A MARTANO IL PARADISO DANTESCO DI MAURIZIO COGLIA

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Dal 21 al 29 marzo, a Martano, presso il Centro culturale Santi Medici, grande curiosità per la mostra Imago Dantis, 33 immagini a base digitale riguardanti la terza cantica della Commedia, il Paradiso.

L’autore è Maurizio Coglia, in arte Kollias, autore negli anni scorsi di due mostre similari: l’Inferno e il Purgatorio dantesco.

Maurizio Coglia è un architetto che ha operato soprattutto nel campo della tutela e conservazione degli edifici storici. È un salentino che, dopo anni di permanenza all’estero (Dublino e Londra), è ritornato nella sua città di origine, Martano, con una passione in più che aggiunge sfumature diverse alla sua originaria professione di architetto. Quella che era una scelta professionale, restaurare e conservare da architetto gli edifici storici, è diventata negli ultimi anni la passione di consolidare il più grande monumento letterario italiano, l’opera di Dante.

La Commedia dantesca ha sollecitato nei secoli la fantasia e l’immaginazione dei lettori, merito della forza travolgente della parola poetica. Dai banchi della scuola superiore a quelli dell’Università, in tanti hanno tradotto i versi in figure, dando corpo alle ansie e alle paure (Inferno), all’attesa e alle speranze (Purgatorio), all’aspirazione luminosa di una felicità eterna (Paradiso). In passato moltissimi si sono cimentati nel tradurre la poesia dantesca in immagini artistiche: diffusissima la raffigurazione quattrocentesca dell’Inferno del Botticelli, intere generazioni si sono specchiate dalla fine dell’Ottocento nelle tavole di Gustave Doré, ogni anniversario dantesco ha segnato la ripresa in immagini delle tre cantiche. Così è avvenuto, per esempio, nel 2021 a Firenze nel settecentesimo anno della scomparsa di Dante quando l’Accademia di Belle Arti promosse la mostra di tre celebri illustratori contemporanei: Lorenzo Mattotti, Milton Glaser e Jean Giraud (Moebius).

Per una mente sensibile risulta difficile resistere al fascino delle immagini suscitate in ogni tempo   dalla penna e dalla mano di vari artisti. Coglia, dotato di una conoscenza non comune dell’opera di Dante e da una passione per le parole che diventano immagini, si è lasciato coinvolgere come uomo e come artista, complici due mostre che nell’ultimo decennio hanno avuto luogo a Londra.

 Nel 2016 alla Tate Modern fu allestita quella su Robert Rauschenberg che tra il 1958-60 aveva riletto in chiave contemporanea la Commedia creandone attraverso immagini di cronaca una nuova lettura, come a dire un “nuovo equivalente visivo”. Il paesaggio infernale si era popolato di nuovi personaggi fatti vivere con tecniche diverse. Così il mondo contemporaneo entra visivamente nell’orizzonte dantesco.  La seconda mostra significativa che ha affascinato Kollias è quella su William Blake (1757-1827) alla Tate Britain nel 2019. Saranno state le immagini del Paradiso a colpirlo in modo particolare. Blake, infatti, intendeva l’arte come ricerca del sovrannaturale, capace di risvegliare nell’uomo il ricordo della sua primigenia condizione divina, in grado quindi di fargli riconquistare il Paradiso. Alla ricerca, quindi, della spiritualità perduta per un rinnovamento spirituale che, secondo alcuni, è l’obiettivo della Commedia.

Ed è così che Maurizio Coglia si immerge nelle varie raffigurazioni, ne diventa competente ed esperto collezionista, finché passa dall’altra parte: emerge dalle figure già esistenti, studiate e catalogate e, complici i nuovi media, offre la sua originale interpretazione che con l’odierna mostra sul Paradiso completa il percorso figurativo iniziato qualche anno fa. Nasce l’attuale Imago Dantis, 33 immagini, collage a base digitale. Quale il suo metodo, quale la tecnica?

«Seleziono e ‘riciclo’ – spiega – immagini digitali di varia natura, che non hanno nessun riferimento con la materia raccontata, e ne prendo frammenti, poi li ritaglio e li dispongo insieme secondo il ruolo che possono avere nella struttura compositiva finale. Il medium impiegato è quindi un’immagine già di per sé, la sua struttura infinitesima è il pixel. In definitiva il processo di montaggio è molto vicino al collage materico tradizionale, solo che in quello i contorni dei ritagli originari rimangono definiti, mentre nella tecnica mia sperimentata, usando le potenzialità del software, i vari pezzi si fondono e si annullano dando corpo ad una composizione totalmente nuova». 

La sfida per Kollias ha inizio: rileggere il Paradiso e tradurlo in immagini per tutti, per chi conosce il testo e per chi ne ha sentito solo vagamente parlare. Le immagini, ora come nel Medioevo, sono più efficaci delle parole, le includono, suscitano emozioni, sono un concentrato di senso.  Nel Medioevo supplivano alle difficoltà di accedere ai testi e permettevano di cogliere l’invisibile attraverso il visibile. Ora sono completamento e proiezione del testo. Tutta la Divina Commedia è un riflesso delle immagini, in particolare dei mosaici, che Dante aveva ammirato ad Assisi, Ravenna e Roma. Dagli occhi di Dante, attraverso la sua sconfinata cultura e sensibilità, è avvenuto il passaggio dalle figure alle parole, al testo a cui i lettori di ogni tempo e spazio hanno avuto accesso. Ma quasi a chiudere il cerchio, quei versi, letti, riletti e commentati, sono diventati anche nuove immagini, traduzioni visive, declinate secondo la storia, le tecniche e la sensibilità dei singoli artisti. Kollias ha preso il testimone in questi primi anni del Duemila ed espone il Paradiso di Dante che è anche il suo Paradiso. Le parole per spiegarlo non servono: sono tavole di luce perché la Luce è l’elemento dominante il tutta la terza cantica.    

di Maria Rosaria De Lumè

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