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martedì, Ottobre 4, 2022

Come scoprire la Puglia e custodirla per coloro che verranno – Il segreto è in una Scatola di latta

Esperta in comunicazione

di Ilenia Orsi

A partire dalla metà del Settecento, la latta venne ampiamente utilizzata per la realizzazione di recipienti adatti alla conservazione di prodotti alimentari e non. Il perché si deduce dalla sua stessa composizione. È un lamierino di ferro, sulla cui superficie viene applicato un sottile strato di stagno. Dal ferro, la latta eredita la robustezza, dallo stagno la resistenza alla corrosione. Gianluca Palma è il custode di una “Scatola di Latta” speciale: conserva storie di luoghi, persone ed emozioni, preservandole dalla corrosione del tempo.

La “Scatola di Latta” è un progetto che prende il via nel 2010: dopo la laurea in Scienze dello Sviluppo e Cooperazione e il master in Management e Governance del Territorio, Gianluca Palma concepisce un prezioso scrigno di patrimoni immateriali condivisi. L’iniziativa civico-culturale, senza scopo di lucro, raccoglie numerosi format di attività. Protagoniste sono le comunità locali pugliesi, che si vedono attraversate da passeggiate spontanee e ospitano incontri culturali all’insegna dell’educazione estetica, critica e poetica. Comunità provvisorie e spontanee si incontrano per scoprire la bellezza (e la bruttezza) dei luoghi: «I paesi son più belli, quando li vai a trovare senza appuntamenti, una domenica mattina mentre si fan la barba o sono ai fornelli. Una sera qualunque quando sono in pigiama e senza trucco», spiega Gianluca. Il desiderio di contribuire al benessere del territorio lo ha portato ad applicare modelli di sviluppo e cooperazione acquisiti con gli studi, e a trasformarli in numerosi progetti, oltre alla “Scatola di Latta”. Gli abbiamo chiesto di raccontarceli. «Mi definisco sarto di comunità, artigiano dell’immaginario e caminante: tutti i progetti nascono dalla voglia di intrecciare relazioni, coltivare conoscenza e praticare la restanza. Quest’ultimo termine è stato coniato dall’antropologo calabrese Vito Teti, che proprio ad esso ha recentemente dedicato il suo libro intitolato, appunto, “Restanza”. L’espressione nasce dall’unione di “erranza” e “lontananza”: invita a rigenerarsi, a riscoprire sé stessi e i luoghi che si abitano. Lo stesso Vito Teti prenderà parte ad alcuni incontri di “Daìmon: A scuola per restare” le cui date sono consultabili sul sito www.scatoladilatta.it. Il nome del progetto indica il “restare a scuola” (anche dopo la conclusione degli studi) per imparare come abitare civicamente e poeticamente i luoghi. Tutto nasce da riflessioni sui fenomeni di spopolamento che interessano le comunità meridionali. Miriamo a smantellare la loro immagine di piccole isole di passato, separate dal presente da un oceano di dimenticanza. “Daìmon: A scuola per restare” trasforma i borghi in fulcri di sperimentazione civica, sociale ed economica, edificando prospettive future. In queste lezioni itineranti, multidisciplinari e accessibili a tutti, si apprende e si insegna attraverso il baratto. Il baratto del sapere, del tempo, dell’ospitalità sono l’ingrediente magico per una restanza consapevole e proattiva».

Presso Alimini

E passiamo ad un altro progetto “Lo Spaesario Salentino”, anch’esso itinerante con l’obiettivo di far conoscere l’autenticità della provincia di Lecce, perdendosi tra profumi, suoni, scorci ed emozioni. L’unica attrezzatura permessa sono strumenti musicali e fotografici, libri e taccuini. «Mi piace definire lo Spaesario “pillole di geografia emotiva legata ai luoghi” – continua Gianluca – Una forma di turismo alternativo col divieto d’accesso alle guide turistiche: ascoltarle è un atto passivo, opposto a quello dello scambio. Invece, lo Spaesario vuole incentivare un dialogo intimo e d’arricchimento fra autoctoni e forestieri, o fra gruppi di alunni che riflettono su possibili scelte e sogni personali, e sulla loro attuabilità nel territorio. Per questo, mentre gli incontri della “Scatola di Latta“ possono contare anche 150 partecipanti, quelli dello Spaesario non superano i sette-otto».

Il “corredo” della Scatola di latta non finisce qui perché contiene altri capi: «Il “Sillabario d’impresa” porta l’esplorazione nelle realtà aziendali leccesi. L’incontro con imprenditori e professionisti operanti nel locale coincide con la creazione di sinergie lavorative, con la trasmissione di conoscenze, col benessere della riscoperta.

Presso Torre Sant’Andrea

La riscoperta è alle radici di un altro programma culturale: “Le tesi del Salento”. Si tratta di un’operazione che valorizza le tesi dei laureati salentini nel mondo. Spesso questi lavori non incontrano spazio (né territoriale né virtuale) per la loro valutazione, per il loro impiego, per la loro traduzione in sinergie lavorative. “Le tesi del Salento” si configura sia come momento d’incontro e discussione attorno alle tesi, sia come archivio virtuale che aziende, agenzie per la ricerca di personale, professionisti e case editrici possono consultare, promuovere, mettere a frutto».

«“Passeggiate senza obiettivi” è un progetto immerso nel contesto paesaggistico ed emozionale della passeggiata (in collaborazione con il fotografo Rocco Casaluci). Dà ai partecipanti la possibilità di apprendere da un professionista le tecniche per valorizzare la luce in quattro situazioni diverse, dall’alba al tramonto. “Quante storie per una Littorina” porta l’esperienza del viaggio a bordo delle ferrovie Sud Est, che si snodano fra le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Per sensibilizzare i cittadini all’utilizzo dei mezzi e le amministrazioni al loro efficientamento, le littorine ospitano artisti, poeti e psicoterapeuti. Invitano i viaggiatori a far incontrare due binari visivi: quello percettivo, con cui l’occhio ammira il paesaggio, e quello riflessivo, con cui ci guardiamo dentro».

Sono molti i progetti che Gianluca Palma porta avanti con determinazione imprenditoriale, spirito antropologico, sensibilità sociale. Tutte iniziative che si fondano sui valori della poesia e della spontaneità. Gli abbiamo chiesto se la prospettiva poetica che i partecipanti sono chiamati ad assumere possa funzionare come ponte fra la dimensione di sperimentazione civico-sociale e quella del recupero delle tradizioni. «Mi piace far iniziare ogni appuntamento con la consegna di un foglietto al singolo partecipante. Vi troverà riportati pensieri di poeti e filosofi, ma anche di matematici, architetti, scienziati. La poesia dei luoghi e delle persone è un bene immateriale che, secondo principi matematici, deve convertirsi in infrastruttura solida, promotrice di cambiamenti, rinascite, riscoperte. Per dirla in breve: per me, la poesia è matematica. Mi spiego con degli esempi: durante gli incontri mi capita spesso di invitare i partecipanti a mettere da parte i telefoni, e a concentrarsi sulla bellezza di un tramonto, senza i filtri degli obiettivi digitali. È senza dubbio un incoraggiamento a godere degli aspetti poetici dei luoghi, ma anche a considerare fatti matematici, che ci insegnano ad abitarli ecologicamente. Infatti, secondo le statistiche sull’inquinamento mondiale, il 4% è prodotto dall’immagazzinamento di dati sui server. Basta confrontarlo con il 2% prodotto dal traffico aereo globale per capire la necessità di esercitare un approccio ecologico, oltre che poetico. Negli incontri per la rassegna “Noi siamo paesaggio” avviamo spesso riflessioni di questo tipo a cui partecipano non solo poeti, ma anche psicoterapeuti, medici, scienziati. Questi due aspetti (matematica e poesia) li ho incontrati insieme in infiniti contesti. Porterò un altro esempio: quanta poesia c’è nelle sculture di un artista locale? L’incontro con lo stesso scultore è certamente un attimo poetico. Eppure, la bellezza di quelle forme, il loro equilibrio, la precisione della tecnica hanno una componente matematica».

Passando all’aspetto della spontaneità, abbiamo chiesto a Gianluca di spiegarci come mai tutte le iniziative rifuggano dai vincoli dell’istituzionalizzazione, della fissità dei luoghi e delle quote partecipative, dal soddisfare requisiti di partecipazione. «Si tratta di una spontaneità consapevole, che deve nascere dall’introspezione individuale. Per partecipare, bisogna sentire la voglia di aderire ai disegni di sperimentazione e valorizzazione di sé stessi e del territorio. Non sarebbe azzardato parlare di anarchia: cerchiamo di abbattere convinzioni ancorate come quella secondo la quale i piccoli centri non hanno nulla da offrire. Sradichiamo l’atteggiamento di aut-aut nei confronti di un luogo: possiamo percepirci simultaneamente suoi visitatori e suoi abitanti. Solleviamo il velo illusorio conservato dal turism

o standard: esploriamo i luoghi nei momenti in cui “non c’è niente da vedere”, nella loro autenticità (e non il 15 di agosto o nei giorni di festa patronale!). Non ci ancoriamo a format di attività immutabili: le modalità di dialogo e di incontro variano nel tempo, prendono forme sempre nuove, cambiano insieme a noi».

Quali le novità della Scatola per l’estate imminente? «Lanceremo una nuova rassegna: “Suoni d’osteria”. Saranno appuntamenti conviviali in trattorie, osterie e luoghi di ristorazione storici, non inflazionati, dove s’incontrano innovazione e tradizione. Ci immergeremo in riflessioni ecologiche sull’alimentazione e sul suo impatto sul paesaggio, sullo stare insieme. Avvieremo anche la nostra “Caccia al Tesoro”: un momento ludico per bambini e non, ambientato nel paesaggio salentino. Sarà un modo per scoprirlo e per scoprirsi attraverso il gioco. Proseguiranno gli incontri di tutti i progetti che vi ho raccontato, che gli interessati potranno di volta in volta consultare sul nostro sito Internet, sul nostro profilo Instagram @lascatoladilatta e sulla pagina Facebook @La Scatola di Latta. Come vi anticipavo, la spontaneità è il primo ingrediente di ogni iniziativa: ci incontriamo senza seguire scalette rigidamente programmate. Siamo “anarchici” anche in questo… bisogna essere coerenti!» – conclude sorridendo Gianluca.

Pubblicato il 2 giugno 2022 alle ore 11:34

 

 

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