Tra talento e disavventure…

Nato per caso, diventato simbolo del Salento. L’opera prodotta dalla Bunker Lab
di Alessandra Lezzi
Si potrebbe raccontare citando quel gran genio di Thomas Edison cui dobbiamo tutto: “Non ho fallito. Ho solo scoperto 10mila metodi che non funzionano”. Oppure, in modo più aulico e intellettuale, andando a ripescare nei meandri dei libri di gioventù, con il Dottor Zivago di Pasternak: “Io non amo quelli che non sono mai caduti. A loro non si è svelata la bellezza della vita”. In alternativa, potremmo scegliere il ritmo più pop della straordinaria voce di Pink: “But just because it burns doesn’t mean you’re gonna die. You’ve gotta get up and try, try, try [Ma solo perché brucia non significa che morirai. Devi alzarti e provare, provare, provare].

Perché in un tempo folle in cui la vita degli altri ci passa davanti con un foto e una frase breve che scorriamo distrattamente, ci siamo dimenticati di leggere e raccontare le storie.
Riscopriremmo, esattamente come accadeva con le favole che ci leggevano da bambini, che il successo non è in un click perfetto dopo il ritocco della app più aggiornata ma arriva al termine di un cammino fatto di peripezie, battaglie, cadute, risate, albe e tramonti, e di strade percorse sotto il sole cocente, inciampando mentre corriamo sotto un acquazzone inseguiti da un nemico forse immaginario forse no, navigando a vista in una notte buia, per capire alla fine che la vittoria è sempre stata nell’aver avuto il coraggio di continuare, un passo per volta.

E deve averne avuto tanto di quel coraggio – che poi è sempre un mix di follia, leggerezza e determinazione – Nicola Ascalone, quando correva per le vie della sua Galatina, tra bancarelle di rivendita di uova, latte e farina, galline che scorrazzavano, ragazzini che si facevano beffe del suo essere un po’ impacciato, pseudo adulti convinti che non ne avrebbe mai combinata una giusta. Correva, Nicola: su e giù per le stradine di basoli e polvere, per aiutare il suo babbo, stimatissimo mastro pasticcere a confezionar dolci per nobili e contadini. Di pasticci ne combinava tanti, dentro e fuori la bottega. Era solo un bambino, del resto, con il cuore dolorante per la morte della madre e una gran voglia di diventar bravo come il suo papà.

Ed è proprio quando mette inconsapevolmente in scena il suo guaio più grande che la sua novella diventa un piccolo miracolo. E in una notte di sconforto scrive un pezzo di storia del Salento, quella che ha il profumo, la fragranza, il languore, la sensualità, l’unicità cremosa del nostro pasticciotto.
A riportare alla luce quella che sembra una leggenda, un simpatico racconto per grandi e piccini, sono stati Luigi Sardiello, Alessandro Contessa e Mirko Dilorenzo, rispettivamente autore, produttore e regista. Ne è nato un cortometraggio di 20 minuti interamente realizzato con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Animazioni e colori luminosi rimandano sullo schermo la vita di una Galatina del 1745, e un buffo ragazzino che corre da una strada all’altra, immaginando di diventare un bravo pasticcere come suo padre.

L’occasione arriva con un evento che si trasforma, per colpa sua, in un vero disastro. <<Arriva il cardinale, preparate i dolci più buoni perché ci sarà una festa>>, annuncia, entrando in bottega in un giorno qualunque, il parroco del paese. Mastro Ascalone manda il figlio a fare la spesa, ma tra le corse, la sfortuna, l’ansia di voler essere d’aiuto, quella tenera insicurezza di un ragazzino troppo solo, arriva il… pasticcio. Le uova si rompono, la farina si disperde sul pavimento della bottega. Un disastro. E’ sera e non è più possibile trovare altre materie prime. <<Che figuraccia domani con il cardinale>>, il pensiero di sconforto dell’uomo che crolla e si accascia a terra per la stanchezza. Nicola è affranto. Guarda quel po’ di farina ancora utilizzabile e quell’unico uovo rimasto sul tavolo di lavoro. Pensa, è preoccupato. Ma i sensi di colpa si trasformano quando la mente gli riporta alla memoria un piccolo gioiello che la sua mamma portava sempre al collo quand’era in vita. Lo immagina lì davanti a sé, si avvicina al banco, osserva gli ingredienti e il padre ormai addormentato. “La magica storia del pasticciotto” – come ci ricorda il titolo del cortometraggio – inizia così, in una notte che è scommessa, riscatto, talento, creatività, coraggio. E soprattutto amore. Per la madre, per il padre, per se stesso, per quei profumi e quelle fragranze che per Nicola erano sempre stati casa. Impasta, si ingegna. Ha solo un uovo e poca farina. Non può sbagliare. Pensa, poi impasta ancora. Il gioiello della mamma prende forma come un incantesimo. E nel forno sprigiona una fragranza unica.

E’ l’alba, il padre si sveglia e guarda quel piccolo capolavoro nato da un grande pasticcio. Sarà quello dunque il dono per il cardinale in visita quella mattina stessa. Il pasticcio, d’incanto, è un successo. E diventa pasticciotto.
Un dolce che ammalia l’alto prelato e in poco tempo il palato di tutti, nobili e plebei. E che con il passare dei decenni diventa il dolce tipico della terra del Salento. Iconico. Dall’America alla Cina, dalla Francia alla Germania, non c’è turista passato di qui che non ne abbia assaggiato almeno uno. E nel resto d’Italia hanno cercato di attrezzarsi per averne a quelle latitudini. Ormai ne fanno persino di surgelati. E non sono poi così male.

La bottega degli Ascalone ormai ha cambiato proprietà ma è sempre lì, tra la basilica di Santa Caterina e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel centro storico di Galatina.
In un mondo che corre veloce quasi nessuno ormai conosceva più questa storia. La produzione ha presentato il cortometraggio in anteprima mondiale al Bif&St di Bari, poi a Lecce, al Cineporto di via Frigole. Con il supporto di Apulia Film Commission, del comune di Galatina e del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, il cortometraggio è stato prodotto dalla Bunker Lab con la produzione esecutiva di Algoritmo.
Ed è di una luminosità straordinaria non fosse altro perché ci ricorda che la vera vittoria di ciascuno di noi sulle brutture del mondo è lontana anni luce dai ritocchi di photoshop ma è fatta di tante cadute e un pizzico di sana strafottente autostima.


