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Lecce, una mostra-omaggio a Paolo Emilio Stasi nel centenario della morte

Si inaugurerà il 22 dicembre presso il Museo Castromediano, alle ore 17.30, la mostra “Paolo Emilio Stasi. Pittore e archeologo in Terra d’Otranto tra Otto e Novecento”, promossa dal Polo biblio-museale di Lecce e la Presidenza del Consiglio regionale della Puglia.

 Paolo Emilio Stasi (Spongano 16 gennaio 1840 – 4 marzo 1922). Esponente della pittura napoletana del tardo Ottocento, si forma a Napoli, dove era studente di farmacia negli anni 1865-66, con i maggiori maestri di quel periodo, tra cui il salentino Gioacchino Toma. Rientrato in Terra d’Otranto insegna disegno presso il Real Ginnasio “Capece” di Maglie e diviene figura di riferimento per Giuseppe Casciaro e altri.
La produzione pittorica di Stasi – ritrattistica, soggetti sacri, paesaggi e nature morte – è poco conosciuta da studiosi e grande pubblico. Stasi, infatti, non ha effettuato in vita operazioni commerciali ed espositive della propria produzione, a parte alcuni ritratti commissionati da famiglie amiche o le pale d’altare nelle chiese matrici di Nociglia e Castrignano del Capo.

Olio su tela cm. 27,2 x 41.2

Era un appassionato naturalista, aperto alle nuove correnti di pensiero di matrice positivista ed evoluzionista, sulla scia delle teorie di Charles Darwin. Dal 1870 si appassiona alle ricerche paleontologiche condotte in Terra d’Otranto da Ulderico Botti, toscano di nascita e consigliere prefettizio a Lecce, formatosi presso la Cattedra di Antropologia di Firenze. Seguendo le orme del Botti, P. E. Stasi scopre delle “brecce ossifere” sulle scogliere di Castro (pietrame sgretolato dal freddo dell’ultimo glaciale, poi trasportato dalle acque insieme a resti di faune fossili presenti sul terreno e quindi cementato nelle terre rosse locali).
Scopre anche il deposito preistorico di Grotta Romanelli, in cui esegue dei saggi poi editi nel 1904 insieme con Ettore Regàlia del Gabinetto di Paleontologia di Firenze. La scoperta del primo sito del Paleolitico superiore in Italia viene smentita nel 1905 dalla Scienza accademica rappresentata da Luigi Pigorini della Cattedra di Paletnologia di Roma. L. Pigorini per 40 anni ha affermato l’inesistenza del Paleolitico superiore in Italia, solo per motivi ideologici. L’Italia sarebbe stata colonizzata da ondate etniche indoeuropee nell’età del Bronzo, che avrebbero dato origine alle genti italiche grazie alle quali sarebbe sorta la grandezza di Roma.
Ciò nonostante la scoperta di Stasi-Regàlia sarà riconosciuta da molti studiosi, in particolare in seguito degli scavi ripresi in Romanelli dal barone Gian Alberto Blanc nel 1914 su incarico ministeriale. Questi riconosce la tesi di Stasi-Regàlia mettendo fine alla disputa tra la Cattedra di Paletnologia di Roma e quella di Antropologia di Firenze, cui afferivano P.E. Stasi ed E. Regàlia.

Pittore, archeologo, pensatore illuminato, Stasi è ora  al centro di un progetto che include opere d’arte, reperti archeologici, fotografie, documenti e altri materiali provenienti da collezioni private e dalle raccolte del Museo Castromediano. Le opere, provenienti dalle collezioni degli eredi, sono state oggetto di un importante lavoro di restauro a cura del  Castromediano di Lecce, realizzato dai restauratori Mary Coppola e Giuseppe Tritto. Da settembre 2022 ad oggi, infatti, le operazioni di restauro conservativo – consolidamento della pellicola pittorica, applicazione di fasce perimetrali, pulitura, stuccature e integrazione pittorica – hanno interessato 35 opere tra dipinti su tela, cartone pressato, compensato e disegni su carta.

Il progetto, concepito con la fondamentale disponibilità degli eredi (in particolare il pronipote, arch. P.E. Stasi) e in collaborazione con la Soprintendenza ABAP per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, il Teatro Pubblico Pugliese e la Provincia di Lecce, è stato realizzato grazie alla collaborazione della società Esterno Notte, associazione che opera seguendo una linea etica di valorizzare i beni architettonici, il paesaggio naturale e il patrimonio culturale, nel rispetto e nella tutela della natura e del territorio, attraverso la proposta di allestimenti artistici.

La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2023, tutti i giorni dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 20.

Pubblicato il 20 dicembre 2022 alle ore 09:27

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