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Il Salento al femminile

di Carlo Stasi


Nel mio Dizionario Enciclopedico dei Salentini (Grifo, Lecce 2018, 2 voll.) che contiene i profili di circa 11.000 personaggi a partire da Quinto Ennio fino ai giorni nostri coi contemporanei e viventi, la presenza femminile, soprattutto relativa a questi ultimi anni, è notevole anche se minoritaria. Propongo in questa sede, in modo sintetico, un piccolo spaccato delle donne biografate di maggior rilievo a partire dalle Regine salentine.

Maria D’Enghien

Tralasciando la mitica regina messapica Euippa (moglie di Idomeneo), partiamo da Maria D’Enghien (o di Brienne) (1367 – Lecce 9.5.1446) contessa di Lecce e principessa di Taranto. Nel 1385 sposò il conte di Soleto Raimondello Orsini del Balzo, alla morte del quale (1406) Maria fu assediata in Taranto dalle truppe del re di Napoli Ladislao di Durazzo e dopo una lunga resistenza (1406-7) il re non riuscendo a vincerla sul campo le offrì la corona e la sposò. A quanti la sconsigliavano per paura di un tranello l’ambiziosa Maria avrebbe risposto “non me ne curo, chè se moro, moro regina”. La leggenda vuole che Maria vivesse relegata ed abbandonata in Castel Nuovo tanto che da allora a Napoli e Taranto quando si faceva un cattivo affare si diceva “fare il guadagno (l’accatto) di Maria di Vrenna” (cioè di Brienne). Rimasta nuovamente vedova (2.8.1414), Maria finì per essere quasi prigioniera della nuova regina, la cognata Giovanna II, ma ottenne la libertà e la contea di Lecce (1415) dove tornò e governò con saggezza emanando gli Statuti (1445) e morì.



Isabella di Chiaromonte nipote di Maria D’Enghien (Copertino 1420 circa- Napoli 30.3.1465) che sposò il 30 maggio 1445 il principe Ferdinando (o Ferrante) I d’Aragona divenendo regina di Napoli all’avvento al trono del marito (1458). Fu madre di re Alfonso II d’Aragona (il duca di Calabria che liberò Otranto dai turchi nel 1481) e di re Federico I d’Aragona, marito della terza regina salentina Isabella del Balzo Orsini (Galatina o Andria 1465- Ferrara 1533). Isabella sposò (28.11.1487) ad Andria il principe di Taranto e conte di Lecce (dal 1485) Federico I d’Aragona secondogenito del re ed erede al trono. Il 12 ottobre 1496, mentre si trovava in visita a Carpignano, le fu annunciata la morte (5.10.1486) di re Ferdinando II (Ferrandino) e di conseguenza l’ascesa al trono di suo marito. Diventata regina consorte partì da Lecce, dove risiedeva, per raggiungere il marito a Barletta (il viaggio fu descritto da Rogeri de Piacenza di Nardò nel poema Lo Balzino). Ma il regno di Federico divenne terreno di spartizione tra Francia e Spagna ed il re si rifugiò in Francia (1501) con la moglie. Alla morte del marito (Tours 1504) Isabella andò a vivere presso gli Estensi di Ferrara dove morì.

Antonietta De Pace

In campo politico non possiamo trascurare la patriota Antonietta De Pace (Gallipoli 2.2.1818- Capodimonte 4.4.1893). Orfana di padre a otto anni finì in collegio, quindi studiò a Lecce presso la sorella Rosa, moglie del patriota napoletano Epaminonda Valentini. Divenuta ben presto il braccio destro del cognato a seguito dei moti napoletani del 15.5.1848, aderì al Circolo Patriottico Salentino. Valentini, arrestato (30.10.1848) e condannato a morte, morì (1849) di stenti nel carcere di San Francesco tra le braccia di Sigismondo Castromediano. La morte del cognato la indusse a dedicarsi con più passione alla causa antiborbonica.  Trasferitasi a Napoli con la sorella fu membro della Carboneria ed il suo compito fu di mantenere il collegamento tra Mazzini, mazziniani napoletani (era l’unica donna iscritta alla Giovane Italia) ed i patrioti sparsi nel meridione. Arrestata (1855), riuscì ad ingoiare in tempo alcuni messaggi di Mazzini. Torturata a lungo ma invano, restò in prigione per 18 mesi e dopo 46 giorni di processo fu assolta per insufficienza di prove. Ripresa l’attività cospirativa, con lo sbarco di Garibaldi e dei Mille a Marsala (11.5.1860) la De Pace preparò l’arrivo (raccogliendo finanziamenti) di Garibaldi a Napoli. Rifugiatosi (6.9.1860) il re a Gaeta (su suggerimento del Ministro del Governo Costituzionale Liborio Romano di Patù), la De Pace si recò a Salerno a prelevare Garibaldi e ad accompagnarlo in treno a Napoli (7.10.1860) dove fu accolto dal Romano e dal popolo in festa. Quindi coordinò i soccorsi ai feriti delle ambulanze durante la Battaglia del Volturno (2.10.1860). Dopo l’Unità d’Italia fu arrestata (1867) dalla polizia pontificia a Ceprano (Frosinone) mentre si recava a Firenze per raggiungere il marito e fu liberata dopo le rimostranze del governo italiano. Nel 1876 si ritirò a Capodimonte dove, dopo una lunga malattia, morì.



Maria Rosaria Manieri

In tempi recenti le donne si sono fatte strada in politica (assessore, sindache, deputate, senatrici, ecc.), si pensi alle lotte delle coraggiose tabacchine (Cristina Conchiglia ed altre) protagoniste di epici scioperi sindacali, ed a tante altre, tra cui segnaliamo Renata Fonte (Nardò 1950- 31.3.1984) assessore repubblicano al Comune di Nardò che lottò contro la costruzione di una centrale nucleare nel Salento, la speculazione edilizia nella zona di Porto Selvaggio pagando con la vita il suo impegno (sul suo assassinio il regista Sergio Nasca ha girato il film La posta in gioco 1987). La senatrice socialista Maria Rosaria Manieri (Nardò 1943) docente all’Università di Lecce (1969) segretaria del presidente del Senato, autrice di Teorie etico-politiche del ruolo della donna nella società moderna (Lecce 1973), Donna e famiglia nella filosofia dell’Ottocento (Lecce 1975), Donna e capitale (Comte, Mill e Marx sulla condizione della donna)(Venezia 1985), Donna e politica (Milano), ecc. Adriana Poli Bortone (Lecce 1943) docente all’Università di Lecce (dal 1967), deputato Msi (1983), poi AN, capogruppo AN alla Camera (1992), Vice-Presidente della Camera (1994), Ministro delle Risorse Agricole e della Pesca del primo governo Berlusconi (11.5.1994-12.1994), primo sindaco donna di Lecce (1998-2007), Eurodeputata (1999-2008) e senatrice (2008-2013). Altre deputate sono o sono state Maria Sofia Alemanno, Nadia Aprile, Rosa Bianca Gelli, Veronica Giannone, Barbara Lezzi, Simona Licastro Scardino Leccisi, ed alla regione Puglia Loredana Capone. E come non ricordare le partigiane Maria Teresa Sparascio e Luigina Alfarano Sieve.

Il mondo in cui tradizionalmente le donne hanno avuto più spazio è però quello della letteratura: si pensi alla poetessa Isabella Castriota Scanderbeg (Lecce 1704- 1749) una vita da romanzo: otto giorni dopo la nascita rimase orfana di madre ed eredo universale. Il padre copertinese si risposò e la chiuse nel convento di Santa Chiara a Gallipoli (1715). A 16 anni, lo zio materno (e sindaco di Gallipoli) Gian Battista Pieve- Sauli, la diede in sposa, all’insaputa di lei, al settantenne barone di Tuglie Filippo Guarini (11.12.1720). Dopo sette anni ottenne la separazione di fatto e si ritirò (1727-1732) nel conservatorio di Sant’Anna a Lecce dove si dedicò agli studi poi si legò al poeta leccese Pietro Belli con cui si sposò (22.6.1741) alla morte del marito che le aveva lasciato una cospicua eredità. Accademica degli Spioni, suoi sonetti sono nella raccolta in onore di Carlo III di Borbone (Lecce 1743) ma la sua poesia, epigona dell’Arcadia è scarsamente originale. Altra poetessa fu Sofia Stevens (Gallipoli 1845- Napoli 1876), figlia di Henry Stephens, viceconsole inglese a Gallipoli (1853-1867), studiò a Galatina e Napoli dove si trasferì 1873 e morì di tumore al seno. I suoi Canti (353 liriche traduzioni) furono pubblicati postumi (Napoli 1879). La sua vicenda è narrata in Inglesi a Gallipoli: Sofia Stephen (1845-1876) an English family in Gallipoli di Nicolette S. James, Lecce 1993). Suo nipote Harold era il famoso colonnello Stevens che diffondeva notizie in italiano da Radio Londra durante la Seconda Guerra Mondiale (si dice che grazie a lui Gallipoli fu risparmiata dai bombardamenti alleati).

Tra le altre poetesse segnaliamo (in rigoroso ordine alfabetico) Mariella Angeloro, Anna Maria Angelozzi, Maria Attisani Vernaleone, Carla Binaghi Brocchi, Maria Rita Bozzetti, Vanna Caforio De Pascali, Maria Carrassi, Lara Carrozzo, Lina Casotti Greco,  Marilena Cataldini, Nadia Cavalera, Effina Cazzato, Maria Gabriella De Judicibus, Antonietta De Masi Calamo, Gloria De Vitis, Chiara Evangelista, Annamaria Ferramosca, Eliana Forcignanò, Rosa Lorena Guarascio, Maria Antonietta Ingrosso, Giulia Licci,  Adele Lupo Maggiorelli, Irene Maria Malecore, Ada Nucita Stefanelli, Antonella Nutricati Briganti, Maura Pacella Coluccia, Erina Pedaci, Alessandra Peluso, Claudia Petracca, Nella Piccinno Marassi, Maria Teresa Protopapa, Fabiana Renzo,  Giovanna Romano Pagliula, Rita Rucco, Claudia Ruggeri, Flora Russo, Lara Savoia, Maria Siciliano Insalata, Maria Rosaria Sillavi, Wilma Vedruccio, ecc.

Per il giornalismo segnaliamo Macor Bernardini, Emilia (Lecce 1865 – 1926)  moglie dell’avvocato Ni­cola Bernardini (v.) che le affidò la rubrica di “Cronaca mondana” e moda femminile (“Farfalle er­ranti”) nel giornale La Provincia di Lecce (1896 1926) da lui fondato e diretto. Collaborò a Il Corriere Meridionale di G. Pellegrino (v.) su cui curò la rubrica “Punti, ap­punti e… puntini” con lo psudoni­mo di Ermacora. La “prima gior­nalista salentina” ebbe tra gli altri il merito di organizzare un con­certo nel 1907 per finanziare gli studi musicali a Milano del giova­ne tenore Tito Schipa (v.). La sua vicenda è narrata in Emilia Ber­nardini Macor, cronista di moda e di costume (Galatina 2006) a c. di Annalisa Pellegrino. Tra le giornaliste emergono le figure di Pia Luisa Bianco, Giulietta Bandiera, Giuliana Coppola, Maria Rosaria De Lumé, Ada Donno, Silvia Famularo, Emma Fiocco, Angela Leucci, Giulietta Livraghi Verdesca Zain, Giulia Lucrezi-Palumbo, Marilù Lucrezio, Annamaria Mammoliti, Carmen Mancarella, Flavia Pankiewicz, ecc.

Maddalena Santoro

La giornalista e scrittrice Maddalena Santoro (Lecce 1884-Triuggio 1944) scrisse i romanzi  Così donna mi piaci(Arezzo 1923, Firenze  1926),  Trasparenze  Femminili  (Arezzo 1923,  Firenze  1924),  Ombre  sull’aurora (ivi 1925), L’altra (ivi 1926, 1933), L’amore ai forti (ivi 1928, 1933), Fanatici d’amore (ivi 1930), L’inutile gloria (ivi 1931), Solitudine (id.), Senza Amore (ivi 1935), le liriche Sulle ali del- l’enigma (ivi 1931), Solitudine (1933). Fu l’amante (1922-31) di Arnaldo Mussolini (fratello del Duce) che, nonostante l’immagine integerri­ma di marito fedele (e padre di 3 figli) che il fascismo voleva accre­ditare, accumulò ricchezze anche per mantenerla, regalandole, oltre al denaro, due appartamenti arre­dati a Firenze e a Roma. Fu re­dattrice nella casa editrice Alpes che Arnaldo Mussolini rilevò, ed a Milano, grazie ad Arnaldo, col­laborò alle riviste femminili Lidel, Novella, Giornale della donna, ai quotidiani Il Mattino, Humanitas, La Gazzetta del Mezzogiorno, Se­colo XIX, L’Almanacco fascista del Popolo d’Italia, Genova azzurra. Alla morte di Arnaldo (1931), per­se tutti gli appoggi ed i contatti e, su ordine del Duce, fu sottoposta a rigido controllo da parte della polizia politica fascista per evita­re che venisse a galla la sua re­lazione con Arnaldo. Dopo varie relazioni scandalose (uomini più giovani), conobbe (1934) il conte Paolo Alberto Colombini, scrittore per l’infanzia, lo sposò e con lui si ritirò a Triuggio dove morì dimen­ticata. La sua narrativa interpreta i valori morali ed il modello bor­ghese della donna fascista madre di figli per la patria. Cfr. Maddale­na Santoro e Arnaldo Mussolini, la storia d’amore che il Duce voleva cancellare (Bari 2016) di Nicola Fanizza.

Altre scrittrici sono Annalisa Bari, Maria Albisa Cazzato, Vittoria Coppola, Luciana D’Aleo, Laura D’Arpe, Maria De Carlo Belisario, Emilia Bernardini Grimaldi, Rina Durante, Teresa Francioso, Annalaura Giannelli, Elisabetta Liguori, Rossella Maggio, Daniela Palmieri, Luciana Palmieri, Virginia Peluso, Valentina Perrone, Marisa Grimaldi Portaccio, Giovanna Politi, Francesca Ruggeri Loffreda, Luisa Ruggio, Mirosa Sambati, Anna Scarsella, ecc.

Alle Salentine di nascita vanno aggiunte le salentine di adozione, donne innamorate del “loro” Salento, come la poetessa milanese Luisa Amalia Paladini (Milano 1810-Lecce 1872), la poetessa e l’archeologa romana Sofia Nicolazzo, (figlia del deputato tricasino-fiorentino Alfredo Colaci Pisanelli e sorella di Giuseppe il fondatore dell’Università di Lecce) che sposò un medico di Ugento (paese dove visse). Il 24 dicembre 1961 salvò dalla distruzione ed ospitò per un anno in casa sua il celebre Zeus di Ugento del VI secolo a.C. Presidente della Proloco di Ugento, scrisse Un forno per il comandante (Napoli 1962), Ausentum nell’Ausonia (favolette, leggende, biobibliografie) (Ugento 1978), Ugento città Messapica (Ugento 1989). Giornalista dell’Observer e autrice di ricettari, la scrittrice inglese Patience Gray (1917-2005), dal Sussex seguì (1970) lo scultore anglo-belga Norman Mommens nella masseria Spigolizzi (Salve) dove vissero e morirono.

Maria Corti

Come dimenticare la grande semiologa e l’scrittrice lombarda Maria Corti (2015-2002) figlia di Emilio (ingegnere lombardo trasferitosi a Maglie nel primo dopoguerra per progettare ciminiere),  dopo aver frequentato le elementari a Maglie restò orfana di madre a 10 anni e, risposatosi il padre con una magliese, studiò in collegio a Milano dove si laureò. Insegnò all’Università di Lecce (1962) prima di passare a Pavia (1963) dove creò il Fondo Manoscritti di autori moderni e contemporanei. Collaborò a giornali e riviste come Libera voce (1943-47), L’Albero del poeta lucugnanese Girolamo Comi, La Repubblica, ecc. Scrisse uno dei più bei romanzi contemporanei L’ora di tutti (Milano 1962); in questo romanzo che è l’opera letteraria più alta che abbia narrato le vicende del sacco di Otranto del 1480 ed ha avuto un’influenza determinante su tutta la cultura Salentina successiva, il personaggio chiave è la mitica Idrusa, assurta a simbolo della bellezza e del sacrificio delle Salentine. Altre opere sono Il canto delle sirene (Milano 1989), Storie(Lecce 2000). Accademica della Crusca le è stato assegnato il premio Salento nel 2001.

Folto è il numero delle studiose, docenti o ricercatrici universitarie come Rita Accogli, Paola Andrioli Nemola, Silvana Arcuti, Teresa Astuti, Rossella Barletta, Rosanna Basso, Giulia Belgioioso, Maria Giuseppina Biasco,  Rosanna Bove, Marinella Cantelmo, Silvana Caporaletti, Lidia Caputo, Emilia Chirilli, Maria Concetta Chiuri, Anna Maria Colaci, Maria Colangeli Romano, Maria Sofia Corciulo, Marinella Corsano, Luisa Cosi, Gabriella De Giorgi Cezzi, Maria De Giorgi De Notaristefani, Filomena De Lumè, Laura Renata De Maria, Maria Luisa De Rinaldis, Maria Diurisi D’Agostino, Maria Rosaria Filieri, Ada Fiore, Marisa Forcina, Angela Frascadore, Ida Ghisalberti, Rossella Giangrande, Maria Santa Greco, Lorella Ingrosso, Ilderosa Laudisa Petrucci, Marcella Leopizzi, Anna Maria Mangia, Elsa Martinelli, Cristina Martinelli, Maria Rosa Montinari, Anna Maria Nassisi, Cosima Nassisi, Paola Nestola, Maria Occhinegro, Alba Paladini, Paola Parlangeli, Loredana Pellè, Maria Rita Perrone, Luciana Petracca, Annamaria Piglionica, Stefania Pinnelli, Regina Poso, Anna Maria Prastaro, Daniela Preite, Cecilia Quarta, Luana Rizzo, Marcella Rizzo, Maria Teresa Romanello, Maria Romano Colangeli, Adele Ronzini, Giovanna Rosato, Francesca Ruppi, Cecilia Santoro Lezzi, Maria Antonietta Saracino, Gabriella Sava, Grazia Semeraro, Adele Spedicati, Beatrice Stasi, Immacolata Tempesta, Anna Trono, Laura Tundo Ferente, Pia Italia Vergine, ecc.

Uno stuolo di cantanti e ballerini si è recentemente dedicato alla musica popolare Salentina alcune delle quali si sono riunite nel gruppo tutto femminile di musica etnica Striare formatosi nel 1997 è composto da un organico variabile che comprende l’Argentina Cristina Mastria, Annalù Sabetta, Anna Cinzia Villani, Anna Giordano, Rossella Pinto, Laura Nascosto, Anna Rita Stella, ecc. Nei tanti gruppi di pizzica, sorti negli ultimi 40 anni le donne si sono distinte come ballerine e cantanti, più di rado come musiciste. Ma il canto delle Salentine ha radici antiche, dalla mia sirena Leucasia ai canti di campagna, al belcanto di personaggi come la soprano Ines Martucci (Pisignano 1909-2009), Diana Micelli(Lecce 1911-2005) e soprattutto la celebre e mezzo soprano con Cloe Elmo (Lecce 1910 -Ankara 1962) scoperta dal grande tenore Tito Schipa, diplomatasi all’Accademia Santa Cecilia di Roma, vinse il concorso internazionale di Vienna ed esordì a Cagliari (3.5.1934) in Cavalleria Rusticana, intraprendendo una carriera folgorante che la portò a cantare nei principali teatri italiani (tra cui la scala di Milano), europei e statunitensi (Boston, Chicago, San Francisco e soprattutto al Metropolitan di New York) insieme ai più grandi cantanti (Callas, Schipa, Gobbi, Lauri Volpi, ecc.) e direttori d’orchestra (Toscanini, Serafin, Giulini, ecc.). Fu la cantante preferita di Toscanini. Tra le altre cantanti liriche segnaliamo Anna Caterina Antonacci, Vanna Massari Camassa, Doriana De Giorgi, Luana Spinola, Simona Gubello, Carla Guido, Anna Maria Laudisa, Raffaella Liccardi, Dolores Mancarella, Ester Pino, Tina Patavia, Carla Petrachi, ecc.

Cantanti di musica leggera sono invece Elsa Quarta, Silvana Simone (sorella del cantautore Franco Simone, vincitrice del primo ed unico Festival delle cantautrici di Vasto nel 1971), Cinzia Corrado, Dolcenera, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Amalia Grè, Alessandra Surano, Rosanna Mancarella, Carla Casarano, Valentina Madonna, ecc.

Come musiciste si segnalano le pianiste Virginia Coluccia, Carolina Bubbico, Lya De Barberiis, Emma Indraccolo, Beatrice Rana, Irene Scardia, Valeria Vetruccio, la violinista Bice Antonioni, la chitarrista Ermelinda Calzolaro, ecc.

Al mondo televisivo appartengono personaggi come la giornalista Rai Angela Buttiglione, seconda donna presentare il telegiornale Rai 1, direttrice del TGR (e sorella del politico Rocco); attrice drammatica come la grande Regina Bianchi, sensuali come Orchidea De Santis, comiche come Francesca Antonacci in arte Gegia; seguono la modella vice Miss Italia 1989 Stefania Mega, la velina bionda di Striscia la Notizia (1999- 2002) Maddalena Corvaglia, la presentatrice e attrice Donatella Pompadour, la soubrette Linda Lorenzi, e poi Anna Luisa Capasa, Anna Maria Dimitri, Marina Guadagno, Angela Portaluri, Eleonora Sergio, Federica Vincenti (compagna di Michele Placido), Assunta De Rossi (nome d’arte della filippina M. Assunta Tiotangco Schiavone); registe di film o documentari come Donatella Baglivo, Rita Capasa, Anna Maria Gallone, Annabella Miscuglio, Rossella Piccinno, la sceneggiatrice Giorgia Cecere.

Tra le tante artiste (soprattutto pittrici, poche le scultrici) segnaliamo suor Ada Cantelmo, Marianna Elmo, Rachele Lillo, le contemporanee Adriana Abbate, Antonella Antonaci, Eliana Calò, Loredana Campa, Clementina Carelli,  Cristina Cary, Antonietta Di Seclì, Rita Franco, Milena Guarascio, Rita Guido, Enza Mastria, Francesca Mele, Luigia Pattocchio, Fulvia Quarta, Paola Scialpi, Teresa Vella, pittrici Rita Miscuglio, Anna Mocavero, Anna Panareo, Mele, Teresa Vella, la fotografa Caterina Gerardi, ecc.

Per lo sport si ricordano le calciatrici Anna Maria Mega (vincitrice di 7 scudetti e con 51 presenze in Nazionale) ed Annamaria Ancora, Elena Russo (basket), Vania Mello (pallavolo), Annamaria Carrieri (taekwondo), ma anche la squadra di calcio femminile Alaska Lecce (Veglie 1970-1984), creata dall’imprenditore del gelato Ernesto Guarini, che ha vinto 3 scudetti (1981, 1982, 1983) e 2 Coppe Italia Femminile (1981, 1982), fino alla fusione col Trani (1984) con cui vinse un altro scudetto.

Concluderei con un accenno ad altre categorie come le venerabili Isabella d’Amato, Maria Manca, Luigia Mazzotta, Suor Elisa Martinez (fondatrice, nel 1938, dell’ordine delle “Figlie di Santa Maria di Leuca”), la prima donna comandante di una nave della marina militare italiana Catia Pellegrino e, tra le scienziate, Lucia Lopalco.

Rocco Palese (Salute e Turismo nel Salento)

Rocco Palese

Rocco Palese

Neo Assessore alla Salute della Regione Puglia. Medico, salentino di Acquarica del Capo, già Presidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale nel 1995. È stato segretario del CDU nel ’96 e Assessore al Bilancio e alla Programmazione per la giunta guidata da Raffaele Fitto. Eletto Deputato alle elezioni politiche del 2013, aderisce a Forza Italia e nel 2015 ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Nel 2017 torna a Forza Italia e nel 2018 è tornato a dirigere il Distretto Sanitario di Gagliano del Capo.

Dal 3 febbraio scorso è stato nominato da Michele Emiliano Assessore alla Salute della Regione Puglia. Scelta “tecnica”. È un momento di emergenza nazionale. Ed è un governo di emergenza che coinvolge tutti (quasi) a sostenere questa fase.



  1. E anche la Puglia vive questa drammatica emergenza. Quindi la scelta di Emiliano è in linea?

«Sì, la scelta del Presidente Emiliano è in linea con quella operata in campo nazionale dal Governo Draghi. Emiliano l’ha annunciata, l’ha spiegata successivamente in tutti i modi. Non siamo ancora fuori dall’emergenza Covid, e  l’emergenza si può superare solo se si è uniti, come è avvenuto in passato quando l’unità nazionale permise di abbattere il terrorismo.  Oggi siamo in un contesto di guerra, per giunta con un avversario imprevisto, imprevedibile, ma soprattutto invisibile, che è il virus: ognuno di noi deve cercare di dare il meglio di sé  perché questa  battaglia, in un contesto di emergenza sanitaria, economica e sociale, o la vinciamo o la perdiamo tutti insieme».

  1. Ha avuto qualche perplessità prima di accettare questo incarico?

«Io vengo da un’esperienza degli ultimi quattro anni, al di là delle esperienze politiche, che mi ha visto in prima linea e in trincea nel dirigere un distretto socio sanitario, nell’impiantare, organizzare ex novo un hub vaccinale per somministrare vaccinazioni a tutte le fasce di età,  un hub che  ha superato le 1.500 somministrazioni al giorno. Quindi da questa trincea non mi è stato difficile accettare, non ho avuto problemi, anche perché sono oltre modo convinto e sostenitore della linea che è stata seguita a livello nazionale e  anche dal Presidente Emiliano. Ho accettato la sfida e spero di non deludere. Non ho bacchette magiche, la situazione è molto impegnativa e spero di poter aggiungere la mia esperienza, la mia passione e il mio impegno per cercare di migliorare quanto possibile questa situazione».

  1. I problemi della sanità pugliese sono tanti. E in questa fase di pandemia si sono accentuati. Il tremendo terremoto Covid fa sentire ancora forti le sue scosse. Tanto ci sarà da fare. Da dove intende iniziare?

«Intanto il Sistema Sanitario pugliese così come quelli delle altre Regioni e quelli degli altri Paesi sono fortemente provati e stremati dall’impegno che si è profuso per combattere la pandemia. Abbiamo avuto più di 100.000 morti e ancora continuiamo ad avere morti giornalmente, non ne siamo ancora fuori. Tanti sono anche i colleghi, medici, caduti durante l’emergenza. Io credo che qui bisogna che ci sia una forte coesione e un forte impegno, con la speranza che riusciremo ad uscire dalla situazione pandemica ed entrare in quella di endemia, di sorveglianza. Purtroppo questo virus ci ha ingannato più volte, pensavamo di esserne fuori dopo la prima ondata, poi abbiamo avuto la seconda, la terza e la quarta, adesso abbiamo anche Omicron2. Io penso che sostanzialmente c’è molto da fare, bisogna organizzarsi per la fase post-covid: finora siamo stati tutti impegnati a combattere la pandemia, a tenere i reparti covid, le rianimazioni, le terapie intensive, i ricoveri normali e le vaccinazioni, ma tutte le altre patologie non sono andate in vacanza. Abbiamo una serie di prestazioni sanitarie da affontare, sia di natura chirurgica che medica, di prevenzione e di screening che non sono state purtroppo effettuate, sia per il lockdown, sia perché la gente ha paura di muoversi da casa e di andare negli ospedali. C’è un piano straordinario, il PNRR è una grande  opportunità che ci darà una mano. Speriamo di fare le scelte più opportune e  di uscire dalla pandemia quanto prima, di attuare un piano di rilancio e di realizzazione proposto dal PNRR che è il rafforzamento della medicina per assistenza territoriale. L’obiettivo è quello di realizzare in maniera funzionale la medicina di prossimità, la medicina territoriale e quella dell’alta specialità, quindi la medicina di precisione, personalizzata e preventiva. Questo è il programma».

 

  1. La situazione generale richiede un immenso sforzo da parte di tutti. Come pensa di conciliare la sua posizione “diversa” politicamente con lo sforzo unitario per una Sanità pugliese all’altezza del momento?

«Io non ho mai immaginato in qualsiasi contesto politico abbia operato, sia da studente sia durante la specializzazione all’Università, sia nel mio impegno politico, che la visione della Sanità possa essere  di destra o di sinistra. La Sanità è tutelata dalla Costituzione, la fonte primaria è l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale che prevede una cosa straordinaria: l’accesso universalistico alle prestazioni. Queste sono le stelle polari che noi dobbiamo seguire, non quella delle appartenenze politiche. Quindi io non ho nessuna difficoltà ad affrontare il mio nuovo impegno in Regione».

  1. E guardando al futuro?

«Nella post-pandemia prevedo che occorrerà un grande sforzo, così come c’è stato per combattere il virus, siamo chiamati a ricostruire un nuovo modello di Sanità, così come previsto dalla missione 6 del PNRR: dobbiamo aumentare il contesto della cura negli ospedali degli acuti con la domotica,  la digitalizzazione, l’innovazione delle grandi macchine, la risonanza magnetica, la tac in un sistema di emergenza urgenza ancora  più efficiente, con la costruzione poi di tutta la medicina territoriale,  con l’ istituzione degli ospedali di comunità, delle case di comunità, delle centrali operative territoriali, di una nuova medicina generale, di prossimità. Questo è il post-pandemia cui siamo chiamati e speriamo di fare bene e subito, facendo scelte qualificate in base ai vincoli e ai parametri, rispettando ciò che l’Europa ci ha dato».

  1. I medici “eroi” all’inizio della pandemia, con tanti caduti sul lavoro, ora vengono spesso additati e colpevolizzati per una gestione inadeguata. E tante sono le demotivazioni. Gli ospedali si svuotano. La medicina territoriale è insufficiente. Da medico, come vive questo scoramento? Quali le possibili forme di tutela?

«Qui bisogna stimolare la memoria e spostare le lancette. I medici sono stati in prima linea insieme a tutti gli operatori sanitari: infermieri e Oss. Noi abbiamo avuto 150.000 morti. Abbiamo avuto tanti colleghi che hanno preso il covid, tanti che sono morti a seguito di questa infezione e che non ce l’hanno fatta, quindi penso che, in linea con il Capo dello Stato,  quando si tratta questo argomento  si deve  riconoscere la grande opera e il grande valore eroico che i medici hanno avuto in questa vera e propria guerra. Le forme di tutela sono quelle previste dalla legge, quelle assicurative, ma soprattutto le forme di rispetto dell’organizzazione. I vari sistemi sanitari devono prevedere forme di tutela e garanzia,  norme di sicurezza generale, ma  c’è una protezione di natura generale e culturale: i medici rimangono  gli eroi, assieme ai tanti operatori, stremati, grazie ai quali abbiamo potuto fronteggiare quest’emergenza. Io ho vissuto in trincea, dalle 8 del mattino alle 11 di sera, per le somministrazioni di vaccino, anche a domicilio, nei reparti di rianimazione, assistendo a scene da un punto di vista umano anche atroci,  alla sofferenza di persone che purtroppo non ce l’hanno fatta».

  1. Quale consiglio si sente di dare alle giovani generazioni che vogliono intraprendere questa attività a difesa della salute, medici e infermieri, una volta mitizzata e oggi bistrattata?

Il consiglio che do è questo: la professione del medico non è come tutte le altre professioni. Si deve sentire la passione. È una missione. Non è solo laurearsi e raggiungere degli obiettivi con degli sforzi. Ci si deve impegnare, si deve studiare tantissimo, ma ci deve essere una grande passione nell’assistere i pazienti, soprattutto con un tratto umano. Molte volte una parola, un sorriso in più, vicino al letto del malato, valgono più di qualsiasi medicina».

  1. Assessore, c’era tanto da fare. Oggi ancor di più. Tanto. Avrà poco tempo per riposare.

L’unica cosa che posso assicurare è  mettere a disposizione tutta la mia esperienza amministrativa e di medico. Spero di fare del mio meglio, non ho bacchette magiche e non sono immune dagli errori. C’è bisogno del contributo di tutti, di un grande, enorme sforzo. Anche e soprattutto per l’attuazione del PNRR, che è una nuova sfida a cui siamo chiamati a dare il massimo impegno. Mai come in questa situazione occorre un grande senso di responsabilità e un grande sforzo, senza risparmiarsi. Serve dare il massimo per poter uscire da questa situazione e poter vincere questa guerra contro un avversario imprevisto, ma soprattutto invisibile.

Dacia Maraini, le donne e la Puglia: l’universo femminile secondo una testimone che ne ha scritto in maniera mirabile

 di Leda Cesari


In Puglia è di casa, perché – oltre ad avere molti amici indigeni – ne ama il mare, le coste, i paesini di pietra bianca e rovente. E viene spesso e volentieri invitata dalle scuole di Puglia per parlare ai ragazzi, non solo dei suoi libri. Che fanno di lei una delle donne più lette d’Italia: perché Dacia Maraini è probabilmente la più grande scrittrice italiana vivente, e certamente la più tradotta al mondo. Ma non per questo, dall’alto dei suoi splendidi 86 anni – e non è un modo di dire – non mantiene una vena comunicativa fresca e alla mano che la rende particolarmente capace di dialogare con i più giovani. E di parlare di donne, protagoniste sempre vivide dei suoi libri, da Marianna Ucrìa a Chiara d’Assisi.



 

Le sue opere sono quasi sempre storie di universi femminili. Qual è il loro comune denominatore? C’è una caratteristica che accomuna tutte le donne dei suoi racconti?

«È la storia che unisce le donne, le rende simili e con simile destino. Il fatto di essere state escluse dall’apprendimento, dalla creatività, dalla rappresentanza ha forgiato dei caratteri che qualcuno considera di origine biologica, ma sono solo il risultato di una formazione culturale. La divisione dei compiti e la introiezione dei ruoli non ha niente a che vedere con la natura».

Lei ha vissuto gli anni più caldi del femminismo, che hanno portato a non poche conquiste sociali, soprattutto per le donne, dalla liberazione sessuale all’aborto al divorzio. E oggi? Siamo ancora in cammino verso la parità reale dei generi o siamo tornati indietro? Le donne oggi sono più o meno libere degli anni Sessanta?

«Sono più libere perché godono delle conquiste fatte dal femminismo, ma sono – anzi, siamo – meno libere come sistema di valori. La recente libertà e autonomia femminile ha preoccupato e messo in allarme quegli uomini che si aggrappano testardamente ai loro privilegi storici. Da lì prendono corpo le violenze, che sembrano fine a se stesse, ma hanno un preciso fine, anche se non sempre consapevole: sono finalizzate al controllo e al dominio sulle donne che stanno mostrando troppa voglia di autonomia».

La mancata parità, secondo lei, è dovuta alla tradizionale misoginia della cultura italiana – che sembra nuovamente dilagante, per una serie di motivi – o le donne hanno anche qualche responsabilità per questo stato di cose?

«Non riprendiamo a colpevolizzare le donne. È stato fatto per troppi secoli, anzi millenni.  È chiaro che, per sopravvivere, molte donne hanno fatto proprie, anche obtorto collo, molti valori del mondo patriarcale, ma per l’appunto sono quasi sempre forzate».

È appena finito Sanremo, e delle cinque conduttrici al fianco di Amadeus la più apprezzata è stata Drusilla Foer, ovvero un uomo che interpreta una donna. Vorrà dire qualcosa?

«Io non ho seguito il festival. Ho visto Drusilla solo nei commenti alle serate. Mi è sembrata una donna intelligente, serena, forte. Non mi scandalizzerei che sia in realtà un uomo. Lei si dichiara donna e si presenta come tale. Segno che si sente donna e chiede di essere rispettata come tale. Mi fa piacere che non si sia proposta come una donna convenzionale, tutta ammicchi e seduzione, ma come una persona seria, responsabile, fuori dai codici della divisione dei ruoli tradizionali».

Dacia Maraini

È indispensabile per una donna diventare madre, per essere completa, o la maternità è un modo di essere che prescinde dall’avere figli?

«Non è certo indispensabile, soprattutto adesso che il mondo sta scoppiando perché troppo popolato. Siamo quasi nove miliardi e la Terra non ce la fa a dare da mangiare e da bere a tutti. Lo spirito materno è un’altra cosa e secondo me ce l’hanno anche molti uomini, anche se lo nascondono perché non fa parte dei sentimenti considerati maschili. È una generosità di cura e di affetto che secondo me appartiene all’essere umano, donna o uomo che sia».

 In una prossima vita, potendo scegliere, rinascerebbe donna?

«Certo. Purché nascessi in Europa, non certo nei paesi di totalitarismo religioso».

Femminicidi. Perché secondo lei questa piaga dilagante? Cosa c’è che gli uomini non riescono ad accettare di una donna che li lascia, e quanto questo senso del possesso – o di superiorità di genere – è frutto dell’educazione impartita da altre donne, le madri?

«Il senso di possesso, che alcuni uomini identificano con la loro virilità, non viene dalle madri ma dalla cultura dei padri. Le madri nella storia hanno sempre dovuto insegnare ai figli e alle figlie le regole dei padri. Non avevano scelta. Se volevano sopravvivere dovevano trasformarsi in poliziotte del regime paterno. Alcuni uomini pensano ancora oggi che, per privilegio di nascita, hanno il diritto di possesso e di controllo sulle donne che amano o credono di amare. Quando questa donna si rivela autonoma, e chiede libertà, entrano in una tale crisi devastante da trasformarsi in assassini, a volte perfino dei propri figli. Una orribile aberrazione, ma che è un prodotto storico e culturale, niente a che vedere con la natura e con la differenza di genere».

Freud diceva che noi donne cresciamo con l’angoscia di non possedere il pene. È vero, secondo lei, o invece sono gli uomini a invidiare la nostra possibilità di diventare madri?

«Freud si riferiva a un tempo in cui le donne non avevano diritti. Potevano fare solo le mogli e le madri chiuse in casa. È normale che spesso sognassero di avere un pene che avrebbe loro permesso di uscire di casa, di viaggiare, di esprimere i propri talenti. Ma era un sentimento indotto. Oggi per fortuna le donne sono più libere (nei Paesi occidentali) e non viene in mente a nessuno di desiderare di avere un pene».

Condivide il detto che a volte le donne sono le peggiori nemiche di se stesse?

«Anche questo è un prodotto storico. Per tenerle soggiogate, il patriarcato ha sempre puntato sulla divisione delle donne. Era considerato pericoloso che si unissero, che solidarizzassero. Perciò diffondeva storie di rivalità atroci (vedi Biancaneve, vedi Cenerentola, insomma Eva contro Eva). Le raccontava nemiche, in rapporti di competizione e di odio. Ma per soggiogarle meglio, non certo perché le donne veramente si odiassero. Ma erano spinte culturalmente a farlo».

Cosa vorrebbe vedere realizzato, tra cent’anni, per le donne?

«Parità. Non superiorità. Se le donne prendessero il potere come hanno fatto gli uomini col patriarcato, diventerebbero insopportabili. Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente, come diceva qualcuno».

Come vede il futuro del mondo? È vero, come teorizzano oggi anche molti scrittori maschi, che saranno le donne a salvare il mondo?

«Oggi, storicamente, proprio per la loro lunga condizione di schiavitù e di servilismo, secondo me le donne sono migliori, più umili, più modeste, più coraggiose e vogliose di creare e partecipare. Sono (sempre per essere state escluse dai giochi di potere) meno corrotte, meno prepotenti, meno legate a una logica di potere, meno affascinate dalla violenza fisica. Per questo starebbero bene nei posti di decisionali.  Ma senza sostituire il sistema patriarcale con un sistema matriarcale, che non farebbe bene né alle donne né agli uomini».

Quali sono le caratteristiche delle donne del Sud secondo lei che ne ha raccontate tante? Ci sono peculiarità delle donne pugliesi?

«La mia, come avrà capito, è una visione storica. Le donne del Sud per me non hanno caratteri diversi. Ma hanno subito una storia diversa, di colonialismo, di repressione, di segregazione e naturalmente fanno più fatica a uscire da certi condizionamenti».

Il suo rapporto con la Puglia.

«Ho molti amici pugliesi. Tanti purtroppo lasciano la regione, che promette poco lavoro e poca riconoscenza ai suoi figli migliori. Ci vengo invitata dalle scuole e trovo sempre più vitalità, più coraggio e sapienza di quanto si pensi».

Quali sono i luoghi pugliesi che più l’hanno colpita e che sono rimasti nel suo cuore, e quale è stata la sua esperienza più forte in Puglia.

«Il suo mare prima di tutto, i suoi scogli, i suoi olivi, le sue piccole città di pietra, i suoi palazzi antichi. Forse il reperto storico che più mi ha impressionato è Castel del Monte, il castello di Federico II, una costruzione che sembra uscita da una fiaba e ti rovescia addosso una grande Puglia antica fatta di sapienza e di saggezza contadina».

“Donne di Pace” di Maria Rosaria De Lumé

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“La ballata delle donne” di Edoardo Sanguineti è una delle più belle poesie dedicata alle donne. Il passaggio del tempo si coniuga con i loro mille volti e con i diversi ruoli che, al di là del- lo scorrere degli anni, sono percepiti profondamente “umani”. E in questi rinnovati venti di guerra, che agitano i pensieri già stremati da due anni di pandemia, risuonano come balsamo i versi “femmina penso, se penso la pace:/pensarci il maschio, pensare non piace”.

Alla donna abbiamo voluto dedicare questo numero di “In Puglia tutto l’anno”, non per pura adesione all’otto marzo, ma perché siamo convinti che c’è ancora bisogno di parlare delle donne, magari portando alla luce esperienze nascoste che meritano di essere conosciute. Non diamo per scontato che tutte le difficoltà siano ormai superate e che la parità di genere sia cosa fatta. Non è così, perché alcuni segnali indicano che ancora c’è tanta strada da percorrere. Sappiamo anche, però, che non è stato inutile l’impegno di tante associazioni e di tante donne che negli ultimi decenni non si sono mai arrese di fronte alle difficoltà. Noi abbiamo scelto di guardare ai segnali positivi, agli esempi di donne pugliesi che senza togliere niente all’eroismo quotidiano di tante donne anonime, si pongono come testimonianza del “si può fare”.

La bella intervista a Dacia Maraini, che nei suoi romanzi ha saputo cogliere le sfumature più intense e profonde dell’animo femminile, definisce la loro condizione attuale: «Oggi, storicamente, proprio per la loro lunga condizione di schiavitù e di servilismo, secondo me le donne sono migliori, più umili, più modeste, più coraggiose e vogliose di creare e partecipare. Sono (sempre per essere state escluse dai giochi di potere) meno corrotte, meno prepotenti, meno legate a una logica di potere, meno affascinate dalla violenza fisica». E quelle pugliesi? «Le donne del Sud – dice – per me non hanno caratteri diversi. Ma hanno subito una storia diversa, di colonialismo, di repressione, di segregazione e naturalmente fanno più fatica a uscire da certi condizionamenti». Di queste donne del Sud in questo numero troverete uno spaccato: le imprenditrici, le artiste, le partigiane, le “sentinelle” nel monastero, le militanti in associazioni, le salentine che hanno la- sciato il segno, ecc. Come al solito troverete anche altro al di là del tema dominante: il museo di Canosa, il porto ritrovato, le erbe spontanee che fanno bene alla salute, la coppia Nuzzo – Di Biase che ci dice perché ama la Puglia…

Chiudiamo questo numero mentre ad Est, in Ucraina, si combatte e si muore in una guerra che non troverà alcuna giustificazione. Il nostro pensiero va a quelle donne che stanno resistendo, che combattono come possono preservando i loro figli. Sono “donne di pace” pur in mezzo a una guerra perché, se incontrano un nemico che ha bisogno di essere rifocillato, lo fanno senza esitare. “Femmina penso, se penso la pace:/pensarci il maschio, pensare non piace”.

Le immagini del dolore di genitori che salutano i loro bambini, i volti dei feriti, le città distrutte accompagnano le nostre giornate. Forse per questo abbiamo scelto una copertina che sa di speranza. Come una notte non dura in eterno, così anche l’inverno si scioglierà nella primavera. In un mare di papaveri rossi e margherite gialle.

Maria Rosaria De Lumé

Grottaglie, la città della ceramica

Un vero e proprio museo a cielo aperto nel quartiere del ceramiche  chiamato  “Camenn’ri” in dialetto, (camini in italiano)  per  l’esistenza  delle fornaci,  presso  la  gravina  di Giorgio, ai piedi del castello Episcopio. Si può “leggere” in vari modi: l’esplosione della bellezza che si scioglie in un arcobaleno di colori, la testimonianza la traccia dei popoli che su questa terra d’argilla hanno lasciato un segno, la capacità degli uomini di creare dalla materia che si ha a disposizione. Una mano l’ha data la conformazione del terreno, le cave di argilla, le grotte naturali che hanno fornito ospitalità nei secoli a braccia e mani laboriose. Perché l’arte delle ceramiche di Grottaglie è davvero molto antica e documentata (alcuni reperti sono databili dall’VIII al IV sec. a.C.) Ne sono testimonianza alcuni vasi conservati nel museo di Taranto e in quello locale delle ceramiche.

I primi prodotti obbedivano alla necessità di disporre del vasellame utile in cucina, quindi produzione grezza, priva di decorazioni; successivamente l’influenza della ceramica di Laterza, che a sua volta aveva subito quella di faenza, aprì lo spazio alla fattura elegante, colorata, raffinata.

L’ associazione è nata nel 1999 con gli obiettivi di tutelare e valorizzare la ceramica artistica e artigianale ita- liana. I prodotti che si possono ammirare nel quartiere delle ceramiche sono tanti e vari.

Accanto agli eleganti “Bianchi di Grottaglie”, privi di qualsiasi decorazione troviamo quello che è diventato la cifra più conosciuta della produzione: il “pumo”. Di vari colori, è ritenuto un portafortuna, viene regalato agli sposi, a chi compra casa, a chi inizia nuovi percorsi professionali. Un augurio che parte da Grottaglie e si è ormai diffuso in tutto il mondo. E poi piatti con il tradizionale gallo, vasi di ogni dimensione, i grandi “capasoni”, oggetti per decorare la casa. E poi…con l’arrivo della primavera bisogna proprio fare un salto al quartiere delle ceramiche di Grottaglie.

 

Concorso Fotografico


ORGANIZZATORI

Il concorso fotografico, alla sua prima edizione, è promosso dalla rivista trimestrale “In Puglia tutto l’anno”, dall’editore Medinforma in collaborazione con Caroli Hotels.

TEMA

La Puglia dal Gargano fino a S.Maria di Leuca: il paesaggio urbano, rurale, marino, le evidenze architettoniche, le piazze, le strade, le chiese… La Puglia si racconta attraverso le immagini. L’iniziativa mira a far guardare con occhi nuovi anche realtà molto conosciute e apparentemente scontate. Come vedi la Puglia? Qual è il tuo posto del cuore?

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti. Non ci sono limiti di età. Ogni partecipante potrà inviare un massimo di due foto a https://www.facebook.com/inpugliatuttolanno ,specificando nella mail il nome dell’autore e il luogo raffigurato. Sono esclusi dalla gara: i membri della commissione giudicatrice, i rispettivi familiari e quanti interessati all’organizzazione del concorso.

CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE IMMAGINI

Sono ammesse fotografie b/n e a colori con inquadrature sia verticali sia orizzontali in formato JPEG (jpg), realizzate anche da cellulare. Le fotografie dovranno essere inedite. Le immagini non conformi alle specifiche richieste non verranno prese in considerazione.

TEMPI E MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEL CONCORSO

Il concorso avrà inizio il 1° gennaio 2022 e terminerà il 31 dicembre 2022. Tutte le foto inviate saranno pubblicate sul sito della rivista www.inpugliatuttolanno.it  e sottoposte al giudizio dei lettori che esprimeranno la loro scelta con un like sulla pagina fb dedicata. Una giuria, composta da esperti, esprimerà a sua volta un giudizio insindacabile. Saranno premiate le due foto che avranno ottenuto più consensi: una da parte dei lettori sul web e l’altra dal giudizio della giuria qualificata. Il premio consisterà in un weekend per due persone nelle strutture di Caroli Hotels e sarà assegnato con cadenza trimestrale.

PRIVACY, RESPONSABILITÀ DELL’AUTORE E FACOLTÀ DI ESCLUSIONE

Ogni partecipante è responsabile del materiale da lui presentato al concorso, pertanto si impegna a escludere ogni responsabilità degli organizzatori nei confronti di terzi, anche di eventuali soggetti raffigurati nelle fotografie. Il concorrente dovrà informare eventuali persone ritratte nei casi e nei modi previsti dal Regolamento UE 2016/679, nonché procurarsi il consenso alla diffusione delle immagini. In nessun caso le foto potranno contenere dati qualificabili come sensibili. Gli organizzatori si riservano, inoltre, di escludere dal concorso e non pubblicare le foto non conformi nella forma e nel soggetto a quanto indicato nel presente bando oppure alle regole comunemente riconosciute in materia di pubblica moralità, etica e decenza, a tutela dei partecipanti e dei lettori. Non saranno perciò ammesse le immagini ritenute offensive, improprie e lesive dei diritti umani e sociali.

DIRITTI D’AUTORE E UTILIZZO DEL MATERIALE IN CONCORSO

I diritti sulle fotografie vengono ceduti all’editore. Ad ogni loro utilizzo le foto saranno accompagnate dal nome dell’autore. I dati personali forniti dai concorrenti saranno utilizzati per le attività relative alle finalità istituzionali o promozionali secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2016/679.

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Photo Gallery 

 

Passeggiare nella storia del Salento megalitico

di Carlo Finocchietti

Antiche pietre. Echi del megalitico. Carnac e Stonehenge nel Salento. Inaspettati, sorprendenti, imprevisti e imprevedibili, inattesi, impensati. Eppure, a sorpresa, eccoli qua i grandi Dolmen acquattati tra i fragni e gli olivi; come pure gli svettanti Menhir piantati sulla pietra leccese. Siamo a Giurdignano e dintorni, pochi chilometri da Otranto. Si definisce il giardino megalitico d’Europa. Ma presenze protostoriche si replicano a Minervino, Melendugno, Melpignano, Zollino e in altri centri della provincia di Lecce. La visita a questi monumenti megalitici misteriosi e affascinanti è una passeggiata nella storia assolutamente originale. Seguitemi.

Dolmen li Scusi

Siamo in campagna, alla periferia di Minervino di Lecce. Il grande altare orizzontale di pietra, di forma quadrangolare e attraversato da un foro, poggia su pile di sassi, lastre e piccoli macigni. Tutt’intorno sono altri monumenti della pietra a secco: grandi recinti, pagliari, cortili, masserie.

Menhir di San Paolo

All’ingresso di Giurdignano svetta un Menhir alto più di due metri. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a San Paolo, decorata da affreschi di Maria e degli apostoli Pietro e Paolo, esempio di cristianizzazione di un monumento pagano. Originale è l’affresco che rappresenta la ragnatela della tarantola, l’aracnide che avvelena le donne con il suo morso e che origina il fenomeno esorcistico delle “tarantolate”, protette da San Paolo.

Menhir Vicinanze 1

Questo Menhir collocato nei pressi di Giurdignano prende nome dal vicino casale Vicinanze. Alto tre metri, ha un incasso in sommità che doveva accogliere una croce e due croci incise sulla facciata. La sacralizzazione del monumento è confermata dallo svolgimento di riti religiosi e dalla tradizionale processione della Domenica delle Palme che terminava davanti al menhir.

 Menhir Vicinanze 2

Non lontano dal precedente, questo Menhir si alza per tre metri su uno scoglio roccioso collocato nei pressi della pineta e di un crocicchio di strade vicinali. Se ne ipotizza il legame con la vicina tomba rupestre, scavata nella roccia e preceduta da un lungo dromos d’ingresso.

Dolmen Stabile

Si trova in aperta campagna al confine tra i comuni di Giurdignano e Giuggianello. Il lastrone di copertura è percorso da un largo solco che confluisce in una cavità circolare; se ne ipotizza la funzione di raccolta del sangue di sacrifici animali rituali.


Giurdignano, menhir S.Paolo

I Dolmen sono monumenti emotivamente affascinanti. Qualcuno ne ha ipotizzato la natura di altari officiati dai culti celtici. Ma l’interpretazione prevalente li considera come tombe o camere funerarie di tipo megalitico, costituite da pietre e lastre infisse nel terreno e da una lastra di copertura monolitica. Si tratterebbe di una sorta di uteri di pietra nei quali i morti rientrerebbero nella madre terra, sepolti in posizione fetale. Il termine deriva dal bretone dol (tavola) e men (pietra). I Dolmen salentini potrebbero risalire al quinto e al quarto millennio.

Se sulla funzione del dolmen vi è sufficiente consenso, più variegate sono le ipotesi sul significato del menhir. Il nome deriva dal bretone men (pietra) e hir(lunga) e la forma di questo monumento preistorico è quella di un parallelepipedo allungato, posto verticalmente sul terreno. In italiano gli si dà anche il nome di “pietra fitta”. A Giurdignano per questi svettanti falli di pietra si immagina una possibile funzione astronomica di orologio solare. Oppure, vista la loro numerosità fuori e dentro la città, la funzione di cippi segnaletici e di indicatori topografici. O ancora luoghi di raduno e signa di vie sacre. E magari stele di pietra che individuano sepolture individuali e di gruppo di particolare rilevanza.

” In Puglia tutto l’anno” ha il faro sempre acceso sulle minoranze linguistiche

Tutti gli articoli pubblicati sulle lingua minoritarie:


Lingue minoritarie, il griko e il mondo contadino. Quando “madre” lingua e “madre” terra si fondono  di Salvatore Tommasi

https://www.inpugliatuttolanno.it/in-puglia/lingue-minoritar…terra-si-fondono/


Un Piano di sviluppo turistico per la Grecìa salentina La Redazione

https://www.inpugliatuttolanno.it/tradizioni/lingue-minoritarie/un-piano-di-svil…grecia-salentina/


Celle di San Vito, qui si parla francoprovenzale

a cura di Virginia Caroselli e Mariangela Genovese

https://www.inpugliatuttolanno.it/in-puglia/celle-di-san-vit…francoprovenzale/


La pietra forata di Calimera a cura di Salvatore Tommasi

https://www.inpugliatuttolanno.it/tradizioni/lingue-minoritarie/la-pietra-forata-di-calimera/


Il mondo mitologico e la tradizione grika – Ulisse, ad esempio di Salvatore Tommasi

https://www.inpugliatuttolanno.it/tradizioni/lingue-minoritarie/il-mondo-mitolog…tradizione-grika/


Grecìa Salentina, lingua e cultura. Vito Domenico Palumbo tra studi e dicerie

di Salvatore Tommasi

https://www.inpugliatuttolanno.it/in-puglia/grecia-salentina…-studi-e-dicerie/


Taranto e la Grecìa salentina candidate a Capitale  italiana della Cultura 2022

La Redazione

https://www.inpugliatuttolanno.it/in-puglia/2486/


Io e il Griko di Salvatore Tommasi

https://www.inpugliatuttolanno.it/in-puglia/io-e-il-griko/