di Gianni Seviroli, poeta e musicista
Cos’è la poesia
Cos’è saper volete la poesia?
Chiedetelo alle nuvole e alle stelle,
ai mari, ai cieli ed alle pecorelle,
ai bimbi che sgambettan per la via,
ai sogni, ai monti, a qualche melodia,
alla pioggia che cade a catinelle,
ai tramonti e alle schiuse campanelle;
interpellate cuore e fantasia.
E infin chiedete pure a quel soldato
che getta via il fucile e poi s’acquieta
scrivendo alla sua bella, innamorato.
Chiedete a tutto e a tutti, senza meta,
ma risparmiate il tempo e pure il fiato
se interpellar voleste mai un poeta.
Il fuoco
Degli elementi primordiali, il fuoco
è quel più folle, risoluto, audace,
di creare e distruggere capace,
or strano amico con cui scherzar poco,
or vil tiranno vïolento e roco
che tutto trasforma in cenere e brace.
Ma quanto a tutti noi la fiamma piace
d’inverno, per star caldi in freddo loco,
come nelle case, bianche neviere
dove non c’era un dì riscaldamento
e sotto al tavolo a cena un braciere
le gambe e i piedi riscaldava a stento…
Oh fuoco, scalda nelle tristi sere
i rifugiati d’ogni accampamento
e corri più del vento
lontano da chi t’usa per la guerra…
Va’ via da lì, disarmiamo la Terra!
È primavera
Ventuno marzo, ed ecco primavera,
ch’è la stagion più dolce che ci sia.
Ancor fa freddo a notte, ma è poesia
quel sol che scalda quasi fino a sera.
Qualcosa è primavera che già c’era,
che fra realtà sta in mezzo, e fantasia.
È un misto di speranza e nostalgia
che fa sentir la mente più leggera.
Insieme alla natura si rinnova
qualcosa dentro noi che un po’ appartiene
all’universo intero. Non si trova
modo per spiegar come si conviene
quello che accade: è cosa antica e nuova…
Rinascita che scorre nelle vene…
Sarà che quando viene,
un po’ rivive quel che non c’è più,
la nostra cara, bella gioventù.
Il treno dei pensieri
A niente altro è pari l’arroganza,
a volte, d’un brutto pensiero: in testa
è un ospite sgradito, e dentro resta.
Non solo non va via: con tracotanza
nella mente fa come una mattanza:
l’umor fa scuro ed il cervello infesta;
va un po’ dovunque e nulla più lo arresta:
la testa tua diventa la sua stanza.
Un trucco allora metto io in azione,
che in qualche modo è forse pure saggio:
un treno è quel pensiero, e i’ la stazione;
arriva, sosta e parte, è di passaggio.
Lo osservo mentre è qui, con attenzione,
poi faccio un fischio… e gli auguro buon viaggio.
Dario
C’è un certo Dario che cj ha sempre fretta
e in più cj ha un maledetto, brutto vizio:
mi fa domande a ruota e appena inizio
a rispondere, lui non mi dà retta:
finge di ascoltare ma non aspetta
mai ch’io concluda: mentre parlo, il tizio
già altro chiede… Mamma, che supplizio!
Ma alla fine ho trovato la ricetta:
ad ogni domanda, lo guardo e fischio;
lui trasalisce e con occhi perplessi
mi chiede qualcos’altro; i’ me ne infischio
e fischio ancora, come rispondessi,
ma di proferir verbo non m’arrischio.
Lui penserà… al mondo, quanti fessi…
E già, siam bene messi…
D’altronde il mondo è bello perché è vario…
Ma quanto è brutto quando incontro Dario!

