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martedì, Ottobre 4, 2022

Salvatore Tommasi, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi

Nei giorni scorsi a Parigi, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, si è tenuto un incontro sull’importanza e sul ruolo delle lingue minoritarie. Con  Diego Marani, direttore dell’Istituto, si sono confrontati  Giovanni Agresti, professore universitario di Scienze linguistiche presso l’Università di Bordeaux Montaigne, e Salvatore Tommasi, di Calimera, professore di filosofia e scienze dell’educazione, firma prestigiosa in tutti i numeri di In Puglia tutto l’anno.

La Puglia, che ha visto sul suo territorio passaggi di popoli e culture diversi, conserva ancora il suo carattere di multiculturalità che si esprime nel multilinguismo e in particolare in tre minoranze linguistiche: arbëreshë, griko e franco-provenzale. Salvatore Tommasi, che vive a Calimera, uno dei centri più importanti della Grecìa salentina, ha imparato il griko dai suoi genitori, come è avvenuto per tanti della sua generazione. Salvatore però ha fatto di più: sente il griko come lingua madre, l’ha studiato, ha scritto in questa lingua, l’ha diffuso  con un’opera di divulgazione approfondita e documentata. Ne sono testimonianza, fra i tanti, anche gli interventi sulla nostra rivista.

A destra, Salvatore Tommasi presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Nonostante i numerosi riconoscimenti, ecco come scrive su Fb :«Riflettevo, ripercorrendo l’esperienza e le emozioni dell’incontro di ieri nell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, nel quale si è parlato del griko e delle altre lingue minoritarie di Puglia, che, in realtà, personalmente, io non ho alcun merito nel conoscere il griko. Me lo hanno insegnato i miei genitori. Il merito, e il plauso, per aver tenacemente conservato questa lingua, che qui è stata ospitata per testimoniare la storia pugliese, spetta quindi a loro e ai loro antenati. La mia generazione ha piuttosto la responsabilità di averne interrotto la trasmissione e di aver lasciato che si stendesse un velo di indifferenza, se non di disprezzo, su questo nostro importante patrimonio. Dovremmo forse cercare di riparare al danno. Perché, a sentire anche gli illustri studiosi che ho avuto l’onore di conoscere, di un danno comunque si tratta. E di un peccato, se il suono delle nostre antiche parole riesce a interessare ed emozionare anche gente così lontana».

Scontata la reazione degli estimatori  sul social. Da ogni parte un omaggio alla competenza di Salvatore Tommasi, alla serietà dei suoi studi, all’impegno nel difendere e  diffondere  l’importanza di una lingua minoritaria, come il griko, segno ancora vivo di una cultura che va conosciuta e tutelata.

 

di Maria Rosaria De Lumè

 

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