e che si lavorerà su questo segmento per migliorarlo, e che le strutture ricettive stanno tutte valutando la possibilità di introdurre al proprio interno spa, percorsi benessere e qualunque altro elemento che possa andare verso la direzione del wellness.