venerdì, Ottobre 23, 2026
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La stagione della ripartenza. Come è andata? Francesco Caizzi

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Francesco Caizzi Presidente Regionale Federalberghi

Francesco Caizzi, Presidente regionale e vicepresidente nazionale di Federalberghi, avverte:

«Si combatta l’abusivismo o rischiamo di danneggiare turismo e territori, se l’anno scorso (prima stagione durante la pandemia, ndr) eravamo tutti impreparati – continua Caizzi – , quest’anno siamo stati più attenti, ma abbiamo avuto un eccesso di turismo (che in gergo tecnico è definito over turismo) e questo deve dare lo spunto a delle riflessioni su come gestire i flussi turistici, perché si rischia così di andare a inquinare gli ambienti che noi abbiamo valorizzato».

Il pensiero va ai cittadini che si sono trovati nell’impossibilità di vivere nella tranquillità i loro paesi.

«È stato fatto in altre regioni o parti del mondo: il turismo va regolamentato e gestito, altrimenti i primi a subire le conseguenze sono i residenti. Noi del sistema d’accoglienza alberghiero ed extralberghiero lamentiamo l’incremento dell’abusivismo che riguarda tanto gli alberghi quanto i B&b regolari, sorpassati da avventurieri capaci di affittare perfino i sottoscala o i garage – continua il presidente regionale -. Questa riflessione ci permetterà di conservare il territorio e l’ambiente. Se una cittadina è abituata a un flusso definito di persone e poi se ne ritrova il triplo, è ovvio che tutto andrà in difficoltà, dal sistema fognario a quello della sicurezza e così via». I comuni che sono stati “invasi” da turisti, spesso non segnalati, rischiano di non poter effettuare una buona programmazione e di non richiedere i giusti fondi per gestire la vita quotidiana, a partire dallo smaltimento dei rifiuti all’impiego di vigili. «Ecco perché è necessaria la lotta all’abusivismo: se la presenza del turista non è registrata, il comune rischia di accollarsi molte più spese e poi non garantisce la sicurezza ai cittadini – continua -. E per prevenire bisogna lavorare attraverso le cooperative: mettersi insieme, l’unione fa la forza, ragionare per destinazioni omogenee e cercare di far rispettare le norme per quanto possibile e poi cercare di creare flussi».

Compito che spetta prima di tutto alla Regione.

«L’estate è andata bene, e ce lo aspettavamo, purtroppo le strutture alberghiere aperte tutto l’anno perdono ancora il 30-40 per cento, i dati ci dicono che siamo sotto un milione di presenze rispetto ai dati del 2019 e il vero banco di prova sarà settembre-ottobre. Se l’anno scorso si è fermato tutto, quest’anno non si dovrebbe verificare, tuttavia dobbiamo aspettare per capire cosa è successo al sistema turistico, anche perché sta cambiando la domanda». Il turismo che coinvolge le catene alberghiere è legato alle fiere e agli eventi, a convegni e riunioni, settori che ancora stentano a riprendersi. «Molti eventi non si faranno più, la maggior parte delle riunioni non si faranno più in presenza, anche per una questione di risparmio. Bisognerà capire che cosa succederà alle fiere e come vorranno riaprirle».

Riguardo la mancanza di personale, riscontrata già ad inizio stagione, Caizzi afferma:

«Il problema è stato tale per tutti i mesi, traumatico, abbiamo avuto carenza di personale dovuto ad una serie di fattori, in testa il reddito di cittadinanza, a seguire la stagione breve e questo sarà un altro punto su cui bisognerà lavorare, nello specifico con l’assessorato al Lavoro, per allungare le stagioni con dei voucher di sostegno, come fanno altre regioni, in Sardegna ad esempio, che permettono delle assunzioni oltre i quattro mesi e un’occupazione un po’ più stabile». Molti dei lavoratori proprio per la brevità della stagione in Italia sono andati a lavorare all’estero, dove hanno iniziato già da aprile. Questi sono temi da affrontare nei prossimi mesi.

a cura di Ilaria Lia

La stagione della ripartenza. Come è andata? Aldo Patruno

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Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo Regione Puglia

La Puglia si è riconfermata tra le prime destinazioni turistiche italiane. Dal suo osservatorio: come è andata questa estate? Qual è il segreto di questo successo?

Non abbiamo ancora i dati ufficiali dei mesi fondamentali di agosto e settembre, ma l’Osservatorio di Pugliapromozione ci segnala che i primi 7 mesi del 2021 – da gennaio a luglio – sono andati sicuramente meglio – molto meglio (+ 44,4% in termini di arrivi con un + 81,6% di provenienza estera) – del 2020 e, nel caso di luglio, gli arrivi hanno superato dell’1,5% addirittura quelli del corrispondente mese del 2019, ultimo anno prima della pandemia e anno record per gli arrivi e le presenze in Puglia. Possiamo esultare? Direi di no, ma certamente possiamo tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Abbiamo dimostrato che il turismo pugliese è vivo “e lotta insieme a noi”! Questo è il risultato delle capacità e del lavoro degli operatori pugliesi del comparto per un verso e, per altro verso, delle politiche di posizionamento e promozione del brand Puglia condotte ininterrottamente dalla Regione almeno negli ultimi 10 anni.

Come ha funzionato il sistema dell’accoglienza (strutture ricettive, trasporti, agenzie turistiche, comunicazione): punti di forza e di debolezza.

Inutile negare che il sistema dell’accoglienza ha dovuto fare i conti con i tipici effetti collaterali dell’overtourism, peraltro inatteso nelle dimensioni quest’anno, con superaffollamento in alcune località, alcuni disservizi per i residenti e una incidenza sui prezzi e la qualità dell’offerta. D’altro canto si tratta di problemi che erano presenti anche prima della pandemia e che caratterizzano tipicamente una destinazione turistica giovane, la cui crescita si è confermata anche dopo i 2 anni di lockdown. Questo processo oggi va governato e spinto più verso la qualità che verso la quantità, continuando a lavorare sulla diversificazione del prodotto, sulla destagionalizzazione e sulla internazionalizzazione. E investendo tutto su infratrutture, formazione, qualificazione professionale e dei servizi, innovazione digitale.

Quanto ha influito il turismo di prossimità, scelta necessaria in periodo di Covid?

In modo determinante, non solo Italia su Puglia, ma soprattutto Puglia su Puglia, con un effetto estremamente significativo in termini di riscoperta ed “innamoramento” da parte degli stessi Pugliesi di porzioni della propria Terra non conosciute o meno conosciute. Aspetto che trovo essenziale nella prospettiva della ripartenza e della nuova competizione tra i Territori e le destinazioni dopo il COVID

Ogni anno ritornano puntuali i propositi di destagionalizzazione da elevare a sistema: ci sono le giuste premesse per raggiungere gli obiettivi fissati?

I presupposti ci sono tutti e, quand’anche non ci fossero o la pandemia li avesse indeboliti, dovremmo fare di tutto per (ri)costruirli. In realtà sono scritti a chiare lettere nella stessa denominazione del Piano strategico regionale del Turismo “Puglia365” e nelle azioni messe in campo negli ultimi 5 anni che hanno portato oggettivamente ad un rafforzamento dei mesi spalla di aprile-maggio-giugno e di settembre-ottobre proprio grazie all’incremento del tasso di internazionalizzazione del Turismo pugliese, arrivato a sfiorare a fine 2019 il 30% (dal 20% del 2015). È del tutto evidente che, per una Regione come la nostra – con 850 km di splendida costa e mare sempre più di qualità – il prodotto balneare resta al centro dell’offerta turistica, ma, accanto ad esso, abbiamo messo in campo una serie di ulteriori prodotti essenziali per diversificare l’offerta: dal cibo, allo sport, alla cultura, ai grandi eventi, al paesaggio, ai borghi, ai cammini, all’archeologia subacquea, al benessere, al cicloturismo. È da qui che si riparte …

Qualche mese fa, lei è stato riconfermato nell’importante ruolo di Direttore del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, un settore decisamente strategico per la Puglia. Con quali aggettivi definirebbe i risultati del quinquennio appena trascorso e da quali vorrebbe che fossero definite le azioni del suo nuovo mandato?

a cura di Daniela Ventrelli

La stagione della ripartenza. Come è andata?

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Ancora bisogna aspettare qualche settimana per avere un quadro esauriente della stagione che ci stiamo lasciando alle spalle. Dati esatti, statistiche, numeri, confronti tradurranno in cifre quelle che sono le per- cezioni che abbiamo avuto, ci saranno valutazioni tecniche e politiche, nasceranno nuove strategie, progetti,

proiezioni per il prossimo anno. E mentre faremo le dovute riflessioni, incroceremo le dita sperando che il fattore C, che per due anni ha rivoluzionato le nostre vite, sia per sempre debellato e ormai un ricordo.

Intanto possiamo dirlo, senza cadere in trappole retoriche, che ce l’abbiamo fatta, anche al di là delle aspetta- tive. È quanto si ricava dai tre qualificati interventi che pubblichiamo di seguito. L’ampio orizzonte regionale di Aldo Patruno, Direttore del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, e di Francesco Caizzi, Presidente regionale e vicepresidente nazionale di Federalberghi, trova riscontro nel report salentino di Giovanni Serafino, Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Lecce.

Certo, come succede regolarmente, qualcuno dirà che si poteva fare meglio, che ci sono errori da correggere, che non bisogna dare per scontato che i flussi turistici verso la Puglia vadano sempre nella direzione di un costante incremento. Ma la soluzione è tra le righe, è necessario solo prenderne coscienza. I termini cultura e turismo sono già declinati insieme nelle innumerevoli manifestazioni che hanno animato questa estate. Da soli non bastano? Certamente. La stagione estiva è ancora troppo corta ed è urgente dare sostanza ai processi di destagionalizzazione? Da anni si sta lavorando in questo senso.

Si può ancora correggere il tiro, ma la strada è tracciata, bisogna guardare avanti tenendosi ugualmente lon- tani da facili trionfalismi e da lacrimevoli piagnistei. Che ognuno, nel proprio ambito, faccia la sua parte.

Maria Rosaria De Lumé

Questa estate

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Scrivo queste righe nell’ultimo giorno di agosto. C’è una bella luce. Domani mi aspetta la prima di una serie di giornate pugliesi. Sarò a Bari e poi a Porto Cesareo e a Monopoli e a Lucera.Tanti posti diversi, tanti luoghi di un stesso amore: la Puglia.
Io ho sempre pensato che era un privilegio abitare in un paese vicinissimo alla Puglia, lo pensavo anche quando nella mia regione paesi e città pugliesi non avevano un gran blasone. Di certi luoghi non si sapeva nulla. Difficile che avevi sentito nominare Ceglie Messapica o Massafra. Questa estate che sta finendo ancora una volta ha visto la Puglia come la regione più visitata del Sud. Un’estate di luci e ombre. Un giorno mi sono trovato a Punta Prosciutto e ho visto tantissima gente sulla spiaggia, ma pochi chilometri prima avevo visto il cimitero degli ulivi nel Salento. E poi ho visto in vari luoghi il nero funesto degli incendi. È stata un’estate caldissima e non è finita, ormai da qualche anno l’estate ama rubarsi un po’ di autunno ed è facile fare il bagno a Otranto a metà ottobre. Ricordo una meravigliosa mattina di novembre a Porto Badisco, ricordo di aver preso il sole nudo e in una spiaggia dolcemente deserta. Di questa estate pugliese ricorderò due tranquilli pomeriggi passati in piscina in due masserie del Salento.

Alla fine io ai pugliesi posso rimproverare una sola cosa: si fanno tanti festival letterari ma si continua a leggere poco. Una terra così bella è tempo che diventi anche la terra della poesia.

di Franco Arminio

Franco Arminio, è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha pubblicato molti libri, che hanno raggiunto decine di migliaia di lettori. Da anni viaggia
e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi; è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopo- lamento dell’Italia interna. Ha ideato e porta avanti la Casa della paesologia a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano.

Quando arriverà l’estate…

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Maria Rosaria De Lumé

Quando arriverà l’estate… quante volte nei mesi scorsi abbiamo pronunciato questa frase carica di sogni, di progetti, di desideri, di voglia di uscire, incontrare, incontrarsi. Voglia di mare, di navigare come ci invita la foto di copertina, l’elegante Vespucci nel mare di Gallipoli e di Porto Cesareo. Di riprendere le rotte lasciate a metà e di tentarne delle nuove. Comunque andare, uscire. Dalle nostre case e anche un po’ da noi stessi. Non era scontato che ce l’avremmo fatta, che anche con le dovute precauzioni avremmo ricominciato a vivere non proprio come negli anni precedenti, ma quasi. E a questo “quasi” abbiamo anche cominciato ad abituarci perché la voglia di vita rende sopportabili anche le necessarie limitazioni.

È scoppiata l’estate, si dice quando il caldo improvviso arriva senza dare il tempo per abituarvisi. Quest’anno l’espressione si è adattata non solo alla temperatura, che in realtà sempre altissima ha fatto definire questa estate la più calda che si ricordi, ma anche all’improvviso scoppio di vita, alla realizzazione di numerosissime manifestazioni di ogni genere di cui è anche difficile tenere il conto. Troppe, ha sottilineato qualcuno, di poche resterà il segno. Eppure in questa estate tutte, dalle più piccole a quelle articolate e “storiche”, hanno avuto il segno della ripartenza.

Le città, in particolare quelle costiere, mai con tanti turisti. Spiagge affollate e i soliti problemi amplificati dalle nuove difficoltà. Centri storici pullulanti di turisti curiosi, quelli di prossimità meravigliati di tanta bellezza proprio vicino casa. Tutti abbiamo imparato a guardare le cose con occhi nuovi, le abbiamo così rese nuove, appena create. Tutto questo, ma anche l’emergenza ambientale ormai diffusa, rafforzata in loco da una insospettata incuria misurabile dai rifiuti abbandonati nelle periferie, lungo le strade di campagna e quelle provinciali. Come si fa a continuare a parlare di bellezza quando il paesaggio viene ogni giorno violato?

È che diamo per scontata la bellezza che ci circonda, dimenticando che non è certamente merito nostro, mentre è senz’altro colpa nostra la poca cura e il disprezzo delle regole del semplice rispetto dell’area comune. Tutto quello che ci circonda ci viene dato in comodato d’uso: gratis, ma dobbiamo mantenerlo in buone condizioni per restituirlo quanto meno così come ce l’hanno consegnato, se proprio non vogliamo obbedire al monito di renderlo migliore, come sarebbe auspicabile.

È stata anche un’estate di conoscenza che ci ha visto riprendere contatti e percorsi interrotti. Conoscere è, infatti, apprezzare e quindi tutelare e difendere. È la conoscenza che dà sostanza alla bellezza, che fornisce gli strumenti per penetrarla e comprenderla, che si traduce in comportamenti responsabili di tutela e di “passaggio” del testimone alle nuove generazioni. Questo numero di “In Puglia tutto l’anno” offre numerosi spunti in questo senso. Si parla di turismo e si accompagnano vecchi e nuovi innamorati della nostra regione su percorsi inediti: il Parco archeologico di Monte Sannace, il museo e il Castello di Gioia del Colle, la ciclovia 550 sulle tracce di Giorgio Kastriota Skanderberg, la cripta del Crocefisso a Ugento, solo per nominarne alcuni. E siccome si guarda all’autunno, la stagione delle fiere, ecco un pezzo su quella di San Vito a Ortelle. Per i Pugliesi nel mondo c’è il salentino Angelo Andretta, direttore del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio. Ci sono due innamorati della Puglia, Paolo Conte e Mario Calabresi, che ci hanno raccontato perché amano la nostra regione. C’è ancora tanto altro, che non anticipo per non togliere al lettore il piacere della scoperta, e che invita a venire in Puglia in ogni stagione.

di Maria Rosaria De Lumé

Notte della Taranta

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Calato il sipario sulla 24^ edizione della Notte della Taranta, quest’anno tornata “visibile” e “vivibile” per soli 1000 spettatori. Al tempo del Covid è già tanto che la manifestazione si sia realizzata “in presenza” in attesa di tempi migliori quando la piazza antistante l’ex abbazia degli Agostiniani potrà di nuovo accogliere i fedeli della pizzica. Intanto domenica 4 settembre alle 23.15 la Notte della Taranta sarà su Rai 1. Tutti potranno immaginarsi spettatori dal vivo della kermesse anche dalla propria poltrona e potranno ricucire gli “spezzoni” dello spettacolo rubati dai social.

Come al solito, calato il sipario, spazio ai commenti e alla polemiche tra i “puri” della pizzica e quelli che non disdegnano la contaminazione di generi e di protagonisti. Basta dare una lettura veloce ai giornali o ai post sui social. La “Pizzica della liberazione” scritta dal maestro concertatore Enrico Melozzi che sa tanto di speranza dopo mesi di lockdown ha aperto la manifestazione. Al Bano narratore, le due orchestre (la Popolare della Notte della Taranta e la Notturna clandestina) , Madame, la diciannovenne maestra concertatrice, Il Volo e poi tanto ancora… Appuntamento alle 23.15 di domenica 4 settembre.

Per chi non conosce la storia

Notte della taranta «Manifestazione di musica popolare nata nel 1998 a opera dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dell’Istituto Diego Carpitella. Il festival ha come obiettivo la riscoperta e la diffusione della pizzica, genere musicale tradizionale legato in origine al fenomeno del tarantismo: la frenetica danza che accompagna la musica veniva infatti considerata l’unico rimedio efficace contro il morso della tarantola. Il ritmo coinvolgente di tamburi a cornice, organetti, chitarre, flauti e altri strumenti porta dunque migliaia di persone a partecipare, in agosto, all’appuntamento salentino: ogni anno si contano oltre 250.000 presenze. Ogni edizione prevede una parte itinerante (diverse serate musicali in diversi comuni della provincia di Lecce) e un concerto finale (che dà il nome al festival); di anno in anno la popolarità di tale festival è cresciuta fino a diventare un vero e proprio evento di massa. La direzione artistica della manifestazione è affidata di volta in volta a un artista diverso, non necessariamente legato alla musica popolare: tra i maestri concertatori coinvolti nella rilettura del repertorio tradizionale spiccano i nomi di Joe Zawinul, Pietro Milesi, Daniele Sepe, Stewart Copeland, Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Ludovico Einaudi e Goran Bregovic.
A Sparagna si deve la nascita dell’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, formazione composta da interpreti della tradizione popolare e da elementi tipicamente orchestrali. Il progetto, sostenuto dall’omonima fondazione nata nel 2008, mira alla conservazione e riproposizione del patrimonio musicale locale favorendo l’incontro con generi musicali differenti come il jazz, il rock, la musica sinfonica e indicando una via italiana alla world music. Tra i numerosi artisti che si sono esibiti nel corso degli anni: Alessandra Amoroso, Franco Battiato, Caparezza, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, l’Orchestra di piazza Vittorio, Sud sound system». (www.treccani.it)

 

Firmata la Carta di Leuca 2021

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Concluso, la notte del 14 agosto, il percorso che ha portato i 30 giovani partecipanti a lasciare un segno nelle numerose tappe di avvicinamento al Santuario De finibus Terrae, un messaggio di pace, di condivisione, di solidarietà con tutti i popoli del Mediterraneo. “Mediterraneo e pandemia: curare gli sguardi per un nuovo respiro di pace”, infatti,  è stato il tema dell’edizione 2021 della Carta di Leuca, il meeting internazionale promosso dalla Fondazione di partecipazione Parco culturale ecclesiale “Terre del Capo di Leuca-De Finibus Terrae”.

Le ultime tappe (Nardò, Aradeo, Matino, Ugento e Alessano) hanno visto i giovani condividere alcune esperienze significative: a Nardò l’incontro con il poeta Franco Arminio, a Ugento incontro pubblico con Essa Eskander, direttore dell’Osservatorio permanente sul Mediterraneo di Eurispes e promotore del “Cammino della Sacra famiglia in Egitto”, e con Alessandra Rodolfo dei Musei Vaticani, ad Alessano la sosta in preghiera intorno alla tomba di don Tonino Bello. Il 14 agosto a notte il pellegrinaggio notturno “Verso un’Alba di pace” con destinazione il sagrato del santuario di Leuca, insieme al vescovo Angiuli, attraverso stradine rurali costellate dalla presenza di numerose cripte, cappelle e chiese intitolate alla Vergine Maria. Alle ore 6.30 la cerimonia conclusiva con la proclamazione e la firma di “Carta di Leuca 2021”. Poi la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Gjergj Meta, vescovo albanese di Rrëshen, con il discorso del vescovo di Ugento-Leuca mons. Vito Angiuli e i saluti del prefetto di Lecce Maria Rosa Trio, della vice presidente della Regione Puglia Loredana Capone e del sindaco di Castrignano del Capo Santo Papa.

« “La Carta di Leuca” – ha affermato mons. Angiuli – è ormai un appuntamento del Capo di Leuca che sente la responsabilità di essere ponte tra Europa e Mediterraneo e custode del messaggio profetico di don Tonino Bello. Siamo alla sesta edizione di quello che per noi è un laboratorio di futuro. Quest’anno abbiamo voluto a tutti i costi realizzare l’evento in presenza anche ridimensionandolo e facendolo vivere solo a 30 giovani, valorizzando in modo particolare il legame con l’Albania».

Don Tonino Bello

Nichi Vendola

Cos’è la Puglia per me? Cos’è per me che sono un pugliese della diaspora, per me che amo attraversare i confini e le identità, per me che sono allergico al localismo e detesto con tutto il cuore l’ideologia tribale delle “piccole patrie”, per me che la mia patria è il mondo? (Bellissima la poesia “patriottica” di Rocco Scotellaro: “Io sono il filo d’erba che trema. E la mia Patria è dove l’erba trema”).

Per me la Puglia è innanzitutto luce. Luce meridiana. Luminosità che ti avvolge e ti stordisce, come nelle aurore salentine, quando il cielo spumoso e abbagliante ti straripa dentro, ti morde come una tarantola, ti mette faccia a faccia con l’infinito, ti spinge a danzare al cospetto del mare. È la bianchezza elegiaca di Mattinata o la bianchezza svettante di Ostuni, è l’azzurro della costa adriatica e lo smeraldo della costa ionica. È il rosa e il lilla che addolciscono la vecchia Taranto, è la tavolozza arcaica e metafisica delle Murge. Dunque la Puglia è intensità di colori. Ed è potenza degli odori, è crudezza e leggerezza dei sapori. Ecco, la “mia” Apulia felix è la meraviglia di una natura plurale che dialoga con le pietre, con le chiese e i palazzi, con i fari e le torri, con le barche e i trabucchi, con i castelli e con le masserie.

Per me la Puglia è il profumo del rosmarino selvatico. È il trionfo del cappero , con il suo fiore ermafrodita, petali bianchi e filamenti viola. La Puglia è un fico d’India fiorito, è mille sentieri di muretti a secco, è la nobiltà dei trulli e la povertà dei pagliai, è la Torre Normanna della mia Terlizzi , è la basilica di San Nicola ed è San Nicola, il santo straniero e nero che simboleggia l’incontro tra Oriente e Occidente: nero come sono nere le più belle Madonne pugliesi, quelle fuggite dall’antica Costantinolpoli e dalla persecuzione iconoclastica, divenute icone di una cittadinanza dello spirito e della fede ma accolte anche come miti fondativi delle nostre città. La Puglia sono i ricci di Savelletri e i polpi di “n’derr a la lanz” sul lungomare di Bari.

Fermo qua il mio racconto perché è difficile raccontare gli amori. Ho solo voluto alludere alle ragioni emozionali di un amore che riempie i sensi e li scatena. Il mio amore per la mia terra d’incanti, di sospiri, di dolori, di bellezza, il vincolo sentimentale che mi lega a questa “regione plurale” e insieme “singolare”, per le Puglie che sgorgano dai piccoli presepi dell’Appennino dauno e finiscono nella punta di Leuca, in questa estremità della terra e della luce che è il grembo ancora fecondo, anche se è la fine del mondo: qua, nel “mare nostrum” nasce l’Europa, oppure qua, nel “mare mostrum” l’Europa muore…

 

L’insalata di patate

 

Arriva l’estate, colori e sapori freschi con i prodotti salentini che sanno di mare anche se vengono dalla terra, perché hanno l’odore delle scogliere al tramonto, quando rilasciano i profumi delle erbe aromatiche che spesso le adornano e che troviamo in un piatto estivo che personalmente trovo appagante, il mio “Soul Food”, il mio cibo dell’anima.

Quindi a voi la ricetta dell’insalata di patate. Questo piatto tipico salentino è un tripudio di sapori. Useremo le patate Sieglinde di Galatina, pomodorini salentini a “pendula”, la “meloncella” o “cumbarazzu” o ”popunedda” salentina, rametti o foglie di “brucacchia” (Portulaca) sia fresca o sott’aceto, rucola selvatica, cipolla “spunzale” o cipolla di Acquaviva delle Fonti, olive varietà Cellina di Nardò peperoncino fresco o sott’aceto (se non amate il piccante usate un peperone cornetto locale verde), “caroselle” sott’aceto (infiorescenza del finocchio selvatico), origano di Castro o Santa Cesarea; mi raccomando sale pugliese raccolto prodotto e confezionato nello stabilimento di Margherita di Savoia (BT).

Ovviamente non può mancare un giro generoso del nostro oro verde, l’olio extravergine di oliva, scegliete una tipologia dal gusto non intenso perché deve esaltare, unire e non coprire il gusto gli altri ingredienti.

A cura di Maria Rita Pio